| Titolo originale | Pohádky po babicce |
| Titolo internazionale | Tales from the Magic Garden |
| Anno | 2025 |
| Genere | Animazione, |
| Produzione | Repubblica Ceca, Slovacchia, Francia, Slovenia |
| Durata | 71 minuti |
| Al cinema | 20 sale cinematografiche |
| Regia di | David Súkup, Patrik Pass, Leon Vidmar, Jean-Claude Rozec |
| Attori | Mikulas Cizek, Arnost Goldflam, Zuzana Kronerová . |
| Uscita | giovedì 8 ottobre 2026 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Trent Film |
| MYmonetro | 3,89 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 7 ottobre 2026
Un film poetico, emozionante e ricco di immaginazione, che celebra il potere delle storie di custodire i ricordi, curare le ferite e mantenerci vicini alle persone che amiamo, anche quando non sono più accanto a noi. Il film ha ottenuto 2 candidature agli European Film Awards, I racconti del giardino incantato è 51° in classifica al Box Office. giovedì 8 ottobre ha incassato € 572,00 e registrato 710 presenze in totale.
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Tre piccoli fratellini sono affidati per un giorno al nonno, che vive ormai solo nel suo casolare di campagna dopo la perdita dell'amatissima moglie, grande amante delle favole. Così, i nipoti, per consolarlo, riprendendo il cappello della nonna e radunando oggetti casalinghi, inventano tre racconti d'immaginazione ambientati in epoche diverse e lontane: un gatto randagio, trasformatosi in una zia premurosa, accudisce due bambini che lo avevano salvato, quando perdono i genitori; in un giardino abbandonato, un ragazzo doma un animale che divora solo torsoli di mela; infine, un anziano vedovo si libra in aria dal cimitero e viene accolto in cielo da una comunità di uccelli, prima di ridiscendere, sereno, a terra.
Una tenera meditazione in stop-motion sull'elaborazione del lutto, un'apprezzabile celebrazione del potere terapeutico delle storie e del rapporto salvifico tra esseri umani e animali.
Sono questi i tre macrotemi che fondano l'animazione del quartetto registico composto da David Súkup, Patrik Pašš, Leon Vidmar e Jean-Claude Rozec. Se la coproduzione è europea, dato che coinvolge Repubblica Ceca, Slovenia, Slovacchia e Francia, l'ispirazione deriva dai libri di Arnošt Goldflam, drammaturgo, attore e scrittore per ragazzi di chiara fama in patria.
Il percorso festivaliero, per ora, ha ripagato un intenso lavoro artigianale durato quasi dieci anni: concluso il film a fine 2025, I racconti del giardino incantato si è guadagnato subito una selezione all'ultima Berlinale (sezione Generation Kplus) e un'anteprima all'Annecy Animation Festival, prima dell'inserimento in sestina agli EFA tra i migliori film d'animazione europei. In Italia, inoltre, ha raccolto premi al Giffoni Film Festival (Best European Film for Children) e al Cartoons On The Bay 2026, prima del suo arrivo in sala previsto a metà ottobre.
Anche da questi elementi s'intuisce perché quest'animazione, breve nella durata (settanta minuti), sgargiante nelle tavolozze (in cui prevalgono tonalità chiare), briosa nei toni e consolatoria nella morale, abbia attirato un pubblico transnazionale. I quattro registi, per conquistare una platea di giovanissimi, non hanno fatto altro che dare valore all'eterna e più profonda radice della cultura narrativa: il potere taumaturgico del racconto di fronte alla morte e il valore insostituibile della fantasia, unico farmaco efficace contro la perdita, il lutto e la nostalgia.
Le vicende dei tre fratellini affidati al nonno nel suo podere in campagna fanno da cornice a tre racconti interni, che, a loro volta, sopportano altri microracconti. In questa struttura a incastri e rimandi ricorrono perdite improvvise e destabilizzanti, tensioni verticali (più personaggi ascendono verso case sull'albero o nel cielo) e legami sempre rivitalizzanti che sbocciano tra umani e animali (il felino abbandonato nella prima storia, un leone dentato in quella centrale, la comunità di uccelli nella terza).
I racconti del giardino incantato celebrano così tutte le forme comunitarie della narrazione, a partire da quella orale, fondativa per le civiltà prima della diffusione della scrittura. E, sul finale, in un ideale viaggio tra i secoli, viene nobilitato, con il consueto senso di sbalordimento, anche il potere liberatorio delle immagini in movimento proiettate su un muro, limpida metafora del cinema.
Prologo con tre fratellini nella casa di campagna dei nonni, e la nonna rovescia a terra il suo cappello, vi mette tre oggetti scelti dai nipoti, con quegli oggetti inventa una storia. Nella sequenza successiva, i bambini tornano in campagna. Il nonno è triste, la nonna non c'è più, l'incanto svanito. Come ritrovarlo? Inventando loro, i fratelli, nuove storie, il cappello è lì.
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