IED CINEMA il prossimo mercoledì 18 marzo alle 18,30 ospiterà Alberto Barbera, il più longevo direttore della Mostra del Cinema di Venezia.
di Pedro Armocida
L’Istituto Europeo del Design ha aperto lo scorso ottobre, nella sede di Milano, IED CINEMA che punta a creare un dialogo tra formazione e industria anche in vista del nuovo Master in Distribuzione, Comunicazione, Marketing nel Cinema che partirà a novembre con la partnership di PiperFilm. Così, il prossimo mercoledì alle 18,30 nell’Aula Magna, IED ospiterà Alberto Barbera, 76 anni, il più longevo direttore della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, il più antico festival del mondo la cui 83esima edizione si svolgerà a Lido di Venezia dal 2 al 12 settembre 2026.
Tra pochi anni la Mostra celebrerà 100 anni di storia, essendo nata nel 1932, come sta accordando al presente un format così consolidato?
I festival apparentemente sono sempre la stessa cosa, eventi che servono sia alla promozione dei singoli film che all’autocelebrazione dell’industria cinematografica in quanto tale insieme alla messa in risalto degli autori più interessanti. Quello che è cambiato è l’adattamento che hanno dovuto fare in termini di criteri di selezione, di costruzione del programma, di capacità di gestire eventi che diventano sempre più grandi e ai quali si richiede di avere un impatto sempre più significativo e rilevante nel cinema.
Da poco è arrivata la sua conferma come direttore della Mostra per il biennio 2027-2028, c’è qualcosa che ancora non ha realizzato e vorrebbe farlo?
Da un lato c’è la soddisfazione di poter dire di aver raggiunto gli obiettivi che ci eravamo posti come Mostra del Cinema e come Biennale quando avevo ripreso la direzione nel 2012. Il problema è che uno non può mai accontentarsi dei risultati raggiunti, di una posizione di prestigio riconquistata, perché siamo di fronte all’ennesima e grandissima rivoluzione che sta modificando il cinema, una scommessa senza precedenti per dimensioni e per impatto. Aspettiamo ancora a capire esattamente qual è il punto di caduta della rivoluzione dell’Intelligenza Artificiale che è agli inizi ma sta facendo passi da gigante. La vera scommessa è riuscire a capire come la Mostra può trovare il proprio ruolo all’interno delle trasformazioni che si produrranno nel sistema creativo, produttivo e distributivo del cinema.
In questo incontro allo IED avrai di fronte studenti desiderosi di lavorare nel cinema, che consigli darai?
Molti di loro aspirano a entrare in questo mondo ma quasi nessuno si rende conto dall’esterno di come funziona la macchina di un festival, di come si prepara, si organizza e si costruisce. Quindi l’unica cosa che posso fare è trasferire le competenze acquisite in tutti questi anni, rendendo altri partecipi almeno di una parte. E siccome oramai il momento della promozione è importantissimo e imprescindibile, e i festival sembrano oggi giocare un ruolo forse ancora più rilevante che in passato, riuscire a trasferire queste conoscenze mi sembra utile e anche, personalmente, doveroso.
Che ruolo svolgono secondo te le scuole di cinema nel preparare i futuri professionisti dell’industria del cinema e dell’audiovisivo?
Importantissimo, nel senso che non ci sono altre strade. Ossia c’è anche l’apprendistato pratico, quella piccola scala sociale e professionale che partiva dal fare il runner sul set per poi arrivare a fare qualcosa di più, magari l’aiuto regia e poi il regista, ma oggi è sempre più difficile. Quindi presentarsi in un contesto lavorativo avendo una formazione di tipo tecnico e una preparazione pratica, diversa dal contesto universitario che è più teorico, be’ è di un’importanza decisiva, significa possedere una carta in più.
Come vedi il futuro industriale di questo settore anche considerando le minori risorse che lo Stato ha deciso di mettere a disposizione?
Mi sembra che il settore si stia in qualche modo autoregolando. Il fenomeno più rilevante, su cui si discute a volte in termini poco corretti e adeguati al presente, va verso forme di consolidamento di strutture produttive attraverso la fusione con grandi player internazionali. Al di là delle valutazioni negative che si sentono dire, sulla riduzione della propria identità nazionale e sulla svendita del proprio know-how, resta il fatto che una delle esigenze fondamentali dell’industria cinematografica italiana è avere società di produzione solide con una forte capitalizzazione, quindi in grado di fare investimenti significativi. Sono queste operazioni che vanno nella direzione giusta per non essere spazzati via.
Sei stato spesso severo con la qualità del cinema italiano, qualcosa sta cambiando?
Sì credo che negli ultimi tempi la maggioranza dei produttori ha capito che investire sulla qualità è oggi imprescindibile. È vero che si continuano a produrre troppi film, molti di qualità inadeguata ma è anche vero che negli ultimissimi anni c’è una crescita qualitativa che fan ben sperare.
In questi giorni si discute molto sul ruolo, anche politico, delle istituzioni culturali con la Biennale stessa al centro di polemiche per lo spazio dato al Padiglione della Federazione Russa. La Mostra come si pone?
Da un lato mi hanno chiesto di non fare commenti perché è bene che ci sia una voce sola, quella del Presidente, dall’altro noi rispondiamo sempre con i film, non so dire se arriveranno dai Paesi verso i quali c’è una sensibilità particolare, e sappiamo quali sono, per cui è difficile fare previsioni. Da un lato mi auguro che le polemiche rientrino prima che si arrivi al momento di aprire la Mostra del Cinema e dall’altro vedremo, non siamo mai sfuggiti di fronte alla necessità di prendere posizione e assumere delle scelte anche difficili e destinate a suscitare polemiche. Lo abbiamo fatto in passato e lo faremo anche quest’anno.