Elisabetta Sgarbi ha firmato L’isola degli idealisti, tratto dal romanzo di Giorgio Scerbanenco degli anni Quaranta. Di Pino Farinotti.
di Pino Farinotti
Non vedo molti film, un tempo li vedevo quasi tutti, per mestiere e per dovere. Faccio una scelta e dico di aver colpevolmente mancato un titolo, L’isola degli idealisti firmato da Elisabetta Sgarbi, dal romanzo di Giorgio Scerbanenco scritto negli anni Quaranta, ritrovato dagli eredi e pubblicato nel 1918 da La Nave di Teseo, la casa editrice di cui la Sgarbi è fondatrice e direttore generale.
La qualità dello scrittore è accreditata e storica. Ha esplorato tutta la letteratura diventando l’autore forse più importante del genere poliziesco. Per rimediare alla mia mancanza ho recuperato il titolo.
Ho visto e raccontato i film della Sgarbi, dedicandole la prefazione del Dizionario Farinotti, incentrata soprattutto sul titolo Extraliscio – Punk da balera. Riporto le prime righe del testo:
“Ognuno di noi è tutte le somme che non ha contato: se venissimo sottratti e portati di nuovo nella nudità e nella notte, vedremmo cominciare a Creta, quattromila anni fa, l’amore che e finito ieri in Texas.”
Sono parole del romanzo di Thomas Wolfe Angelo, guarda il passato. La portata di quel viaggio, per analogia visionaria mia personale, mi rimanda a una ragazzina che balla il liscio in una balera del Ferrarese. E’ di quelle parti, si diverte. E’ un flashback da cinema. Poi la ragazza, diventata donna e sottratta a quella provincia e a quell’esercizio, ha fatto cose importanti nello scenario più vasto, la grande città, dove non è facile anche se possiedi una dotazione forte. Elisabetta Sgarbi ha prima pensato, poi sognato, poi si e impegnata, poi ha realizzato qualcosa che appartiene solo a lei. Da quel valzer in balera – o forse era una mazurca – ha operato nella cultura, quella della scrittura, e l’ha estesa a tutte le parentele. Anche al cinema, dove con il suo Extraliscio – Punk da Balera ha reinventato un genere.”
Il film presenta un’estetica visionaria inedita, che rimanda a certe pitture classiche. E racconta, e fa raccontare, la musica di questo complesso Extraliscio, sempre nella chiave di una creatività inattesa e sorprendente. Mi fermo, il focus è sull’Isola.
Dico subito: Pirandello avrebbe apprezzato. I personaggi sono in cerca di sé stessi. Non capiscono, e non fanno capire, quale sia, o cerchi di essere, la propria personalità. Eccoli, ritirati in una villa su un’isola al centro di un lago.
Antonio Reffi direttore d’orchestra che dirige i dischi senza bacchetta, il figlio Celestino ex medico che cerca di insegnare i numeri al cane Pangloss – riferimento allusivo al Candido di Voltaire -, la figlia Carla scrittrice, il cugino Vittorio e sua moglie Jole, il custode Giovanni. Una notte arrivano Guido e Beatrice, giovani, in fuga dalla polizia dopo una rapina. I due vengono accettati e protetti. Per la famiglia e gli altri sono un modello accattivante, da studiare, e da “sperimentare”: potranno essere ricondotti sulla retta via della vita? Ecco palesarsi il commissario Carrua e non è facile gestirlo, e non manca il criminale Mansiù. C’è poi un furto di gioielli, una fuga in barca e una misteriosa somma di denaro. Un altro personaggio vitale è la villa, spazio dei rapporti. Secondo la sua vocazione registica, la Sgarbi presta attenzione al quel posto franco, all’estetica generale, alle scale, alle stanze, agli arredi, fedele al suo amore per l’arte, presente, come scritto, anche in Extraliscio. Nei vari intrecci si forma una coppia improbabile, il (finto) buono Celestino e la cattiva Beatrice. Alla fine tutti gli equilibri sono andati in frantumi. La missione di ravvedimento di Guido e Beatrice fallisce. Se sei autore di te stesso, lo rimani. Non era facile gestire tanta complicata materia, ma la regista che sa gestire la “Nave” e una macchina complessa ed esigente come la Milanesiana, sa come fare anche coi caratteri, la scrittura e la cinecamera.
Quando un libro diventa un film è una notizia. Se poi le due opere presentano il comune denominatore della qualità e riescono a integrarsi, allora si forma un equilibrio drammaturgico raro e il film diventa “superiore”. E la notizia diventa bella.
L’isola degli idealisti rientra nel vasto e riconosciuto cartello generale di Elisabetta Sgarbi. Legittimamente.