Un'esplorazione storica per capire l'importanza della cinematografia di Checco Zalone.
di Pino Farinotti
Il sesto film di Checco Zalone, Buen Camino, come sempre non è passato inosservato. La prima notizia è l’incasso da record. Ma questo record non rappresenta la qualità del film. L’indicazione che mi appartiene, che poi è la stessa di MYmovies, è “dalla parte del pubblico”, ma è una visione che può non bastare. Un’altra didascalia proposta più volte è “un grande film non è mai proiettato in una sala vuota o in una sala piena". Vale la solita mediazione fra pubblico e critica. L’ideale sarebbe quando critica e pubblico concordano. Certo è successo, anche con titoli da sala piena. La storia di Zalone, la sua diversità sorprendente, la promozione vasta e scaltra del film, il momento, brutto, che la gente sta vivendo, ha favorito l’attesa di qualcosa di buono, di deterrente, di aria pura. Ed ecco la ragione di quei miliardi. E poi sarebbe interessante misurare l’entusiasmo di chi, correndo, è entrato nelle sale, e con che umore ne è uscito.
Paola Casella ha già recensito Buen Camino su MYmovies con argomenti che condivido. Dunque andrò alle origini, alla genesi del percorso di Zalone.
Il 7 dicembre del 2009 uscì Cado dalle nubi e io lo raccontai nell’editoriale “Checco Zalone: niente di nuovo ma nuovo”. Ero stato molto positivo. Ma ero anche stato l’unico a cogliere la visione “fuori di testa” di quel film, niente di geniale, ma diverso sì. La critica non amò Cado dalle nubi. Qualche giorno dopo Gennaro Nunziante, il regista, mi scrisse una lettera dove mi ringraziava per il giudizio e per aver posto Zalone nella parte alta della comicità italiana. “La ringrazio per aver legittimato Checco”.
Qualche anno dopo scrissi anche una lettera: ONDA&FUORIONDA: Cari Zalone&Nunziante vi (ri)scrivo. Zalone&Nunziante sono autori di qualità, se ci hanno messo cinque anni per realizzare il film significa che hanno molto ragionato. È il dovere di un artista saper cogliere la storia e il momento e poi dire la sua con l’intento primario di aiutare noi umani nella conquista della felicità. Certo la didascalia è ideale, romantica, magari utopica, ma … sta scritta.
Questi ultimi cinque anni sappiamo cosa sono stati. Non è un’iperbole se dico che tutto è stato stravolto. Ne siamo tutti informati ora per ora. L’Europa, artefice millenaria della cultura e del sentimento dei popoli, è stata estromessa. I mercati: roba incomprensibile; persino la geografia è riscritta o in discussione: ogni giorno veniamo a sapere a che punto sono il Donbass e la Crimea e se i Paesi baltici riusciranno a mantenere il loro status; se Canada e Groenlandia saranno ancora paesi sovrani.
In un contesto così complesso, liquido, indecifrabile, la letteratura, il cinema, l’arte devono scovare una visione, un target, o un orizzonte, davvero non è facile. Per affrontare e contrastare questa realtà gli autori di Buen Camino hanno cercato caratteri, simboli diversi dalla solita comicità insolente di Zalone. Hanno cercato di essere meno aggressivi e più “educati”. Ma hanno mescolato le metafore, le identità conosciute le ritrovi appena.
Il quinquennio. Tutto è stravolto, confuso, ma un dato accertato, consolidato, reale, sussiste. Sono in tre che controllano il pianeta in questa epoca: un americano, un russo e un cinese.
Mi espongo, ma il pronunciamento che seguirà è qualcosa certo di improprio, ma non è solo una fantasia creativa: siamo tornati agli imperi. Sì, dopo secoli riecco gli imperi. Come spesso nei miei scritti mi concedo una memoria storica, che presenta analogie che meritano di essere esplorate.
Sedicesimo secolo. Decisivo della nostra storia e vita di tutti. Ha cambiato le cose. Il globo era quasi del tutto esplorato, Colombo aveva inventato il nuovo mondo. Le potenze europee cercavano altre terre e conquiste. Anche allora, in Europa, erano in tre a dominare.
In sintesi estrema. Francesco I (1494-1547) re di Francia. Fu un sovrano illuminato dando vita a quello che viene chiamato Rinascimento francese. Accolse nel castello di Chambord i migliori artisti dell’epoca, compreso Leonardo Da Vinci. Per molti anni contrastò le mire espansionistiche di Carlo V re di Spagna e Imperatore del Sacro Romano impero, alleandosi coi ducati di Savoia e Milano coi quali Carlo era in guerra. L’odio di Francesco per Carlo era feroce: non gli perdonava di averlo derubato di quel titolo e quel ruolo di Imperatore.
Carlo V (1500-1558). È quello del sole che non tramontava mai sul suo impero. Meno colto ma più aggressivo del rivale Francesco, fu il vero dominus dell’Europa e anche le Americhe erano parte del suo dominio, grazie alle conquiste spagnole come quelle di Cortés in Messico. È grazie a Carlo V d’Asburgo che lo spagnolo è la lingua più parlata nel mondo.
Solimano I (1494-1566). Fu sultano dell’Impero ottomano per 46 anni e portò il suo Stato al massimo fulgore. C’era in lui la vocazione artistica di Francesco -creò l’età dell’oro ottomana- e quella espansionistica di Carlo. Spinse il suo dominio fino alle porte di Vienna. Erano 25 milioni i suoi sudditi, musulmani e cristiani. Ma Solimano, capo illuminato, gestì i rapporti senza oppressione o violenza. Arrivò a sposare una cristiana.
Ma ecco che accade qualcosa che stravolgerà tutto, che si colloca sopra le teste e il potere dei signori citati. Sul portone della chiesa di Ognissanti del Castello di Wittemberg, il 31 aprile del 1517 furono esposte le 95 tesi di Martin Lutero (1483-1546): le date sono importanti, quei quattro erano quasi coetanei.
Era l’inizio delle riforme protestanti che determinarono le devastanti guerre di religione per quasi un secolo, coi relativi milioni di morti. Poteri e geografie cambiarono, ma gli imperi non potevano non sussistere, cambiavano i triunviri.
Ma c’è un’ultima coincidenza, se così vogliamo chiamarla, non banale. Il papa che si trovò per primo ad affrontare quel sisma immane era un Leone, il X. Adesso abbiamo il XIV che non ha il potere temporale dell’altro ma si impegna con tutta la passione e i mezzi che possiede, le parole, a contrastare gli imperi.
L’opera di Checco Zalone e Gennaro Nunziante mi ha dato lo spunto per questa esplorazione storica. La domanda può essere: ma cosa c’entra Buen Camino col confronto di fra due imperi? Lo stato di una società è il terreno, lo stimolo per l’impegno di chi opera nella cultura, nella scienza, nella ricerca, nell’arte con l’intento di coglierne la sostanza che possa servire a rendere tutti gli altri più consapevoli, più liberi, magari un po’ più felici. E il mondo che ci circonda, in questa epoca, è ostico, tortuoso, ostile. Non è facile trarne qualcosa che ci soccorra e ci faccia star meglio. Zalone e Nunziante hanno cercato di essere utili, col sorriso, col pensiero buono, lo sforzo è evidente ma non era davvero facile. È doveroso che abbiano la nostra attenzione.
Conoscere i tre-di-adesso e i tre-di-allora può servire per un progetto di chi creerà delle opere, oppure può servire alla conoscenza degli utenti di MYmovies. “La storia è maestra di vita” lo diceva Cicerone, ma credo che adesso si ricrederebbe. Il ritorno degli imperi è un passo indietro che avremmo tutti evitato. Da europeo devo starmene nel mio angolo, a guardare, per ora. Ma il nostro è un continente grande e forte.