Un cortometraggio che affronta il tema del femminicidio con un dispositivo narrativo originale. Di Pino Farinotti.
di Pino Farinotti
Ho già raccontato alcuni cortometraggi perché erano funzionali a certi momenti decisivi del sociale e della cronaca. Il tema de Il marchio è il femminicidio e credo non ne esista un altro più seguito, doloroso e intenso. Ne siamo tutti partecipi.
Il film è nelle sale dal 25 novembre 2025: uscita non casuale, proprio in occasione dell’approvazione definitiva della legge che introduce nel codice penale il reato autonomo di femminicidio (art. 577-bis c.p.), votata dalla Camera proprio nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Un cortometraggio che dialoga direttamente con il nuovo quadro normativo e con il dibattito culturale che lo accompagna.
Il marchio firmato da Giusy Cafari Panico e Corrado Calda, prodotto da Muselunghe APS e patrocinato dal Comune di Podenzano e Coop è un’opera di 18 minuti, ma che utilizza il tempo con la densità dei film più consapevoli: ogni parola pesa, ogni taglio di luce definisce un destino, ogni volto è una domanda sul nostro presente.
Gli autori affrontano la vicenda con un dispositivo narrativo originale. La storia procede come una sorta di “aula parallela”, un luogo sospeso dove si raccolgono i testimoni: c’è chi ha solo visto, chi ha solo sentito, chi ha visto e sentito. Le voci si sovrappongono in una carrellata che non ricostruisce soltanto un delitto, ma svela i nodi irrisolti di una società che osserva, giudica, tace e ha paura.
I personaggi non sono lì solo per riferire, ma sono chiamati a decidere se marchiare con il fuoco l’assassino.
A quel punto la drammaturgia si apre: ognuno dei testimoni ha qualcosa da nascondere. Non esiste innocenza, suggeriscono gli autori, esiste semmai una responsabilità diffusa che travolge tutti. È qui che interviene la figura dell’ispettore, che ricorda un dato spesso taciuto: sono le forze dell’ordine a trovare i corpi, ad aprire la porta della tragica notizia ai familiari della vittima. Un momento che il film restituisce con asciuttezza, senza compiacimento ma con durezza.
E poi c’è lui, l’assassino, che punta il dito contro la società: è la società che andrebbe marchiata. Ma il cortometraggio compie un ulteriore scarto: è la vittima a chiudere il cerchio, affermando che la marchiata è lei. Un finale inatteso e visionario, che sottrae ogni illusione di risarcimento: niente e nessuno le ridarà la vita che ha perso.
La fotografia è di Paolo Guglielmetti e presenta veloci visioni di espressionismo, dove i volti sono scolpiti, consapevoli. Le musiche originali sono di Alfonso Di Rosa.
Il cast: Salvatore Adelfio, Gianluigi Gandini, Maurizio Iandolo, Elena Paraboschi, Federico Puorro, Niz Slaoui, Viviana Sudati, Liv Taverniti, Emanuela Villa – opera con rigore, offrendo interpretazioni calibrate sulla tensione etica del racconto.
Giusy Cafari Panico è laureata in Scienze Politiche, sceneggiatrice e regista di documentari e cortometraggi, e Corrado Calda, è laureato al DAMS, diplomato alla Bottega Teatrale di Vittorio Gassman, con una solida esperienza come sceneggiatore, e regista di corti e documentari. Le firme condivise sono garanti di conoscenza del mezzo e di responsabilità che comporta un pronunciamento su un tema come questo.
Il marchio è un’opera che non offre consolazione, e proprio per questo merita di essere vista. Entra nel dibattito senza retorica, ricordandoci che al centro non ci sono le norme, ma una vita spezzata e il marchio che lascia su tutti noi.