La regista e sceneggiatrice torna al cinema con Il rapimento di Arabella, lavorando ancora una volta con Benedetta Porcaroli. Dal 4 dicembre al cinema.
di Fabio Secchi Frau
Regista e sceneggiatrice italiana, Carolina Cavalli si è contraddistinta all'interno del panorama cinematografico internazionale con una manciata di titoli dall'estetica eccentrica, che si accompagnano a un'ironia vicina all'assurdo.
Attirata dai temi dell'identità, della solitudine e del disorientamento giovanile, questa autrice predilige nelle sue pellicole ambienti anonimi e non-luoghi, dove personaggi alienati si muovono in realtà rarefatte, suburbane, spesso prive di coordinate temporali o geografiche definite e influenzate dal gusto per il camp e per il grottesco. Elementi che vanno a formare una composizione visiva che alterna simmetrie disturbanti a dettagli poetici.
Così facendo, la Cavalli costruisce universi narrativi dove il reale si mescola al surreale, dove il tono oscilla tra malinconia e comicità e dove le sue protagoniste, spesso giovani donne disfunzionali, ostiche, che si sentono "la versione sbagliata" di loro stesse, vivono le loro insicurezze, i loro smarrimenti e le loro difficoltà a comunicare.
Una voce autoriale unica e capace di trasformare il disagio in poesia, l'insensato in empatia e la confusione esistenziale in una regia riconoscibile e profondamente umana. Dal 4 dicembre sarà al cinema il nuovo film Il rapimento di Arabella, con Benedetta Porcaroli (premio Orizzonti migliore attrice alla Mostra del Cinema di Venezia).