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Il rapporto tra Ratzinger e 7 km da Gerusalemme

Quando Benedetto XVI vide il film tratto dal romanzo di Pino Farinotti e scrisse al suo autore.
di Pino Farinotti

sabato 31 dicembre 2022 - News

Joseph Ratzinger non c’è più. E’ un dolore generale, e mio in particolare, perché, pur non avendolo mai incontrato, ho avuto un rapporto con lui. C’è un altro legame, se posso chiamarlo così, non particolarmente speciale, è la comune data di nascita, il 16 aprile.  Credo che la vicenda meriti di essere raccontata.

Aprile 2005, la San Paolo pubblica il mio romanzo 7 km da Gerusalemme, diventerà il caso letterario dell’anno. Tradotto in varie lingue gli saranno attribuiti alcuni dei più importanti premi, non solo italiani. Il responsabile della San Paolo fa recapitare il libro al cardinale Joseph Ratzinger che ha già scritto sei volumi di teologia per la Casa, e gli chiede se sia disposto a presentarlo insieme a Francesco Alberoni. Ratzinger legge e accetta. Il 24 di quel mese viene eletto papa e… avrà altre priorità.

La Rai produce il film, diretto da Claudio Malaponti. In sintesi estrema il contenuto del romanzo. Alessandro Forte, pubblicitario alla deriva, abbandonato da moglie e figlia, si trova, per circostanze indecifrabili, a camminare sulla strada che da Gerusalemme va a ovest verso il mare. Non lontano dal villaggio di Emmaus viene avvicinato da uno strano personaggio vestito di una semplice tunica. “Sembri proprio un Gesù. Bravo. Ti farei un’offerta ma non ho soldi.” “Ti sbagli, non chiedo offerte.” “Cosa fai, una performance?... sei un attore.?” “No.” “Insomma, chi sei?” “Sono io sono quello vero.” “Sarebbe?” “Sono Gesù.”

Alessandro, laico, razionale, naturalmente non gli crede, ma l’altro porta argomenti che sembrerebbero convincenti. Alessandro taglia corto. “Va bene, se sei dio… mi fai vedere mia mamma, è morta dieci anni fa”. Il Gesù non risponde. Alessandro crede di avere la prova che l’altro non è quello che dice di essere. Ma ecco che la mamma si materializza lì, davanti al figlio. Alessandro, sconvolto, non può che arrendersi. Nasce un dialogo fra i due. L’umano fa le domande e l’altro risponde. Ancora in sintesi. Emerge che Gesù è tornato per rendersi conto di come sono andate le cose dalla sua venuta “allora”, e si dimostra un dio laico, autocritico. In sostanza “potevo lavorare meglio”. Alla fine, dopo l’ultimo incontro si salutano e Alessandro pone un’ultima domanda.  Il testo integrale.
«Questa domanda voglio fartela… la sacra sindone, sei tu?»
Si prese qualche secondo. E mi parve di scorgergli una quasi invisibile ombra di sorriso.
«Non sono io».
Si era tolto il dente. Aspettava la mia reazione. E io scoppiai a ridere, dopo un paio di secondi.
«Per la miseria. Questo sì che è uno scoop!».
Su un altro argomento forse avrebbe riso anche lui. Disse:
« “Ti racconto com’è andata… ero morto e mi tirarono giù dalla croce. C’erano soldati, donne, civili, la tempesta, c’era mia madre. Tutti che mi toccavano, le guardie che urlavano. C’era una grande violenza generale. In mezzo a tutto questo un uomo, un greco, cercava di farsi largo verso di me. Spintonato da ogni parte, riuscì ad arrivarmi sopra. Estrasse dalla sua veste una stoffa bianca e cercò di appoggiarla sul mio volto. Venne aggredito da tutti… donne, soldati e letteralmente gettato lontano. Ma non si arrese. Si rialzò, guardò dall’altra parte, vide una croce e, a terra, un uomo nudo, ignorato da tutti. Il greco si spostò da quella parte, arrivò all’uomo, lo compose mettendogli le mani sul pube, poi lo coprì con la stoffa, premette con le mani, si guardò intorno e si allontanò».

Ero più divertito che sconvolto.

«Così tu hai permesso che un impostore divulgasse una balla come quella».
«Il greco non raccontava male quella storia».
«E hai permesso che un delinquente ti rappresentasse… un ladrone, quello pentito spero…».
«No, era l’altro…»
«Ah…».
«Dovevo tramandare qualcosa. Alla fine era un problema di comunicazione, di vendita. Valeva il risultato. Sei un pubblicitario, dovresti capirlo… mi pare».
«Mamma mia che campagna… te l’ho detto, non è mai esistito un comunicatore come te. Cinico quanto basta. E anche aggressivo».
«E per… il non pentito, sono contento di essere rappresentato da disperati da ultimi che sono contro di me. Mi onora lavorare per loro».
«Se penso a tutto quello che è successo a quella stoffa. Secoli di leggenda, esami a non finire. Come ha fatto una truffa del genere a reggere fino a noi? ».

Finalmente sorrise:
«Beh… prova a fare un’ipotesi… una sola».

C’erano gli elementi per un dibattito. E come se c’erano. In un clima particolare, silenzioso, il film venne proiettato in una sala del Vaticano. Presenti un centinaio di porporati che, a poco a poco si assottigliavano durante la proiezione. Ne rimasero pochi.
Nelle settimane successive, nell’ambito della Chiesa il dibattito si fece forte. C’erano idee diverse, ma i più, intransigenti, conservatori, non gradivano un Gesù quasi pentito e che si identificava col ladrone. Seduto vicino a me in sala, don Roberto, uno degli editor della San Paolo mi aveva detto. «Hai proposto un dio ateo, scardinato un paio di ortodossie non da poco. Qui ti va bene se non ti scomunicano”.
Confesso che nei mesi successivi una certa apprensione la provavo. Sono, seppure con legittimi dubbi, credente. Finché, il 16 maggio del 2006, ricevetti una lettera. Da uno dei porporati, non presente quel giorno nella sala ma al quale la San Paolo aveva spedito il DVD.  Era uno che contava, Ratzinger, papa Benedetto XVI.
E così… niente scomunica. Anzi.        


La lettera a Pino Farinotti.
La copertina del romanzo "7 chilometri da Gerusalemme" di Pino Farinotti.

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