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L'orizzonte è donna su Biennale Cinema Channel

In attesa delle anteprime di Venezia 78, spiccano tra i film ora in programma sulla piattaforma promossa dalla Biennale di Venezia in collaborazione con MYmovies i titoli girati da registe donne, forti di una potenza autoriale originale e personalissima. ACCEDI | SCOPRI TUTTI I FILM »
di Ilaria Ravarino

mercoledì 4 agosto 2021 - mymovieslive

L’orizzonte è donna. O almeno lo sono gli Orizzonti di Biennale Cinema Channel, la piattaforma streaming dalla Biennale di Venezia che - in collaborazione con MYmovies - distribuisce online un’importante selezione di titoli della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, ancora inediti in Italia, e che dal 1° settembre mostrerà le attesissime anteprime della 78esima edizione.

Tra i film ora in programma, tutti “pescati” dalle sezioni Concorso, Fuori Concorso e Orizzonti fra il 2007 e il 2020, sette sono quelli girati da registe donne, quasi tutti presentati nella sezione Orizzonti. Un numero ancora esiguo rispetto alla rappresentanza maschile, ma forte di una potenza autoriale originale e personalissima.

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IN CONCORSO: LE MILITANTI
E un mosaico di sette episodi con sette diversi personaggi - uniti dalla figura chiave di un documentarista politicamente impegnato - Tales dell’iraniana Rakhshan Bani-Etemad, una delle prime registe donne del suo paese, in concorso a Venezia nel 2014 e premiato con l’Osella per la Migliore Sceneggiatura. Concepito inizialmente come un insieme di cortometraggi - stratagemma indispensabile per aggirare la censura iraniana - il film segna il ritorno alla finzione per la regista, a lungo impegnata nel campo dei documentari, genere con cui iniziò la sua carriera da produttrice a fine anni Settanta. Da sempre interessata ai temi sociali e ai diritti delle donne, Bani-Etemad nel 2009, a tre giorni dalle elezioni presidenziali, ha presentato online il suo documentario Siamo la metà della popolazione iraniana, per ribadire il gap di genere nel suo paese: da almeno vent’anni il suo soprannome è “la first lady del cinema iraniano”, che gli è valso sia per il suo talento cinematografico che per il forte impegno nel sociale. 

Diverso il percorso di Valeria Sarmiento, storica assistente e moglie del grande regista portoghese Raúl Ruiz, che gira, monta, ultima e reinterpreta il suo Linhas de Wellington, un’opera in costume - ambientata ai primi dell’Ottocento e portata in concorso a Venezia 69 - che racconta la ritirata delle truppe anglo-portoghesi verso le linee fortificate, dove il Duca di Wellington ha allestito un ultimo avamposto per respingere il nemico. Metafora sull’impossibilità di trovare la pace in un periodo storico di forti tumulti, il film è una personalissima elaborazione di Sarmiento del soggetto originale di Ruiz, con un approccio neorealista che punta il dito sugli abusi subiti dai portoghesi non solo dal nemico, ma anche dagli alleati inglesi.

GLI ORIZZONTI: LE PIONIERE 
Nata a Teheran, cresciuta in Repubblica Ceca e radicata in Afghanistan dove oggi vive e lavora, Sahraa Karimi è la prima direttrice donna dell’organizzazione nazionale dei film in Afghanistan (Afgan Film), dove ha fondato una casa di produzione, la Kapila Multimedia House per promuovere la cinematografia indipendente afgana. Il suo Hava, Maryam, Ayesha è il primo film di finzione dopo due documentari, e segue la vita di tre donne di Kabul decise a prendere in mano il proprio destino, sfuggendo a una quotidianità preordinata: Hava, tradizionalista, che non cerca altre prospettive che diventare madre del bambino che porta in grembo; Maryam, una giornalista che vuole divorziare dal marito infedele; Ayesha, una ragazza rimasta incinta a 18 anni, decisa ad abortire e sposarsi col cugino.

È invece tra le più note documentariste algerine, oltre che prima esponente della new wave femminile del cinema nordafricano (sorta trent’anni fa con le opere di Assia Djebar, proseguita nei primi anni Novanta con quelle della cineasta Hansa Zinai Koudil) Djamila Sahraoui, che ha portato a Orizzonti 69 il drammatico Yema, il suo ritorno al cinema di finzione: una storia familiare sullo sfondo del fondamentalismo islamico, vera e propria tragedia greca ambientata nella terra degli ulivi, in cui una madre che ha appena perso il figlio cerca di non perdere la voglia di vivere e andare avanti - nonostante sia isolata in una casa di campagna e sorvegliata a vista dall’altro figlio, un estremista.

Tra le poche registe donne in Turchia, e tra i più importanti autori del cinema turco contemporaneo, Yesim Ustaoglu è stata infine la prima autrice ad affrontare la questione curda, con Journey to the Sun del 1999. A Orizzonti 69 ha invece affrontato il tema delle nuove generazioni turche, sospese tra tradizione e cambiamento, con Somewhere in Between: la storia di Zehra e Olgun, che lavorano in una stazione di servizio e sognano insieme una vita migliore, e la cui illusione è destinata a scontrarsi con la dura realtà.

ORIZZONTI FANTASTICI
Tra folklore e fantastico, politica e commedia si muove The Man Who Surprised Everyone, parabola sui russi e sulla loro relazione con la morte e con la sessualità, firmato dalla regista russa Natasha Merkulova in tandem dietro alla macchina da presa con Aleksey Chupov. La storia - basata sui ricordi d’infanzia della stessa Merkulova - è quella di un cacciatore siberiano che, dopo aver scoperto di essere malato, e di avere pochissime speranze di vita, prova a sfuggire alla morte cambiando decisamente la sua personalità (e non solo), ispirandosi alla leggenda del mitico Zhamba the Drake.

Attrice, classe 1984, l’argentina Jazmin Lopez arriva alla Mostra di Venezia nel 2012 come regista con Leones, un horror mistico d’atmosfera in cui cinque giovani amici - una coppia di innamorati, insieme a due ragazzi e una ragazza - vagano per una foresta in un altrove non specificato, affrontando tentazioni e paure e cercando di sfuggire ciascuno al proprio destino. Languido ed enigmatico, girato quasi interamente con camera a mano (dietro l’obiettivo c’è Matias Mesa, già alla camera per Gus Van Sant in Elephant), è un film d’esordio potente e personale, che non offre risposte ma solleva importanti domande esistenziali.


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