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Michel Piccoli, un attore che non faceva errori

Come plastilina docile si è adattato a tutti i ruoli che i maestri del cinema gli hanno offerto. 
di Pino Farinotti

martedì 19 maggio 2020 - Focus

Michel Piccoli, classe 1925, ha esordito ventenne in Silenziosa minaccia di Christian-Jaque, ma per l’affermazione c’è voluto del tempo. Parto da Parigi brucia?, del 1966 di René Clément. Ebbene, su quel set c’erano, salvo un’eccezione,  tutti i più importanti attori francesi fra i quali Alain DelonJean Paul Belmondo, Yves Montand, Charles Boyer. L’eccezione era Jean Gabin che non era neppure un attore, era la Francia. C’era anche Michel Piccoli, nel ruolo di un partigiano. Non lo notavi, a fronte dei Delon e Belmondo, nel loro momento migliore, divi aggressivi e presenti nella fantasie femminili. Piccoli però si è fatto notare, dopo. Diciamo, in termini calcistici che, mentre i due compagni di “Borsalino” erano due goleador, Michel è stato un grande centrocampista, ordinato e prezioso, che all’occorrenza, comunque, si trovava pronto per il tiro in porta. 

Poi è stato tutto, ha affrontato e risolto tutti i ruoli. E c’è un segnale forte, i registi che lo hanno chiamato. Quasi tutti da storia del cinema, così come lo sono molti dei titoli, che sfiorano i duecento, in cui appare l’attore parigino.

Non essendo un Delon, Piccoli ha affinato le qualità, le ha perfezionate, ha saputo aderire a “tutto” come ho scritto sopra. Se non era l’amante appassionato era comunque quello che ti dà sicurezza, ti risolve i problemi, e i conti. Gli autori che lo hanno chiamato appartenevano a culture, estetiche, spettacolo, intenzioni, diversi. Eppure Michel come una plastilina docile si adattava a tutto. 

Molti dei suoi registi sono grandi maestri che poco avevano in comune. Prendiamo un Buñuel, che ha chiamato Piccoli molte volte, ricordiamo Bella di giorno, La via Lattea e Il fantasma della libertà. Performance diverse, complesse, risolte. Michel ha saputo anche adeguarsi a un Godard, uno che sperimentava, uno difficile. Ne Il disprezzo, tratto da Moravia, tiene testa a una Brigitte Bardot. Poi c’è Hitchcock che gli fa fare un diplomatico francese spia dei russi, in Topaz. Dove Piccoli si suicida, ma senza farsi vedere. 

Era la sua misura, era la capacità dell’attore di saper guardare se stesso, attore, da fuori, in prospettiva. Con insistenza e attenzione. Dunque trovava sempre il giusto equilibrio, non faceva errori. E lo chiamavano tutti, appunto. Il mare del suo lavoro è davvero grande. Occorre stare a una selezione che non può che essere arbitraria. Stiamo comunque ai maestri. Al Lelouch di Tornare per rivivere; Chabrol (L’amico di famiglia); l’eterno de Oliveira (Specchio magico e Bella sempre).


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