| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 89 minuti |
| Regia di | Irene Dionisio |
| Attori | Tecla Insolia, Romana Maggiora Vergano, Giuseppe De Domenico . |
| Distribuzione | Filmclub Distribuzione |
| MYmonetro | Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 2 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 15 ottobre 2026
Adele e Sofia salgono verso la cima dell'Etna in cerca di risposte - esistenziali, relazionali, generazionali - e la loro ascesa si trasforma in un pellegrinaggio sensoriale.
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CONSIGLIATO SÌ
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Adele è una fotografa che lavora nel negozio del padre e collabora occasionalmente su incarico per riviste di viaggi. Un tempo voleva andarsene lontano e invece è rimasta nella sua nativa Catania perché "alla fine c'è sempre qualcosa che ti trattiene", e perché "ci vuole coraggio anche a restare". Sta progettando uno studio visivo "sulle cose che scompaiono" ma non è certa di riuscire a portarlo a termine perché tende a "fare le cose perché deve", come le dice Sofia, sua amica da sempre, che invece da Catania se ne è andata e ora insegna teatro danza ai bambini, e ha un fidanzato "di larghe vedute". Tanto Sofia è estroversa e vulcanica, tanto Adele, che Sofia chiama Ida, è introversa e trattenuta.
Ma entrambe sono figlie di una terra selvaggia e dell'Etna, che i siciliani chiamano Idda, con sola una "d" in più rispetto al soprannome di Adele. E Sofia ha deciso di portare "Ida" in cima al vulcano alla cui ombra sono cresciute. Adele accetta perché è un modo per rimanere insieme, cosa che non succedeva da tanto tempo. Ma Sofia è una delle tante cose delle quali ha paura.
Idda è il secondo film di finzione diretto da Irene Dionisio dopo l'esordio con Le ultime cose.
È un film che comincia in silenzio e che prosegue accompagnato da suoni della natura e immagini che parlano da sole, che raccontano una Sicilia fatta di acqua, aria, roccia, fuoco, lava, alberi bruciati, felci bagnate dalla rugiada, rosolio fatto in casa, pesce del mercato, ninfe del bosco e altari improvvisati. La fotografia del DOP ungherese Gergely Poharnok sta incollata a ogni volto e a ogni superficie, mentre le musiche originali di Matteo Marini e Gabriele Concas (The Sweet Life Society) e Peter Miyakawa sottolineano ogni passaggio attraverso schiocchi e soffi di vento, fino alla canzone che chiude il film, interpretata, oltre che da loro, da Mattia Bionifacino e Tecla Insolia.
Insolia interpreta il ruolo di Adele/Ida mentre Romana Maggiora Vergano quello di Sofia, ed è una scelta di casting curiosa perché le due attrici si assomigliano al punto che potrebbero essere sorelle, o le due versioni della stessa persona. Sofia poi sparisce continuamente, come se non esistesse o esistesse per Adele solo a tratti: un po' come quella madre che se ne è andata per sempre, due anni prima, lasciandola sola. Per le due attrici è una bella prova recitativa, e la regia di Dionisio le accompagna con una sensualità che rende ogni loro interazione carica di desiderio.
Meno efficace è la sceneggiatura, sempre di Dionisio insieme a Marco Borromei, perché troppo esile rispetto al materiale incendiario che racconta. "Idda ti rimette sempre al tuo posto", dirà alle due giovani donne il montanaro Salvatore, ben interpretato da Giuseppe De Domenico, una delle uniche due figure maschili che cercano di inserirsi nella complicità fra le amiche, naturalmente senza riuscirci davvero.
Dietro questa storia c'è il fantasma della morte, non solo quella della madre di Adele, ma anche quella che incombe su chiunque osi sfidare Idda. E la morte è l'opposto della vita, quella che non si ha il coraggio di vivere fino in fondo come quella che può arrivare inaspettata. Sofia non vuole seguire il sentiero, accompagnata dai brontolii del vulcano, e forse anche Adele finirà per uscire dal percorso tracciato per lei: ma quali strade saranno salvifiche e quali mefitiche, solo il vulcano lo sa.
In dialetto siciliano "lei" si dice "idda", ed è il modo in cui i catanesi chiamano anche l'Etna. Non è un semplice vulcano, ma un'entità viva e femminile, una madre protettrice e severa. È da sempre una fucina di leggende. Per gli antichi, la sua attività incessante non era un fenomeno geologico, ma la manifestazione visibile di dei, giganti e mostri intrappolati nelle sue viscere.
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