C'è un fotogramma del film Un mercoledì da leoni, di John Milius, che mostra tre ragazzi in costume da bagno che stanno per entrare nelle onde lunghe di una spiaggia californiana per fare surf. E' un'immagine che fa parte della memoria giovanile, evocativa e vitale del cinema. Non accade così spesso. I giovani sono Gary Busey, a sinistra, William Katt, a destra. In mezzo c'è Jan-Michael-Vincent, che è morto il 10 febbraio scorso, al Mission Hospital di Asheville, Carolina del nord, ma la notizia è stata data il 9 marzo, chissà perché.
La popolarità di Vincent non è forse quella di un superdivo, ma quel giovane biondo, bello, certamente sexy, persino bravo attore, ha rappresentato un modello che a pieno diritto entra nel cartello dei "ribelli". In questo senso presentava tutte le coccarde, che si estendono anche alla vita privata com'è regola dei ribelli del cinema, basti pensare a James Dean, Marlon Brando, e perché no, Elvis, e salendo River Phoenix. E qualcun altro. Tutti nel segno di una maledizione implacabile che non li ha risparmiati. Maledizione, e poi alcol, droghe eccessi di ogni genere, e gli immancabili arresti. Nel 1996 ebbe un incidente gravissimo con danno permanente alle corde vocali. Sei anni fa gli fu amputata una gamba per un'infezione.