All'indomani della chiusura della sedicesima edizione del Busan International Film Festival (BIFF), il più importante festival del continente asiatico, abbiamo incontrato Jay Jeon, membro del comitato direttivo del festival che per anni si è occupato della supervisione della programmazione internazionale e, quindi, pure della selezione dei film italiani al festival. Abbiamo ripercorso con lui la storia del festival, fatto un bilancio sull'ultima edizione, segnata dall'inaugurazione dell'imponente Busan Cinema Center, e parlato della selezione dei film italiani al festival.
I nostri lettori in Italia non hanno ancora grande familiarità con il BIFF. Può velocemente riassumerci la storia del festival, spiegandoci come abbia acquisito la sua preminenza?
Il BIFF (all'epoca PIFF, Pusan International Film Festival ndr) ha avuto la sua prima edizione nel 1996. All'epoca, furono pochi gli stranieri a partecipare, ma l'evento fu subito un enorme successo di pubblico. Il richiamo presso gli spettatori e i media locali fu fortissimo e di anno in anno il festival è cresciuto. Già alla terza edizione, su spinta dell'industria cinematografica coreana, abbiamo ampliato le nostre iniziative, inaugurando un mercato di progetti al tempo chiamato Pusan Promotion Plan (PPP – quest'anno ribattezzato APM Asian Project Market, per via del riadattamento del nome del festival alla traslitterazione del nome della città approvata dal locale Ministero della Cultura ndr), al fine di sostenere la crescita del cinema indipendente, tanto in Corea, tanto quanto in tutta l'Asia. Nel 1998, con le visite di Isabelle Huppert e Jeremy Irons, il festival ha iniziato a ospitare grandi star internazionali, per la gioia del nostro pubblico. Sette anni fa poi abbiamo fondato l'Asian Film Market, un grande mercato asiatico del prodotto cinematografico. Negli ultimi cinque anni ci siamo dedicati alla costruzione della nuova sede dedicata del festival. Ora il sogno è diventato realtà
All'epoca della nascita del BIFF, il pubblico coreano, per via della rigida censura degli anni della dittatura militare, non conosceva ancora una grande esposizione al cinema internazionale. Si può quindi pensare che una delle ragioni del successo del BIFF sia stato il suo contributo alla crescita della cultura cinefila in Corea e quindi pure alla formazione delle generazioni di cineasti che hanno portato alla rinascita del cinema coreano da una quindicina d'anni a questa parte?
Sì, è proprio per questo che la prima edizione fu un grande enorme successo. Alcuni critici stranieri scrissero all'epoca che un festival come questo avrebbe dovuto essere fondato dieci anni prima. Ciò, però, starebbe stato impossibile, perché in Corea negli anni Ottanta c'era una censura fortissima. Abbiamo lavorato molto duro per promuovere la cinematografia coreana e abbiamo stretto una relazione molto forte con il Festival di Cannes. La stretta connessione tra il Festival di Cannes e noi è una delle ragioni per cui i film coreani hanno avuto così ampia esposizione e successo a Cannes nel passato decennio.
Lei è stato per anni incaricato della scelta dei film internazionali per il festival. Com'è stato costruire da zero la reputazione del BIFF presso le compagnie di vendita e i produttori internazionali, per convincerli a darvi i loro film? In particolare, il cinema italiano nelle prime edizioni del festival era davvero molto poco presente, ma finalmente negli ultimi anni la nostra partecipazione è cresciuta e premi alla carriera sono stati conferiti a Morricone, Argento e ai fratelli Taviani. Può dirci anche qualcosa sullo specifico della relazione con il cinema italiano?
All'inizio, è stato davvero molto duro convincere gli operatori del settore che un festival serio e professionale potesse svolgersi in un paese come la Corea. Ricordo d'essere stato letteralmente cacciato da venditori internazionali che all'epoca non mi credevano e mi prendevano per un impostore. Fortunatamente, la nostra visibilità e reputazione è cresciuta. Il nostro duro lavoro ha dato i suoi frutti e oggi siamo in ottimi rapporti con tutte le compagnie di vendita e le istituzioni nazionali che si occupano della promozione del cinema. Sono ora loro a proporci i loro titoli o ad invitarci per sessioni di pre-selezione a Parigi, Montreal, Sydney, etc.
Con l'industria italiana i rapporti sono stati particolarmente difficili. Per anni, compagnie di vendita e produttori italiani non si degnavano letteralmente di rispondere ai nostri email. Questo giustifica la ridotta partecipazione del cinema italiano al nostro festival per oltre un decennio. Fortunatamente, dopo che il nostro ex Direttore Kim Dong-ho ha contattato un politico locale ben connesso con l'industria italiana e le istituzioni che promuovono il vostro cinema, tutto è cambiato e abbiamo iniziato a lavorare con più tranquillità anche con l'Italia. Siamo quindi anche stati invitati a Roma per sessioni di pre-selezione e, grazie al fatto che il nostro festival si tiene giusto un mese dopo la Mostra di Venezia, oggi riusciamo a presentare i migliori e più recenti titoli della produzione italiana (Là-bas di Guido Lombardi, già vincitore del Premio de Laurentiis a Venezia ha ricevuto a Busan, in occasione della sua prima internazionale, il Premio Flash Forward del concorso per opere prime e seconde extra-asiatiche ndr) e ad avere ospiti tanto tra i giovani nuovi autori e i maestri più affermati – ci spiace solo che quest'anno Moretti non abbia accettato il nostro invito per la prima di Habemus Papam. Anche in merito alla partecipazione al nostro festival di maestri come Morricone, Argento e i Taviani, dobbiamo ringraziare l'Ambasciata Italiana a Seoul, il Centro Italiano di Cultura, Filmitalia le compagnie di vendita e tutte le istituzioni con cui oggi lavoriamo a stretto contatto. Senza dimenticare il Far East Film Festival di Udine, con cui intratteniamo una relazione di fratellanza stretta, come con tutti gli eventi che lavorano alla promozione del cinema coreano e delle cinematografie asiatiche, e con cui abbiamo sviluppato un'iniziativa comune per contribuire allo sviluppo e crescita delle coproduzioni tra Europa e Asia, chiamata Ties That Bind.
Quest'anno il BIFF presenta oltre 300 film tra prime e retrospettive, tra fiction, documentario e animazione, tra lunghi, corti e mediometraggi. Alcuni dicono che sia un numero eccessivo.
Al contrario! Altri festival hanno numeri ben più esorbitanti. Anche il Festival di Hong Kong presenta più di 300 film e, nei tempi andati, il Festival di Singapore arrivava a 400 titoli. Ci sono eventi internazionali che arrivano anche ai 500 film presentati. Certo, in confronto a Cannes o Venezia questi sono numeri esorbitanti. Nel nostro caso, però, per esempio, bisogna ricordare che abbiamo un forte obbligo di promozione e spinta del cinema coreano nel mondo, quindi ogni anno mostriamo più di sessanta film coreani.
Alla sua sedicesima edizione il BIFF è riuscito a dotarsi di un'imponente nuova struttura, il Busan Cinema Center. Parallelamente, in Italia, si susseguono le polemiche per il mancato completamento del nuovo Palazzo del Cinema della Mostra del Cinema di Venezia. Ci può dire quanto conta per un festival possedere una struttura dedicata e all'avanguardia e quanto può influire sul suo successo?
Poco più di un mese fa ero a Venezia per la Mostra del Cinema è ho osservato il cantiere, pensando tra me e me che ci vorrà molto tempo per convincere i politici locali per finanziare una possibile ripresa dei lavori. Prima dell'inizio dei lavori effettivi, noi abbiamo speso più di due anni per convincere i politici tanto a livello locale quanto nazionale, della necessità di una nuova struttura per il BIFF. Siamo riusciti a convincerli e la loro condizione è stata quella di mantenerci entro un budget di 170 milioni di dollari per la costruzione dell'edificio. Il progetto è dell'architetto austriaco Karl Schwanzer, che aveva disegnato il quartiere generale della BMW a Monaco di Baviera, ma questo edificio è anche più grande di quello. I lavori sono stati completati giusto una settimana prima del festival e diciamo che la costruzione è in effetti completata al 99%. A mio avviso, tutto avrebbe dovuto essere pronto tre mesi prima del festival, quindi in questa edizione abbiamo dovuto far fronte ad alcuni problemi tecnici, in particolare in termini di qualità di proiezione, che speriamo saranno pienamente risolti per l'anno prossimo. Ma i frutti si vedono: la partecipazione del pubblico locale e della stampa internazionale è visibilmente incrementata.
Dopo aver conquistato il pubblico locale e la stampa internazionale, dopo aver lanciato un mercato di progetti, un vero e proprio mercato del prodotto cinematografico, un fondo per il sostegno del cinema asiatico, un'accademia per la formazione dei giovani cineasti asiatici e aver inaugurato una struttura dedicata per il festival, quale sarà il prossimo obiettivo del BIFF?
Il nostro obiettivo è quello di invitare sempre più amici da tutto il mondo. Il mio sogno è d'invitare più di duecento organizzatori di festival da tutti i continenti. E poi, sempre più cineasti, produttori e attori - incluso Nanni Moretti!