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Blake Edwards: ci ha fatto star meglio, non è poco

Addio al regista di Colazione da Tiffany.
di Pino Farinotti

Blake Edwards (William Blake McEdwards) 26 luglio 1922, Tulsa (Oklahoma - USA) - 15 Dicembre 2010, Santa Monica (California - USA).

venerdì 17 dicembre 2010 - Celebrities

As Time Goes By" è la canzone più popolare del cinema. La canta Dooley Wilson in Casablanca. Le parole ci ricordano che il tempo passa, che un bacio è solo un bacio, che uno sguardo è solo uno sguardo, ma poi ci pensa il tempo a scremare l'essenziale. Ecco, "essenziale" è la parola chiave. Una parola che riferita a Blake Edwards va intesa al plurale. Gli autori, restiamo nel cinema, quando il tempo ha appunto scremato, possono essere ricordati dai loro segnali essenziali, appunto. Ford aveva la Monument Valley e John Wayne a cavallo a Hitchcock attribuisci il monte Rushmore e lo psicopatico Norman che squarcia la tenda della doccia. La memoria immediata su De Mille scova Mosè-Heston che apre le acque del mar Rosso. E così via. A questi maestri americani, eroi veri, appartengono quei codici, che fanno parte della storia del cinema e anche dell'estetica generale del novecento. Dicendo "storia" intendo anche dire "passato". Ma Edwards, icona forse meno monumentale, ma più mobile, ha proposto, coi suoi codici, una storia trasversale, e atemporale. Ecco la prima citazione, davvero da batticuore. Trattasi di Holiday Golightly, che forse dice poco o nulla, ma dice tutto il modello che l'ha rappresentata, Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany. I segnali di quel film del 1961 sono, termine matematico, "necessari/sufficienti". Sono eterni. Sono incastrati nella memoria e nel sentimento di generazioni. Audrey, in abito da sera, all'alba, che staziona davanti a Tiffany spiluccando un croissant è un unicum. Rilanciato nei decenni da un abbrivio sapiente, Warhol, e poi fissato su profumi e t-shirt di ragazze e ragazzine. La canzone "Moon River", di Henry Mancini è un altro unicum. Milioni di versioni suonate dalle grandi filarmoniche o dai pianisti di night. Ricordabile l'omaggio di Almodovar nel suo La mala educación. E un unicum è anche il testo –e il nome- di Truman Capote. E lo è il regista Edwards. Poi c'è la Pantera rosa, l'animazione, la colonna sonora, Peter Sellers e l'ispettor Clouseau. Tutte memorie trasversali. Poi c'è il record di risate in Hollywood Party. Che ha dato il là a imitatori infiniti. E poi l'ambiguità sciolta e sofisticata di Victor Victoria. E non c'è davvero bisogno di evocare memorie particolari per determinare l'attualità di quel segnale e di quel significato. Dunque Blake Edwards come artista e compagno garante di tutti noi. I registi che ho citato sopra come paradigma, e poi gli autori, di tutte le discipline, che ci stanno al fianco col loro incanto: sono tutti così importanti, ci danno indicazioni indispensabili, probabilmente ci migliorano. Ma gente come Chaplin, Wilder e come Edwards ha fatto di più. Ci ha divertito, ci ha fatto star meglio. Kubrick era un gigante dai molti codici, tutti prevalenti, (dalla fantasy al noir, all'horror, allo storico) tutti "legislatori". Ma Edwards è stato molto più divertente. Io ho sempre preferito Blake a Stanley.

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