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Horror Frames: La notte dei morti viventi a tre dimensioni

Un remake in 3D del classico firmato da George A. Romero.
di Rudy Salvagnini

L'orrore diventa moderno
Sid Haig (Sidney Eddie Mosesian) 14 luglio 1939, Fresno (California - USA) - 21 Settembre 2019, Los Angeles (California - USA). Interpreta Gerald Tovar, Jr. nel film di Jeff Broadstreet La notte dei morti viventi.

martedì 19 ottobre 2010 - Approfondimenti

L'orrore diventa moderno
Con La notte dei morti viventi, nel fatidico 1968, George A. Romero ha ridefinito il cinema horror. Realizzato nei week-end con pochi soldi da un gruppo di amici all'esordio, il film è riuscito miracolosamente a coagulare in una formula narrativa fluida e perfetta - e più volte poi imitata - i malesseri della società moderna dando vita a un orrore profondamente radicato nel reale, pur partendo da una premessa totalmente irreale: i morti sono tornati a vivere e si cibano di carne umana. Spunti e influenze provengono da più parti: com'è inevitabile, il film non è uscito dal nulla. Il romanzo "Io sono leggenda" di Richard Matheson può aver fornito qualche idea di base, Carnival of Souls (ma chissà se Romero l'aveva poi visto) può aver suggerito l'atmosfera plumbea e realistica, magari anche Gli uccelli di Hitchcock - con la sua nemesi apocalittica senza spiegazione e il gruppo di sopravvissuti che cerca di fronteggiarla senza sapere come - può non essere estraneo alla struttura narrativa. Ma il risultato è assolutamente originale ed epocale. Con La notte dei morti viventi, l'orrore diventa moderno e, non casualmente, senza speranza, immerso in un clima cupo e ossessivo dove la natura umana si rivela in tutta la sua gretta ferocia e i buoni intendimenti conducono a risultati irrilevanti, inconcludenti.
Com'è storia nota, Romero ha poi proseguito il suo discorso sugli zombie con diversi altri film che hanno ampliato e approfondito la tematica, formando una saga lunga e complessa, a partire da Zombi per arrivare, al momento, a Survival of the Dead.
Anche La notte dei morti viventi ha trovato il modo di replicarsi non solo con i molti riferimenti diretti da parte di altri film (come, per fare solo un titolo, Il ritorno dei morti viventi di Dan O'Bannon), ma pure attraverso i remake. Il primo è stato l'omonimo film realizzato nel 1990, con la benedizione di George A. Romero, da Tom Savini, mago del make-up (anche per Zombi). La sceneggiatura, scritta da Romero in persona, seguiva quasi alla lettera quella del film originale, con alcune significative varianti, prima fra tutte la trasformazione di Barbara da catatonica sconfitta a dinamica donna d'azione, forse per renderla più aderente all'evoluzione della donna, nel cinema e nella società. Che il risultato qualitativo complessivo non sia andato oltre una corretta sufficienza non deve sorprendere. La novità era perduta, non tanto e non solo per il vecchio film di decenni prima, ma per le innumerevoli imitazioni nel frattempo realizzate. Benché l'impianto produttivo fosse di livello superiore, il film non aveva elementi narrativi o estetici tali da fargli recuperare il gap della mancanza di innovazione e fargli superare la routine. Resta oggi la curiosità di vedere, nel ruolo del protagonista, quel Tony Todd che più tardi, grazie a Candyman - Terrore dietro lo specchio, sarebbe diventato una star minore nel panorama dell'horror.
A distanza di molti anni, arriva un altro remake, meno ufficiale e meno riverente, che si segnala soprattutto per l'utilizzo della tridimensionalità, un gimmick ormai imperante nel cinema di oggi. è da segnalare peraltro che il film risale a quattro anni fa, anche se è in uscita solo ora da noi direttamente in dvd: precede quindi l'ondata tridimensionale, in qualche modo la anticipa (pur con tutti i però del caso, dato che il 3D esiste da svariati decenni). La notte dei morti viventi 3D è diretto da Jeff Broadstreet - fattosi notare per Dr. Rage, affettuosa e delirante rivisitazione dell'horror exploitativo dei decenni precedenti - e la sua trama parte esattamente come quella del film di Romero per poi discostarsene ampiamente.
Barbara e il fratello Johnny sono andati al cimitero per un funerale di famiglia, ma stranamente non trovano nessuno. La loro perplessità diventa sorpresa e sgomento quando si vedono improvvisamente attaccati da strane persone che non hanno nulla di umano: sono infatti morti viventi. Invece di intervenire a difesa della sorella, come nel film originario, Johnny scappa a tutta birra in auto lasciandola lì in balia degli zombie. Barbara non si perde d'animo e, gambe in spalla, cerca aiuto nelle vicinanze. Alle pompe funebri trova il delirio: morti viventi dappertutto. D'altronde, se i morti tornano a vivere, quello non può che essere uno dei posti più frequentati. Il titolare, Gerald Tovar jr, mantiene però l'aplomb e facendo finta di niente la invita a ripassare perché lì hanno un problema, senza specificare quale. Barbara fugge nella notte ed è salvata da Ben che, in motocicletta, la incontra per la strada. I due trovano rifugio nella casa di Henry Cooper, una sorta di comune di strafatti che coltivano piantagioni non proprio legali e non vedrebbero di buon occhio l'intervento delle autorità neanche se le cose si facessero gravi. Però quando arrivano i morti viventi ogni convinzione è destinata a drastiche revisioni.

L'inizio è un omaggio al capolavoro di Romero. Poi, saggiamente, Broadstreet rinuncia a rifare la stessa storia e si prende notevoli libertà, non ultima delle quali l'introduzione di una notevole dose di commedia e di ironia, soprattutto con il personaggio interpretato dal sempre grande Sid Haig, la cui Morgue è all'origine di ogni misfatto. I personaggi principali mantengono i nomi del film originario, ma la loro caratterizzazione è diversa, meno drammatica e più caricaturale. Purtroppo non sempre il gioco è sufficientemente divertente e, per qualche situazione azzeccata, ce ne sono diverse che rasentano la banalità. Però l'approccio tra l'ossequiente, il brillante, l'insolito e l'orrorifico suscita simpatia anche per la mancanza di pretenziosità: il film sembra conoscere i suoi limiti e cercare di trarre il massimo all'interno di essi. È simpatica l'idea di fare della casa dove i protagonisti si rifugiano il covo di ex hippie fumati e qualche tocco metacinematografico è decisamente azzeccato: tipico in questo senso il momento in cui Barbara cerca di avvertire gli abitanti della casa che i morti sono tornati a vivere, mentre loro se la stanno spassando, ben poco lucidi, a guardare in televisione proprio La notte dei morti viventi. Solo che sotto il versante puramente horror - che rappresenta comunque una parte consistente - il film non convince troppo e sembra assolvere il compito per dovere d'ufficio, senza ispirazione. Per non parlare della spiegazione data al fenomeno della resurrezione dei morti, ben poco soddisfacente. Tra gli interpreti, oltre a Haig, una nota di merito anche per la volitiva Brianna Brown.

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