| Titolo originale | The Birds |
| Anno | 1963 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | USA |
| Durata | 120 minuti |
| Regia di | Alfred Hitchcock |
| Attori | Jessica Tandy, Rod Taylor, Suzanne Pleshette, Tippi Hedren, Veronica Cartwright Lonny Chapman, Ethel Griffies, Charles McGraw, Ruth McDevitt, Joe Mantell, Doodles Weaver, Malcolm Atterbury, John McGovern, Karl Swenson, Richard Deacon, Darlene Conley, Elizabeth Wilson, Bill Quinn, Doreen Lang. |
| Uscita | lunedì 7 gennaio 2019 |
| Tag | Da vedere 1963 |
| Distribuzione | Cineteca di Bologna |
| MYmonetro | 4,12 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 24 agosto 2020
In un paesino a sud di San Francisco accadde un fatto strano: un gabbiano aggredisce una ragazza. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, In Italia al Box Office Gli uccelli ha incassato 49,6 mila euro .
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In un negozio di animali di San Francisco, s'incontrano e si conoscono l'avvocato Mitch Brenner e la ricca e famosa Melanie Daniels, figlia dell'editore di un grande giornale. Mitch finge di scambiarla per una commessa e le domanda una coppia di "inseparabili" (Love Birds) per il compleanno della sorellina Kathy. Melanie, indispettita ma anche affascinata, decide di recapitargliela di persona, per fargli una sorpresa. Non trovandolo in città si spinge fino a Bodega Bay, dove l'uomo passa i fine settimana con la madre e la sorella. Qui, però, Melanie viene inspiegabilmente attaccata da un gabbiano alla testa. Ed è solo il primo di una serie di attacchi inquietanti degli uccelli, sempre più numerosi e feroci, contro gli abitanti della cittadina.
Cinquantesimo titolo di Hitchcok, e tecnicamente il più complesso di tutti, Gli Uccelli fa seguito al successo di Psyco e segna il debutto sullo schermo di Tippi Hedren.
Dopo aver attinto alla letteratura di Daphne Du Maurier già due volte (la più nota fu per Rebecca), Hitch, in collaborazione con lo sceneggiatore Evan Hunter, trasforma profondamente il setting di partenza del racconto (di cui possedeva i diritti ma dal quale non credeva inizialmente di poter trarre un lungometraggio), e ne riscrive ex novo i personaggi, conservando però la sensazione di impotenza, d'angoscia e di trappola che lo avevano attratto alla prima lettura.
Per le scene degli uccelli, si fece ricorso ad un pioniere dell'animazione disneyana, lo stesso che aveva sdoppiato Hayley Mills per Il cowboy con il velo da sposa, e anche a manufatti meccanici, ma per la maggior parte vennero utilizzate vere riprese di veri uccelli, ritoccate, sovraimpresse e moltiplicate.
Sebbene oggi il risultato tecnico non sia comparabile con ciò che si ottiene tramite computer grafica, l'impatto delle immagini originali non perde di efficacia alcuna e l'effetto in qualche modo stilizzato e astratto delle stesse amplifica ulteriormente il sentimento angosciante dell'inspiegabile e la natura deviata e imprevedibile del fenomeno. Il motivo del comportamento degli uccelli, infatti, non solo non viene mai spiegato, ma nel copione s'insiste sulla sua insensatezza, sul suo andare contro natura rispetto alle abitudini dei volatili, così come più volte sostenuto dall'ornitologa nel ristorante accanto al porticciolo.
Nulla è lasciato al caso, nel film: ogni dettaglio è frutto di un lavoro maniacale di documentazione e invenzione, compresa la somiglianza tra Jessica Tandy e Tippi Hedren, accentuata da costumi e acconciature, che fa della madre e dell'amante di Mitchell una sorta di figura bifronte.
L'interpretazione ultima è invece lasciata allo spettatore, ma, nella dinamica tra prigionia e liberazione, e nella rappresentazione del comportamento ondivago e imprevedibile degli uccelli, come fossero forze esistenti ma rimosse, erroneamente credute addomesticate, non è difficile ipotizzare un parallelo con la forza irresistibile e perturbante del desiderio sessuale. Non a caso è la bionda eroina a scatenare la minaccia, nel momento in cui s'intrufola nell'abitazione dell'uomo per lasciare i due pappagallini (e che il personaggio della Hedren e i due volatili in gabbia siano "inseparabili" lo testimonia anche il comune verde del loro piumaggio e del tailleur di lei). Ma Gli Uccelli è questo e molto altro. Metafora dei bombardamenti bellici, di una crisi morale diffusa, di una giustizia divina irrazionale o di una natura che conserva un cuore selvaggio e una violenza assassina, il più metafisico dei film di Hitchcock (manca completamente di colonna musicale), sorta di messa in scena della paura stessa, è anche il più spettacolare. Un cinema widescreen che non accenna a farsi ridimensionare dal tempo.
Gli uccelli inaugurò un nuovo contratto concluso da Hitchcock con la Universal: Hitchcock lasciava così definitivamente la Paramount, la casa di produzione con cui aveva di preferenza collaborato durante gli anni '50 a partire dalla Finestra sul cortile. All'epoca di Psyco - è vero - c'erano state alcune incomprensioni fra il regista e i dirigenti della Paramount, ma i motivi del "trasferimento" erano dovuti principalmente al riassetto produttivo della Universal, rilevata proprio in quegli anni dalla MCA (Music Coporation of America), la colossale società - con interessi nel campo dello spettacolo, dei mass media e dell'industria - al cui servizio di agenzia Hitchcock si era affidato.
Il rapporto con la Universal - durato fino alla morte del regista - non fu fruttuoso come quello con la Paramount. Alcuni film di Hitch andarono male o malissimo, il Maestro invecchiava, si mostrava più nervoso e insicuro, realizzava assai meno film di un tempo e sembrava aver perso quel magico contatto con il pubblico che aveva saputo raggiungere negli anni precedenti.
Gli uccelli è tratto dal racconto omonimo di Daphne Du Maurier, la scrittrice inglese a cui Hitch si era ispirato anche per La taverna della Giamaica (1939) e Rebecca, la prima moglie (1940). Solo l'idea centrale della Du Maurier è rimasta però nel film, quella dell'attacco degli uccelli agli uomini, mentre trama e personaggi sono una creazione ex novo.
Hitch dedicò, come sempre del resto, una grande attenzione al lavoro dello sceneggiatore, Evan Hunter, che dovette rivedere lo script più volte; al regista stavano particolarmente a cuore lo sviluppo del personaggio di Melanie e la definizione delle reazioni dei protagonisti man mano che la vicenda diventava più drammatica. Hitchcock giunse a intervenire sulla scenneggiatura anche durante le riprese, improvvisando sul set, cosa del tutto insolita per lui; si sentiva inquieto e stranamente emozionato. Gli ci volle del tempo anche per decidere il finale. Una versione prevedeva che i fuggiaschi sarebbero giunti a San Francisco dove avrebbero trovato il Golden Gate ricoperto da uccelli; poi il regista optò per un finale aperto a tutte le possibili interpretazioni e volle che dopo l'ultima inquadratura non comparissero le parole "the end", ma soltanto "a Universal release". Alla Universal non furono entusiasti di questa idea e, dal loro punto di vista, non avevano torto: anche il pubblico mostrò in seguito di non capire né apprezzare questo finale tanto sconcertante.
Il film fu girato in parte in teatro di posa, in parte nella cittadina di Bodega Bay - dove è ambientata la storia -, una località sulla costa, non molto distante da San Francisco. Grande cura fu dedicata ai costumi dei personaggi e all'arredamento delle abitazioni, studiati fin nei minimi particolari affinché risultassero realistici e tipici del luogo.
Anche per cercare di abbassare i costi, gli attori scelti per Gli uccelli non furono dei divi: a causa degli effetti speciali occorre-vano riprese lunghe e faticose, e i compensi per delle star sarebbero stati troppo elevati. Per Tippi Hedren, la protagonista, si trattò della prima esperienza cinematografica: fino ad allora aveva fatto soltanto qualche pubblicità; Hitch cercò di ritagliare sulla sua personalità il personaggio di Melanie Daniels, un po' come aveva fatto con Grace Kelly nella Finestra sul cortile. Comunque, anche senza divi, il film risultò molto costoso, in termini di tempo (sei mesi per il montaggio e la messa a punto degli effetti speciali) e denaro.
Hitchcock organizzò da par suo un'intensa e intelligente campagna pubblicitaria ma, nonostante il buon successo di pubblico, i profitti finali furono piuttosto modesti. In generale i critici americàni riconobbero l'elevata qualità degli effetti speciali e l'efficacia di certe sequenze, ma per il resto si mostrarono piuttosto tiepidi: la storia d'amore non si legava sufficientemente con gli sviluppi drammatici, i personaggi erano poco convincenti, gli interpreti - e qui si può essere d'accordo - deboli, il finale oscuro.., in breve, il film non era all'altezza di altri classici del regista. Tuttavia gli ammiratori, anche negli Stati Uniti, non mancarono: sulla scia della critica francese - già da alcuni anni appassionata sostenitrice dell'opera di Hitchcock - gli studiosi più sensibili resero omaggio a questa nuova, inquietante, straordinaria, fantasia del regista.
Nel corso degli anni Gli uccelli ha suscitato le interpretazioni più disparate: letture in chiave esistenzialista o religiosa si sono sovrapposte ad altre di taglio sociologico o psicoanalitico. Perché gli uccelli attaccano? Quale ruolo hanno i protagonisti in tutto questo e Melanie in particolare? È una rivolta della natura contro le persecuzioni umane, come suggerisce l'ornitologa nel ristorante? O si tratta di una punizione divina per le colpe degli uomini, di un flagello biblico che si rinnova, come sostiene l'ubriaco? Quale il significato del finale? Se già nel film precedente, Psyco, Hitchcock aveva volutamente spiazzato gli spettatori - eliminando la protagonista a metà film e offrendo un finale che forniva sì una spiegazione ma nessuna consolazione - negli Uccelli la sfida si fa ancora più forte. "Vi ho promesso che gli uccelli arriveranno? Ecco, la promessa è mantenuta", può ben affermare il regista. Ma, in effetti, non si è mai assunto anche l'impegno di spiegare perché arrivano. Qualche indicazione, tuttavia, l'ha data, affermando per esempio che Gli uccelli è un film sulla "complacency", vale a dire sull'autocompiacimento, quella sicurezza di sé tanto fastidiosa quanto in fondo vulnerabile che ostenta Melanie fin dal suo primo apparire e che èdestinata a crollare man mano che gli eventi precipitano. Che abisso fra la donna bella, elegante e ammirata delle prime inquadrature e quella ferita, fasciata e sotto shock del finale!
Gli uccelli, scrive il critico americano Robin Wood, "sono l'incarnazione dell'arbitrario e dell'imprevedibile, di ciò che rende la vita e le relazioni umane precarie, un monito alla nostra fragilità e instabilità, che non possono essere ignorate o eluse, e, ancor più, alla possibilità che la vita sia assurda e senza senso". Gli uccelli colpiscono indiscriminatamente, attaccano i bambini, uccidono la sfortunata e devota Annie, non conoscono pietà. La loro presenza costringe però i protagonisti - in particolare le donne: Melanie, Lydia, Annie - a rivelarsi agli altri e prima ancora a se stessi, nelle loro debolezze e paure, nei loro desideri e fallimenti. E alla fine, nonostante tutto, in tanta disperazione, rimane un filo di speranza nella solidarietà umana, nei rapporti di affetto: lo dimostrano il sacrificio di Anniu per salvare Cathy, il nascente amore fra Melanie e Mitch, il prodigarsi di quest'ultimo per salvare le persone che ama e soprattutto, nel finale, il debolissimo ma inequivocabile sorriso di Melanie a Lydia, la stretta di mano delle due donne, la preocdupazionè di Cathy per i pappagallini. Ma, al di là dei possibili significati, Gli uccelli rimane nella memoria di ogni spettatore innanzitutto come una grandiosa fantasia fatta cinema, un incubo reso immagini e suoni, la rappresentazione - attraverso tutti i mezzi di cui il cinema dispone (o almeno, disponeva a quell'epoca) - di paure remote, ancestrali, invincibili. Colori slavati o lividi, silenzi allarmanti o suoni atroci, paesaggi brulli o interni cupi e, su tutto, una sensazione costante di angosciosa attesa che si condensa via via negli attacchi sempre più drammatici degli uccelli: un film aspro, crudele, inquietante come solo la realtà sa essere e come solo nei sogni capiamo, per dimenticano la mattina dopo. Ma, negli Uccelli, il risveglio non c'è.
Perché dei comuni gabbiani, passeri, corvi attaccano con crescente furia e organizzazione il bucolico paesino di Bodega Bay con l'intenzione di far fuori gli abitanti, specie i bambini? E perché una coppia di "love-birds" se ne sta tranquilla nella propria gabbia? Impossibile scrivere qualcosa in più di quanto già detto e scritto su questo film senza risposte, [...] Vai alla recensione »
"Se si hanno occhi per vedere, orecchie per ascoltare e un cuore per sentire, Gli uccelli è un film magnifico". Lo ha scritto il critico Jean Douchet, militante di quella cinefilia francese che per prima ha capito quanto fossero importanti i film di Alfred Hitchcock e quanto sarebbe stato opportuno sottrarli al pregiudizio culturale che li confinava al puro intrattenimento. Perché Douchet parla di "orecchie per ascoltare"? Rivedere Gli uccelli su grande schermo è oggi anche una straordinaria esperienza uditiva. L'attenzione che Hitchcock e i suoi collaboratori hanno posto sui versi degli animali rappresenta un elemento decisivo per la tensione che si sprigiona dal racconto, almeno quanto gli effetti visivi, che per l'epoca furono sorprendenti - e molto più veritieri di quanto si possa pensare, visto il numero degli attori feriti da becchi e graffi, e sapendo dell'esaurimento nervoso che colse durante la lavorazione la protagonista Tippi Hedren.
Come sempre nei film del maestro inglese, insomma, la dimensione tecnico-stilistica è il vero e proprio "corpo" attraverso cui il discorso si esprime, e dunque la grandiosità di messa in scena, il virtuosismo di regia, la minuzia estetica non hanno alcun aspetto esornativo, bensì conducono lo spettatore nel cuore stesso della tensione e dell'irrazionalità.
Sì, perché - a maggior ragione rivedendo Gli uccelli dopo tutta la letteratura critica che è stata prodotta in questi decenni - l'aspetto psicanalitico e traumatico prende decisamente il sopravvento sugli altri. Oltre alla dimensione ecologica (la rivolta della natura contro l'uomo moderno), Gli uccelli esplicita a ogni visione di più il lato nascosto, quello che ha a che fare con lo sprigionarsi delle turbe dei protagonisti, in particolare le due donne al centro della scena, e la comunità sotto attacco.