The University of Southern California porta a Roma i lavori degli studenti di animazione.
di Marianna Cappi
Sedici cortometraggi per inseguire un sogno
L'auditorium di Roma ospita l'università della Southern California per gettare un occhio sulle nuove leve dell'animazione made in Usa. Sedici cortometraggi di diploma che serviranno agli studenti come biglietto da visita per tentare il sogno di lavorare alla Pixar o dare loro l'opportunità di impiegarsi subito in qualche produzione che ha bisogno di ricorrere agli effetti speciali. Un anno di lavoro per ogni film, la massima dell'autarchia come stella polare (si lavora all'interno della scuola, con musicisti della scuola), il circuito dei festival internazionali come termometro extra moenia.
Spiace, ma la temperatura che si è misurata a Roma è bassa, il paziente, che pareva godere di ottima salute nel momento della presentazione -poiché il corto d'apertura, The Intruder di Alessandro Ceglia, è tanto semplice nell'ideazione quanto riuscito nell'esecuzione e apprezzabilissimo alla fruizione- comincia immediatamente a dar segni di cedimento, risollevandosi in rare occasioni (The Gloaming di Andrei Huang batte strade già troppe volte percorse; El sabor del peligro di Greg Araya è gradevole ma nulla più), magari quando la storia è così forte che per rovinarla occorrerebbe impegnarsi non poco (ed è questo il caso di di Jan Pfenninger, tratto da Wilde, che lavora sulla danza della protagonista e dunque sul sonoro e sul movimento). L'episodio finale, Gemini Max & The Glowing Goddess di Ben Shalom è una lunga agonia: il corto si snatura in un'operetta senza giusta misura, perdendo di brio e di senso. Per quest'anno non si intravedono nuovi Lucas o Spielberg all'orizzonte.