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Blood Diamond: i diamanti sono i peggiori nemici degli uomini

Esce oggi il film candidato a cinque Oscar
di Tirza Bonifazi Tognazzi

venerdì 26 gennaio 2007 - News
All'incontro con la stampa che si è tenuto ieri mattina a Roma Leonardo DiCaprio non ci ha tenuto a parlare della nomination agli Academy Awards per il ruolo che ha nel nuovo film di Edward Zwick. "Non mi aspetto nulla di particolare perché so di non aver nessun controllo su quello che succederà quella sera". L'attore, il regista e il cast di Blood Diamond hanno invece voluto parlare della pellicola e dei conflitti finanziati dalla vendita illegale dei "diamanti insanguinati". Un traffico di pietre preziose di contrabbando che fino a ieri si svolgeva in Sierra Leone, ma che oggi continua a mietere milioni di vittime in altre parti del pianeta, come denunciano gli ultimi rapporti di Amnesty International. A questo si aggiunge la notizia che l'associazione internazionale dei produttori di diamanti ha proposto di devolvere in beneficenza 10.000 dollari per ogni star che indosserà la pietra preziosa alla notte degli Oscar.

Cosa ne pensa della notizia uscita sull'International Herald Tribune?
Edward Zwick: Mi stupisce che dopo tutto questo tempo l'industria di diamanti continui a negare la complicità con gli eventi che si sono verificati nell'ultimo decennio, e certo questi "contentini" non bastano a chiudere le ferite di quella gente. Questo film racconta cosa è successo e parla dei sei paesi dell'Africa Occidentale che continuano a rimanere in fondo alla lista dei paesi bisognosi.

Come è stato interpretare un ruolo così cinico?
Leonardo DiCaprio: Questo è stato uno dei personaggi più interessanti che mi sia mai stato proposto. È pieno di contraddizioni: è un cinico che opera nel mercato nero dell'industria dei diamanti ma ha anche molte cicatrici nell'animo. Per me entrare nei suoi panni rappresentava una sfida.

Blood Diamond è un film di grandissimo impatto politico/sociale. Che emozioni ti ha suscitato?
Leonardo DiCaprio: La storia era già di per sé molto affascinante, ma dopo una seconda lettura mi sono accorto che dietro quel testo c'era qualcosa di più che un semplice buon film. È pertinente al mondo in cui viviamo. Ho incontrato diversi contrabbandieri durante la lavorazione e sono dei personaggi molto particolari, hanno delle razioni miste, sono opportunisti ma allo stesso tempo si vergognano di quello che fanno.

La pellicola affronta diversi temi scottanti: i bambini-soldato, la responsabilità dei media, il coinvolgimento dei paesi occidentali nello spargimento di sangue...
Edward Zwick: Sì, le tre questioni sono presenti nei tre personaggi principali, un contrabbandiere dello Zimbabwe (Leonardo DiCaprio), una reporter di guerra (Jennifer Connelly) e un pescatore mende (Djimon Hounsou) che farà di tutto pur di salvare il figlio dal RUF (il Fronte Unito Rivoluzionario, Ndr), che lo ha preso come soldato. La domanda che mi sono posto era: c'è qualcosa che sia davvero di valore nel mondo? Cosa siamo disposti a fare per salvaguardare i nostri valori? Questo è il motivo che mi ha spinto a voler fare questo film.

È anche una pellicola molto violenta.
Edward Zwick: La storia in Sierra Leone è stata molto più violenta di quel che io non abbia raccontato. Se avessi esposto i fatti così come si sono verificati la gente sarebbe fuggita dal cinema urlando inorridita. Ma mi sono sentito in dovere di informare le persone, il pubblico doveva sapere. Senza la violenza il film non sarebbe stato lo stesso. So che in Italia ci sono stati dei casi di censura, soprattutto per una pellicola in particolare (Apocalypto, Ndr) ma non so quali saranno le conclusioni della commissione di revisione per quanto riguarda Blood Diamond.

La giornalista interpretata da Jennifer Connelly non è mai minacciata nel film. Molti colleghi non sono stati così fortunati.
Jennifer Connelly: Ho cercato di rendere il personaggio il più credibile possibile. Maddy è una persona positiva con una profondità di conoscenza enorme. È assetata di vita, è molto seria nel suo lavoro, ma è anche un'idealista e una sognatrice. Ho parlato a lungo con due reporter che nel '99 sono state davvero a Freetown per capire se la descrizione fosse plausibile e loro mi hanno confermato che lo spirito e la caratterizzazione del personaggio era accurata.

Cosa pensi del film e come mai a Hollywood hanno iniziato a interessarsi a questioni scottanti avvenute Africa, come ne L'ultimo re di Scozia?
Djimon Hounsou: Io sono nato in Africa e fino a quando ci sono rimasto ho visto moltissime delle brutture che il film racconta. Per entrare nel personaggio ho attinto dalle mie personali emozioni e dal mio modo di vedere un continente che dalla culla della vita si è trasformato in una culla della morte. Questa è la storia più umana che sia venuta fuori da Hollywood! Penso sia un caso che coincida con l'uscita e la candidatura all'Oscar di un altro film sul tema. Gli studios hanno tantissime storie sugli scaffali in attesa di essere realizzate, ed è capitato che venissero portate sul grande schermo nello stesso periodo, ma l'attenzione globale del cinema è ancora lontana da queste problematiche.

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