Leatherface

Film 2017 | Horror +16 90 min.

Anno2017
GenereHorror
ProduzioneUSA
Durata90 minuti
Al cinema87 sale cinematografiche
Regia diJulien Maury, Alexandre Bustillo
AttoriLili Taylor, Stephen Dorff, Angela Bettis, Sam Strike, James Bloor, Jessica Madsen Vanessa Grasse, Finn Jones, Nicole Andrews, Julian Kostov.
Uscitagiovedì 14 settembre 2017
DistribuzioneM2 Pictures
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +16
MYmonetro Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Julien Maury, Alexandre Bustillo. Un film con Lili Taylor, Stephen Dorff, Angela Bettis, Sam Strike, James Bloor, Jessica Madsen. Cast completo Genere Horror - USA, 2017, durata 90 minuti. Uscita cinema giovedì 14 settembre 2017 distribuito da M2 Pictures. Oggi tra i film al cinema in 87 sale cinematografiche Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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L'horror che racconta le origini di una delle figure più terrificanti del cinema, Leatherface appunto o, come meglio lo conosce il pubblico italiano, Faccia di cuoio. In Italia al Box Office Leatherface ha incassato 311 mila euro .

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
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Ritmo sostenuto e storia avvincente per uno scontro tra diversi caratteri che rende alta la tensione relazionale.
Recensione di Rudy Salvagnini
Recensione di Rudy Salvagnini

Il compleanno del piccolo Jed Sawyer è piuttosto particolare, così com'è particolare la sua famiglia. Assieme alla torta, il regalo è una sega a motore con cui uccidere la sua prima vittima, un vicino accusato di furto di maiali. Mamma Verna e il resto della famiglia acclamano, ma Jed non se la sente. Texas, 1955. Jed attira in trappola la giovane Betty Hartman in un fienile dove il resto della famiglia la ammazza. Il fidanzato di Betty, però, avvisa gli agenti che subito accorrono. Accorre anche il ranger Hal Hartman, papà di Betty, che conosce i misfatti della famiglia Sawyer e, in cerca di vendetta, requisisce Jed e gli altri minorenni per mandarli in istituti di correzione.
Dieci anni dopo, la volenterosa e ben intenzionata infermiera Elizabeth, detta Lizzy, prende servizio nell'istituto Gorman dedicato alla cura di ragazzi che hanno avuto problemi. Verna sa che Jed è lì, ma non glielo fanno vedere: gli hanno anche cambiato nome, ma lei sa che lo riconoscerebbe nonostante il tempo passato. Perciò si introduce con la forza e genera un parapiglia del quale i reclusi approfittano per ribellarsi in modo sanguinoso, uccidendo anche il titolare dell'istituto, responsabile di nefandezze infinite. Lizzy è presa come ostaggio dallo psicopatico Ike, dalla pazza Clarice, dal corpulento e demente Bud, oltre che da Jackson, l'unico a mostrare segni di umanità e normalità. Il quintetto si dà alla fuga, braccato dalla polizia e dai propri demoni in quella che diventa presto un'orgia di sangue.

Non aprite quella porta non è stato solo il film migliore di Tobe Hooper, recentemente scomparso, ma è stato anche un film fondamentale nella ridefinizione del genere horror, capace di influenzare come pochi altri.

Ha generato una serie (il cui terzo episodio si chiamava Leatherface, come questo) e ha avuto un remake che ha generato a sua volta un seguito (o un prequel, per essere più esatti). Tutti, a parte forse il primo seguito diretto dallo stesso Hooper, più o meno con la stessa storia per la serie repetita iuvant (al botteghino). Adesso, come per i super eroi (e in fondo Leatherface può ormai essere ascritto al genere, versante supercattivi) si narrano le origini del personaggio più iconico della serie, quel mastodonte dalla maschera di pelle umana che si diletta con la sega a motore.
Era necessario descrivere un retroterra psicopatico-sociologico per dettagliare il perché una persona si sia trasformata nell'energumeno con la sega a motore? Non era già più che sufficiente quello che avevamo visto nel film originale, dove Leatherface era perfettamente inserito, quale componente più selvaggio (ma obbediente), all'interno di una famiglia disfunzionale al massimo grado, ma frutto di una società malata in tempi malati (e anche in quello stava la forza sociopolitica del film di Hooper)? Stranamente, in questo caso, la risposta non è quella che ci si potrebbe aspettare, nel senso che forse non era necessario un film come questo, ma senza dubbio ha una sua ragion d'essere per il modo in cui è stato fatto e per come riesce a rielaborare e rigenerare in modo efficace una serie che sembrava aver detto tutto.

Merito di una coppia di autori francesi che già si era fatta notare in campo horror (per esempio con il notevole à l'intérieur) e qui conferma ottime qualità nella messa in scena. La rivolta nell'istituto, per esempio, è rappresentata in modo magistrale con un crescendo selvaggio di ferocia liberatoria perfettamente calibrato, con i reclusi ad assaporare la libertà dalle torture dei loro aguzzini. Certo, non esistono personaggi positivi, tranne la giovane infermiera catturata in un vortice di orrore a rappresentare il punto di vista di una normalità che sembra sfuggire a tutti gli altri personaggi. Per il resto, restando nell'alveo dei personaggi che istituzionalmente dovrebbero essere positivi, le autorità sono invece conniventi, corrotte, feroci o del tutto accecate dall'odio come il ranger Hartman che richiama in modo più contenuto nei comportamenti il personaggio interpretato da Dennis Hopper nel primo seguito della serie originale.
Il ritmo è sostenuto e la storia - con più di qualche eco dai film gangsteristici on the road degli anni '70 - avvincente e, soprattutto, diversa da quelle solitamente raccontate negli altri film della serie. La tensione relazionale creata attraverso lo scontro dei diversi caratteri è sempre alta e rende interessante lo sviluppo della vicenda.
Anche dal punto di vista visivo il film è meritevole e suggestivo, sia nelle opprimenti e macabre scene boschive notturne sia in quelle soleggiate e aperte delle pianure texane. Talvolta le reazioni dei personaggi sono sopra le righe, ma del resto sono quasi tutti più o meno squilibrati per cui la cosa è per così dire giustificata in via di fatto. Per la soddisfazione degli appassionati, non mancano il gore e i dettagli malsani, come la necrofilia di Clarice.
Teso e avvincente, il film vive anche di una certa ambiguità nell'identificazione del personaggio del titolo e dispone con esiti, a volte sorprendenti, del destino dei suoi personaggi. Il trucidissimo finale è il momento in cui forse il film paga un po' dazio all'appartenenza a una serie, per la necessità di riportare la storia al punto di partenza del film originario: in questa parte gli esiti sono quindi un po' scontati, ma Bustillo e Maury cercano con un certo successo di superare la prevedibilità con un'accentuazione della spettacolarità della violenza.
Molto buona anche la prova del cast. Vanessa Grasse è un'eroina convincente, Stephen Dorff dà buona enfasi alle ossessioni del suo uomo di legge, James Bloor ha la capacità d'essere genuinamente minaccioso, ma si vede con piacere soprattutto la brava Lili Taylor, attrice esperta e sempre capace, in ogni genere di film, di dare quel qualcosa di più ai suoi personaggi.
Tra i produttori esecutivi anche Tobe Hooper e Kim Henkel, creatori della serie.

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