La guerra dei cafoni

Film 2017 | Commedia +13 90 min.

Anno2017
GenereCommedia
ProduzioneItalia
Durata90 minuti
Regia diDavide Barletti, Lorenzo Conte
AttoriPasquale Patruno, Letizia Pia Cartolaro, Donato Paterno, Angelo Pignatelli, Alice Azzariti Piero Dioniso, Claudio Santamaria, Ernesto Mahieux.
Uscitagiovedì 27 aprile 2017
TagDa vedere 2017
DistribuzioneIsmaele Film
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 3,05 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Davide Barletti, Lorenzo Conte. Un film Da vedere 2017 con Pasquale Patruno, Letizia Pia Cartolaro, Donato Paterno, Angelo Pignatelli, Alice Azzariti. Cast completo Genere Commedia - Italia, 2017, durata 90 minuti. Uscita cinema giovedì 27 aprile 2017 distribuito da Ismaele Film. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,05 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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L'eterna lotta tra ricchi e poveri rivive in una guerra tra due bande di adolescenti, in una Puglia magica dove è bandita ogni presenza adulta.

Consigliato sì!
3,05/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 3,10
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ

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Un'analisi socio-antropologica di quell'Italia che non c'è più, acutamente aspra e priva di eufemismi.
Recensione di Giancarlo Zappoli
martedì 25 aprile 2017
Recensione di Giancarlo Zappoli
martedì 25 aprile 2017

A Torrematta, territorio selvaggio e sconfinato in cui non vi e` traccia di adulti se si esclude il gestore di un capanno-bar, ogni estate si combatte una lotta tra bande: da una parte i figli dei ricchi, i signori, e dall'altra i figli della terra, i cafoni. A capo dei rispettivi schieramenti si fronteggiano il fascinoso Francisco Marinho e il cupo Scaleno. Si combattono dalla culla, trascinando nel conflitto di classe i propri "soldati".
Davide Barletti e Lorenzo Conte sono riusciti a portare con successo sullo schermo un progetto che sulla carta avrebbe potuto sembrare troppo ambizioso. A partire dal casting, formato da adolescenti alla loro prima esperienza cinematografica chiamati a interpretare con un dialetto stretto, (i cafoni) tanto da necessitare dei sottotitoli, un passaggio d'epoca per loro lontanissima. Un lungo percorso laboratoriale li ha condotti a prestazioni di estrema naturalezza fondamentali per l'esito di una messa in scena complessa, ispirata al romanzo omonimo di Carlo D'amicis.
Il prologo, con la sua netta distinzione medievale tra chi era il padrone e chi il cafone, funge da chiave di lettura per l'intera opera. Perché poi si passa agli anni Settanta in cui le due bande formate da chi ha troppo e chi non ha nulla si combattono senza tregua cercando al contempo di conoscersi. Un santo protettore dei cafoni che si chiama Papaquaremma, un cane di nome Mosè e un ragazzo e una ragazza (Francesco Marihno e Mela) che, come Romeo e Giulietta appartengono alle classi opposte, possono essere validi esempi di un rimando ad archetipi narrativi forti. Si avverte anche un'eco de Il signore delle mosche di Peter Brook senza però che vi sia la benché minima perdita di originalità. Perché qui il dramma è temperato dal sorriso suscitato dal personaggio del piccolo Tonino ma soprattutto perché l'analisi socio-antropologica di quell'Italia che non c'è più è acutamente aspra e priva di eufemismi.
Il conflitto sociale sta per mutare la propria esplicita conflittualità per sprofondare in fenomeni che, se non fossimo nell'assolata Puglia, definiremmo carsici. A prevalere in questa mutazione è la temibile figura di Cuggino che segna l'ingresso ufficiale della malavita organizzata nel tessuto sociale I cafoni non vogliono diventare delinquenti, come viene detto in un battuta, ma i delinquenti sapranno come progressivamente espropriarli della loro valenza che ha radici ancestrali.

Sei d'accordo con Giancarlo Zappoli?
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
venerdì 28 aprile 2017
Francesco Alò
Il Messaggero

In una Puglia anni '70 di cave abbandonate, pozzi, bunker, "cinemini" (danno L'ultima neve di primavera), flipper, scogli e calciatori brasiliani biondi (Francisco Marinho), i figli dei signori giocano alla guerra contro quelli dei cafoni. L'escalation "militare" potrebbe portare alla morte, i genitori sono assenti e le prime pulsioni erotiche paiono destabilizzare tutti (capo dei signori prova attrazione [...] Vai alla recensione »

giovedì 27 aprile 2017
Roberto Nepoti
La Repubblica

Un centinaio d'anni fa lo scrittore francese Louis Pergaud pubblicò un libro, La guerra dei bottoni, che avrebbe avuto una versione per lo schermo, seguita da ben tre remake. Il soggetto era l'atavica rivalità tra i ragazzi di due villaggi di campagna, che si battevano cercando in ogni modo di umiliare l'avversario. Il tutto era narrato dal punto di vista dei ragazzi.

giovedì 27 aprile 2017
Silvio Danese
Quotidiano Nazionale

Se dal titolo viene in mente "La guerra dei bottoni" di Pergaud sulle due bande di ragazzini attratti seriamente da offese, vessazioni, prigionia e violenze da infliggere al nemico, non è sbagliato. Incorniciata una scena ancestrale sul diritto del più forte, dove Santamaria ha un cameo nei panni di un possidente dell'antichità greca, questa è la storia di due bande rivali di adolescenti, i cafoni [...] Vai alla recensione »

giovedì 27 aprile 2017
Cristina Piccino
Il Manifesto

Tutto comincia nel medioevo dei signori che sui contadini, «i cafoni», esercitavano ogni diritto a cominciare da quello della vita. Un padre e un figlio sfidano le leggi e attraversano per bere la terra dei padroni che li uccidono. Da allora poco è cambiato e Torrematta, un paesino della Puglia diviene ogni estate il luogo in cui lo scontro si ripete.

giovedì 27 aprile 2017
Federico Pontiggia
Il Fatto Quotidiano

A Torrematta ogni estate si combatte una lotta tra signori, i figli dei ricchi, e cafoni, i figli della terra. A capo delle rispettive bande sono il fighetto Francisco Marinho detto Maligno e il torvo Scaleno, ma all'orizzonte c'è una novità: i cafoni non sopportano più il giogo e dichiarano una guerra senza campo, pronti a prendersi tutto, dal flipper alle barche, dal Caballero alle donne.

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