I miei giorni più belli

Un film di Arnaud Desplechin. Con Mathieu Amalric, Lou Roy-Lecollinet, Quentin Dolmaire, Léonard Matton, Dinara Droukarova, Françoise Lebrun, Irina Vavilova, Olivier Rabourdin Titolo originale Trois Souvenirs de ma Jeunesse. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 120 min. - Francia 2015. - Bim Distribuzione uscita mercoledì 22 giugno 2016. MYMONETRO I miei giorni più belli * * * * - valutazione media: 4,17 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato assolutamente sì!
4,17/5
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Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * * * -
 critica * * * * -
 pubblicon.d.
Paul Dédalus riflette sul suo passato: dall'infanzia tormentata al rapporto con la famiglia. Ma soprattutto ricorda Esther, il suo grande amore.
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Desplechin riprende il personaggio di uno dei suoi primi film in un egopic che afferma il primato della soggettività e dell'introspezione
Marzia Gandolfi     * * * * -
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TROVASTREAMING

Dopo un soggiorno in Tagikistan, Paul Dédalus, antropologo francese, rientra a Parigi. Fermato dalla polizia di frontiera, viene interrogato da un funzionario della DGSE (i servizi segreti esteri francesi). Paul Dédalus deve spiegare l'esistenza di un suo perfetto omonimo, un ebreo russo nato il suo stesso giorno, rifugiato in Israele e morto da qualche anno e da qualche parte in Australia. Paul cerca nei ricordi e risale il tempo, indietro fino all'infanzia, alla morte per suicidio della madre, alla sua giovinezza coi fratelli e il padre vedovo inconsolabile, il suo incontro con la dottoressa Behanzin, all'origine della sua vocazione per l'antropologia, e quello con Esther, il suo primo e struggente amore.
È un nome che dona al film di Arnaud Desplechin il suo primo respiro. Chi è Paul Dédalus? Chi è quest'uomo che confrontato con un'identità parallela si mette a sondare la sua? E cosa definisce un uomo? Il nome, la data e il luogo di nascita scritti sul passaporto? Oppure i ricordi incalzanti che si contendono lo spazio nella sua memoria, scrivendo giorno dopo giorno i capitoli di un romanzo intimo? Facciamo un passo indietro. Paul Dédalus è l'eroe de I miei giorni più belli ma il suo nome viene da lontano. Alter ego di James Joyce venuto al mondo con "Ritratto dell'artista da giovane" e poi 'cresciuto' nel suo "Ulisse", Dédalus è il doppio finzionale di Desplechin concepito nel 1996 (Comment je me suis disputé...ma vie sexuelle) e incarnato da Mathieu Amalric. Dodici anni dopo riemerge bambino in Racconto di Natale e sotto il tetto della grande casa roubaisienne della matriarca Junon/Deneuve, diciannove anni dopo ritorna in un film-fiume declinato in tre capitoli che gradualmente crescono in ampiezza e durata, accompagnando il protagonista dall'infanzia all'età adulta.
Seguendo il modello stabilito da François Truffaut, Desplechin riprende il personaggio di uno dei suoi primi film per fargli vivere delle nuove avventure, passate e presenti. (Es)tratto da Comment je me suis disputé...(ma vie sexuelle), Paul Dédalus non è più lo stesso ma non è nemmeno un altro (ieri filosofo, oggi antropologo). Scarti e incoerenze (intenzionali) tra i due Dédalus rendono (im)possibile il proseguimento di un film nell'altro, cortocircuitando e riorganizzando tutto in un egopic che afferma il primato della soggettività e dell'introspezione.
Tuffato nella sua memoria, Paul Dédalus pesca tre ricordi, quelli del titolo francese (Trois souvenirs de ma jeunesse): il primo, breve e violento, fa eco alle opere passate del regista e ad altri grandi momenti del cinema sull'infanzia (Truffaut e Pialat, Rossellini e Buñuel); il secondo rimanda a un altro mito fondatore del cinema di Desplechin, quello dello spionaggio (La Sentinelle), la belle aventure (la gita scolastica in URSS) serve all'autore per concepire un altro Paul Dédalus, il giovane ebreo a cui il nostro, personaggio eroico bigger than life, dona il suo passaporto per raggiungere Israele; il terzo, cuore battente del film, è consacrato al soggetto amato, Esther, adolescente dall'allure fatale che lo fa capitolare per sempre. Il souvenir conclusivo e più lungo è in sostanza un teen-movie, un film 'per corrispondenza' (tra Roubaix e Parigi), una storia d'amore ordinaria e magnifica e magnifica perché ordinaria. Un sentimento che non ha niente di eccezionale se non di essere stato vissuto e mai dimenticato.
Scandito dai turbamenti e dagli eccessi della passione, dalle lettere che gli amanti si scrivono e leggono guardando in 'camera', il terzo episodio si svolge sullo sfondo della caduta del Muro di Berlino che segna la fine dell'adolescenza e trasloca Paul a Parigi. E a Parigi il protagonista, che prende a pugni la vita e si lascia pestare dalla vita, avvia i suoi studi di antropologia ed elegge, dopo la zia, una nuova madre adottiva, la professoressa Behanzin che ha il nome di un re africano senza regno, eroe mitico della resistenza alla Francia coloniale. Egoista e passionale, Esther è la magnifica ossessione di Paul che apprende la vita, cresce, invecchia e si scopre ancora pieno di un "furore intatto" davanti al suo rivale, l'amico canaglia che lo derubò del suo 'bene', e al sentimento irriducibile per Esther, che ha amato, tradito, lasciato, ripreso, ripensato, rivissuto. Desplechin filma il loro desiderio adolescente in quello che ha di più grande e tragico: una libertà che aiuta a determinarsi e a diventare soggetto quando sei giovane, un 'peso' di cui non sai più che fare quando sei diventato grande. Creatura e creatore, Paul Dédalus è condiviso da Antoine Bui, Quentin Dolmaire e Mathieu Amalric.
Dei tre corpi-memoria (infanzia, giovinezza, maturità), l'ultimo pronuncia "je me souviens", risorgendo gli altri in un tourbillon romanzesco, una riconfigurazione ininterrotta che prosegue oggi con un vero-falso prequel, che non si impone subito con evidenza ma trova progressivamente il suo battito. Un movimento retrospettivo che assume la forma del ricordo e un movimento di rilancio che lo rimette in circolo, incarnato in volti sconosciuti (Antoine Bui, Quentin Dolmaire) e splendidamente lontani dal loro doppio più àgé (Mathieu Amalric). Fantasma di carne e sangue con cui s'intendono senza vacillare nello spettatore il credito di un personaggio che non smette di sbocciare.

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Premi e nomination I miei giorni più belli

premi
nomination
Cesar
1
10
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Un quasi remake

domenica 26 giugno 2016 di vanessa zarastro

“I miei giorni più belli” è un film per nostalgici di Truffaut che sentono ancora bisogno di “romanzi intimi” e di problemi degli amori adolescenziali in una piccola città della provincia francese. Le vicende sentimentali sono presentate in flash back - il titolo originale è “Trois Souvenirs de ma Jeunesse” – e narrate la dalla voce fuori campo del protagonista (non faceva così anche Truffaut?) Paul Dédalus che, continua »

* * * - -

Presuntuosamente disorientante

martedì 10 gennaio 2017 di LBavassano

Non si capisce bene dove voglia andare a parare il film di Desplechin, se l'intenzione del regista sia quella, piuttosto fine a se stessa, di disorientare lo spettatore mescolando i generi e, in parte, gli stili narrativi, o se invece sia stata la storia a sfuggirgli di mano prendendo il sopravvento. Fatto sta che dei tre ricordi che dovrebbero costituirne la trama, i primi due, l'infanzia traumatica e l'avventura "spionistica" adolescenziale, restano frammenti non sviluppati continua »

Dedalus
A che serve l'amicizia quando la passione è ancora intatta?
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FOCUS | Il film di Desplechin è uno dei casi più eclatanti di critica letteraria trasformata in azione estetica.

Un film proustiano

domenica 26 giugno 2016 - Roy Menarini

I miei giorni più belli, un film proustiano Esiste uno spazio per il cinema di Arnaud Desplechin oggi? La domanda non deve apparire peregrina visto che è così difficile distribuire i suoi film in Italia - e bisogna essere felici della presenza in sala del suo ultimo e vorticoso I miei giorni più belli. Si tratta di un cinema (e di un cineasta) che fa dell'assorbimento emotivo e della fabulazione verbale la sostanza stessa della sua arte. Nella produzione contemporanea, l'opera di Desplechin non somiglia a nessun'altra, perché rifiuta sia la dimensione contemplativa dello "scolpire il tempo" di tanto cinema del reale di oggi, sia la medietà della produzione francese "borghese" fatta di dialoghi, osservazione del personaggio, arco di trasformazione dei caratteri.

TRAILER | Presentato nella Quinzaine des Réalisateurs al Festival di Cannes 2015, il film di Desplechin premio César 2016 per la migliore regia. Dal 22 giugno al cinema.

Il trailer

martedì 14 giugno 2016 - a cura della redazione

I miei giorni più belli, il trailer Arnaud Desplechin, il grande regista francese che dipinge sentimenti ed emozioni con una maestria unica, torna a raccontarci le vicende di Paul Dédalus, l'enigmatico e romantico anti-eroe già interpretato nel 1996 da Mathieu Amalric in Comment je me suis disputé... (ma vie sexuelle). Ne I miei giorni più belli incontriamo un Paul bambino e ne ripercorriamo l'infanzia e la giovinezza, segnate da grande passione e amori negati, conquistati e perduti. Il film è quindi una riflessione di un uomo, Paul, sulle esperienze significative di una vita vissuta intensamente: un'infanzia difficile, un'adolescenza di appassionato impegno politico, una giovinezza segnata da scelte radicali e dall'amore assoluto per una sola donna: Esther.

La gioventù secondo Desplechin, tra Stevenson e Truffau

di Fabio Ferzetti Il Messaggero

Estate, stagione di capolavori. A volte è quando i cinema si svuotano che gli schermi accolgono le immagini più originali, le storie più folli, i registi più inclassificabili. Quest'anno (da giovedì) tocca a Desplechin, classe 1960, autore di una decina di film che mescolano gioiosamente invenzione e autobiografia, dramma e commedia, splendore e bizzarria (tra i pochi visti in Italia, Re e regina, Racconto di Natale, Jimmy P.). Banalizzato in I miei giorni più belli, "Trois souvenirs de ma jeunesse" fu uno degli eventi di Cannes 2015 e ruota intorno a un "Io" narrante così liberamente reinventato da chiamarsi Paul Dedalus, come il personaggio di Joyce. »

Nel labirinto dei sentimenti

di Eugenio Renzi Il Manifesto

«Ricordi della giovinezza» che danno il titolo al nuovo film di Arnaud Desplechin (in Italia esce però come I miei giorni più belli, a Roma e Bologna e on demand sulle principali piattaforme) sono quelli di Paul Dedalus, antropologo e viaggiatore irrequieto, uomo dall'abile ingegno e dall'abilissima lingua, perennemente in fuga, incantatore e seduttore precoce. Dopo molti anni passati a girare i paesi dell'ex impero sovietico, Paul lascia il Tajikistan per fare ritorno in Francia. Non perché gll vada, ma perché «deve farlo». »

di Anna Maria Pasetti Il Fatto Quotidiano

Trois souvenirs de ma jeunesse, ovvero tre ricordi dalla mia giovinezza. Sono quelli di Paul Dédalus, un uomo qualunque e quindi "speciale" se lo si sa osservare da vicino. La memoria del suo passato riemerge con potenza quando rientra in Francia dal Tajikistan, dove si trovava per lavoro. L'infanzia con una madre in preda ad attacchi di follia, l'adolescenza con le prime sperimentazioni amorose e le passioni politiche, la gioventù con le prime delusioni e l'amore di una vita per Esther. Il regista francese "specialista" in ritratti intimi e familiari torna a raccontare l'esistenza dell'anti eroe Dédalus che già lo aveva appassionato nel 1996 in Comment je me suis disputé. »

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