7 Days in Havana

Un film di Laurent Cantet, Benicio Del Toro, Julio Medem, Josh Hutcherson, Daniel Brühl, Emir Kusturica, Ana de Armas, Elia Suleiman.
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Titolo originale 7 Días En la Habana. Drammatico, durata 129 min. - Francia, Spagna 2012. - Bim uscita venerdì 8 giugno 2012. MYMONETRO 7 Days in Havana * * 1/2 - - valutazione media: 2,95 su 22 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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2,95/5
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Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (ITALIA)
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Sette registi per sette sguardi differenti e d'autore, a La Havana.
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7 giorni per sette autori tra stereotipi e sguardi originali
Marzia Gandolfi     * * * - -

All'Avana, battuta dal vento e dal mare dei Caraibi, si muovono i personaggi di sette storie che non si incontreranno mai. Quella di Teddy Atkins, turista americano iscritto alla scuola di cinema che finirà per andare a scuola di vita sul taxi di Angelito. Quella di Emir Kusturica, ebbro di vino e di vita, capitato a l'Avana per ritirare un premio alla carriera e perduto dietro una jam session. Quella di Cecilia, cantante cubana dalla voce suadente che innamora un impresario madrileno e sogna un contratto all'estero. Quella di Elia Suleiman, regista palestinese, che non parla spagnolo ma guarda la realtà dell'Avana, attendendo un appuntamento all'ambasciata di Palestina. Quella di un'adolescente omosessuale mortificata e 'ravveduta' da un esorcismo. Quella ancora di Mirta Gutierrez, psicologa che impasta torte e monta uova per sbarcare il lunario. Quella infine di Martha, che vede la Madonna e assolda un intero condominio per costruirle una fontana e celebrarla dentro una domenica cubana.
L'Avana e il suo malecon, un lungomare di dodici chilometri che affronta l'oceano, osservato da case fatiscenti e percorso da vecchie auto colorate. Auto incerte e hotel esagerati e lussuosi lasciati in eredità dagli americani negli anni Cinquanta. La capitale di un'isola a confine tra universi di civiltà distinte, come quella ispanica e quella anglosassone. Un'identità ibrida che dietro al volto decadente mostra bagliori di speranza, diventando il set di un'opera collettiva diretta da Benicio Del Toro, Pablo Trapero, Julio Medem, Elia Suleiman, Gaspar Noé, Juan Carlos Tabío e Laurent Cantet. Sette giorni per sette autori per sette episodi che si confrontano con Cuba, lo stereotipo e il mito. Due argentini, un portoricano, un cubano, un palestinese, un francese e uno spagnolo scendono per le strade disfatte dell'Avana incontrando personaggi-tipo che rappresentano molto spesso un'idea stereotipata di Cuba: quella del sesso, delle spiagge, delle mulatte, del rum, della bellezza.
Se l'episodio dei più è facile e facilmente dimenticabile, più riuscito quello di Del Toro e Trapero, stucchevole quello di Medem e mancato quello Tabío, di indubbio interesse sono i 'brani' di Suleiman, Noé e Cantet, che escono dai cliché e tentano il ribaltamento, battendo strade suggestive e marginali. Se Suleiman si mette addirittura in scena, osservando immobile e silente una città difficile e complessa, contraddittoria e adescatrice, che ti abbaglia per non farti capire di più, per non farti trovare più, Noé rivolge lo sguardo alla Cuba arcaica dentro l'episodio più essenziale e rigoroso intorno a un rituale. Una cerimonia barbara e primitiva che strappa i 'veli sublimatori' delle religioni per restituirci il carattere genuino e violento di un esorcismo ai danni di un'adolescente colpevole soltanto di amare.
E il Ritual del regista spagnolo dialoga bene con La fuente di Cantet, addentrandosi nell'intricata quanto esuberante selva del sincretismo religioso e culturale cubano. Tra donne e Madonne, Noé e Cantet intuiscono e restituiscono un culto magico-religioso che sposa riti pagani a tradizione cattolica, bestialità a comunanza, centrando il cuore dell'Avana e la sua malinconia quieta.
Le tre stelle sono per loro e il loro spaiato atto d'amore a Cuba. Un atto d'amore per un Paese e un sogno che si sta perdendo dietro le parole recidive e il corpo vuoto di Fidel Castro, rimandato penosamente dalle televisioni di un albergo in cui non si trova l'uscita.

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Incassi 7 Days in Havana
Primo Weekend Italia: € 48.000
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Cuba libre

lunedì 11 giugno 2012 di pressa catozzo

Che dire, il cinema non finisce mai di stupirmi. Più che sette perle le definerei sette diamanti. Se lo giravano a Naoli avrebbe offerto le stesse emozioni. Un isola martoriata dall'embargo dovuto all'arroganza di chi dichiara di esportare democrazia. Sette episodi che attraversano un isola e le anime di chi ci vive. Merita di essere visto, ne uscirete ballando.  continua »

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Ritratto di cuba in sette episodi

lunedì 11 giugno 2012 di Filippo Catani

Il film prende le mosse dai giorni della settimana. Per ognuno dei sette giorni un regista racconta l'Avana e Cuba a modo suo. Il film risulta essere gradevole e anche i singoli episodi hanno la giusta durata per non rendere il film o troppo prolisso o al contrario troppo frammentato. Si possono vedere alcuni dei connotati tipici dell'isola per esempio da una parte troviamo il bellissimo albergo che ospita i turisti e dall'altra parte la povertà di certi quartieri popolari. continua »

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La città in bilico

giovedì 21 febbraio 2013 di stefanoadm

L'umanità vitale di Cuba, le sue passioni, le sue tradizioni, il fascino esercitato su visitatori più o meno illustri, la povertà, i riti, la dignità, gli espedienti. "7 days in Havana" racconta l'isola, per così dire, dal basso: niente Hemingway, niente Che, niente mito della rivoluzione. Sullo schermo, storie di persone comuni, anche quando i protagonisti sono star come Daniel Bruhl o Emir Kusturica (che gigioneggia ma racconta bene). Affiora continua »

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GALLERY | Le foto del film girato e ambientato nella capitale cubana.

7 registi per una città unica

giovedì 7 giugno 2012 - a cura della redazione

7 Days in Havana, 7 registi per una città unica Una fotografia a colori, un ritratto contemporaneo della capitale di Cuba, così tradizionale ma anche così innovativa. Un film diviso in sette capitoli, diretti da altrettanti autori internazionali: Benicio Del Toro, Pablo Trapero, Laurent Cantet, Elia Suleiman, Juan Carlos Tabío, Gaspar Noé e Julio Medem. Ciascuno di loro ha immaginato un giorno della settimana, ognuno con il proprio stile e con la propria sensibilità. Le trame, ovviamente, sono indipendenti, ma è la forza espressiva a legarle, le immagini, i luoghi e i personaggi simbolo, lo scorrere parallelo dei diversi ambienti sociali.

Quelle cartoline da Cuba dallo sguardo macho

di Mariuccia Ciotta Il Manifesto

Tour di una settimana per scoprire Cuba e le sue bellezze , Fidel Castro, le vecchie auto americane, la musica, i sigari, il Che e le «ragazze facili»... L'invito viene da Leonardo Padura Fuentes, illustre giornalista e scrittore cubano di Cuba, tradotto in tutto il mondo grazie ai suoi romanzi poliziesco-sociali animati dal tenente Conde, e non si può rifiutare. Nasce così 7 dias en la Habana (Certain regard, in uscita nelle sale), 7 cortometraggi di 15 minuti l'uno, firmati da Benicio Del Toro, Pablo Trapero, Julio Medem, Elia Suleiman, Gaspar Noé, Juan Carlos Tabìo e Laurent Cantet, che cercano di decostruire gli stereotipi dell'isola. »

Sette sguardi su l'Havana e molti luoghi comuni

di Paolo D'Agostini La Repubblica

Sette sguardi sull’Avana di oggi, altrettanti episodi ciascuno per un giorno della settimana — una qualsiasi settimana del 2011— dal lunedì alla domenica. Affidato a tanti registi quanti sono gli episodi e i giorni, il progetto ha di significativo che nasce da un’iniziativa cubana (l’etichetta nazionale del rum) intorno alla quale si sono raccolte altre forze produttive spagnole e francesi. Dal punto di vista creativo l’idea ha raccolto intorno alle storie scritte da Leonardo Padura Fuentes, romanziere cubano di fama internazionale soprattutto grazie ai romanzi che hanno per protagonista il tenente Mario Conde (pubblicati in Italia da Marco Tropea), tutti cineasti di nascita o di formazione e comunque di passione latinoamericana e cubana: Benicio Del Toro, attore al suo debutto come regista, gli argentini Pablo Trapero e Iulio Medem, il palestinese Elia Suleiman che con la sua inconfondibile cifra umoristica fatta di impassibilità (alla Tati, si è detto, o alla Buster Keaton) è anche protagonista del suo segmento, l’argentino-francese Gaspar Noè noto per il suo stile scioccante, il cubano Juan Carlos Tabìo e il francese Laurent Cantet, i cui film da Risorse umane a La classe hanno tutt’altra cifra rispetto a quella del connazionale Noè. »

Cuba, tristezza e fame scherzosa

di Luigi Paini Il Sole-24 Ore

Fidèl parla parla parla... Nella Cuba ingessata della rivoluzione castrista, nella sua bella capitale uscita da una fotografia di mezzo secolo fa, si svolgono le sette storie di un film all’apparenza tenero e sognante, ma nella sostanza, a saperlo leggere tra le righe, duro e impietoso. A cominciare dalle singole inquadrature, che fotografano con l’immediatezza di un’istantanea le angosciose contraddizioni di un presente privato del futuro: mentre sorridiamo delle arcaiche e tanto folcloristiche macchinone sempre ferme per qualche inevitabile guasto, rabbrividiamo nel vedere interni di palazzi fatiscenti, maiali e galline che sgambettano tranquillamente nei cortili, in mezzo a bimbi e adulti, in una promiscuità che denuncia senza attenuanti una situazione intollerabile di miseria infinita. »

Carosello in salsa cubana

di Valerio Caprara Il Mattino

Cuba libre (ma non troppo). Ancora un’operazione d’assemblaggio autoriale, condotta dall’apprezzato scrittore Padura Fuentes che ha convocato sette registi incaricandoli di girare all’Avana altrettanti episodi, quindici minuti ciascuno per un giorno della settimana. Si presenta così, con tutti i limiti del caso, «7 days in Havana», ballata per forza di cose frammentaria ed episodica sulla conclamata e vitalistica contraddittorietà dell’impagabile isola (ex?) rivoluzionaria. Nel bene e nel male i mini-film finiscono, in effetti, per riproporre l’ampia quanto precaria gamma di sensazioni ieri e oggi provate da qualsiasi turista sbarcato nella capitale cubana con il suo bagaglio di benevolenze, pregiudizi e malizie tra il politicizzato, il letterario e l’emozionale. »

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