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ciro
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giovedì 26 gennaio 2006
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fortuna e talento.
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Una pallina da tennis che rimbalza sulla rete. Una sequenza al ralenty e una voce fuori campo che accompagnano, solenni, quella pallina metafora del caos che governa il mondo. E’ tutto qui, racchiuso nel fantastico e indimenticabile minuto iniziale, il senso dell’ultimo film di Woody Allen, perfetta sintesi della casualità del vivere, in cui ogni evento è frutto del caso, della fortuna, delle coincidenze ingovernabili.
A Chris, giovane irlandese ex-stella del tennis mondiale, ogni cosa sembra andare per il verso giusto, tutto nella sua vita volge incredibilmente al meglio, seppur tra vicissitudini drammatiche che si susseguono in un crescendo addirittura epico, grazie ad una capacità di giocare con la tensione e la suspence che Allen ci aveva sin qui tenuto (chissà perché) nascosta.
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Una pallina da tennis che rimbalza sulla rete. Una sequenza al ralenty e una voce fuori campo che accompagnano, solenni, quella pallina metafora del caos che governa il mondo. E’ tutto qui, racchiuso nel fantastico e indimenticabile minuto iniziale, il senso dell’ultimo film di Woody Allen, perfetta sintesi della casualità del vivere, in cui ogni evento è frutto del caso, della fortuna, delle coincidenze ingovernabili.
A Chris, giovane irlandese ex-stella del tennis mondiale, ogni cosa sembra andare per il verso giusto, tutto nella sua vita volge incredibilmente al meglio, seppur tra vicissitudini drammatiche che si susseguono in un crescendo addirittura epico, grazie ad una capacità di giocare con la tensione e la suspence che Allen ci aveva sin qui tenuto (chissà perché) nascosta. In questo senso dunque Match Point assomiglia a un’opera di Dostoeskij, all’interno della quale si muove, leggero e sfuggente, il protagonista di un romanzo di Maupassant. Un Bel-Ami che si aggira tra le pagine di Delitto e Castigo (anche se sarebbe meglio dire di Delitto senza Castigo), con un cinismo e un distacco che rimandano al miglior noir.
Ed a chiudere il cerchio, perfetto, lo spiazzante finale, un anello che (ancora al ralenty), sembra danzare nell’aria, sospeso tra tempo e destino, riportandoci al principio del film, alla visione filosofica e antideterministica dell’universo entropico del regista.
Solenne ed essenziale, colto e raffinato, capolavoro fuori dal tempo.
Grazie Woody.
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(di andrea)
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stefano
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domenica 15 gennaio 2006
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match point: delitto e castigo secondo woody allen
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Una pallina da tennis viene lanciata da una parte all’altra del campo; a un certo punto, la pallina rimbalza sulla rete e rimane sospesa nell’aria: sarà solo il caso a decidere in quale metà del campo cadrà alla fine, decretando così le sorti della partita. In questo singolare incipit è riassunto il senso del nuovo, splendido film di Woody Allen, Match point, un autentico gioiello nella produzione del grande maestro (oltre che uno dei suoi lavori più insoliti). Innanzitutto, per la prima Allen ha scelto di giocare in trasferta: il film infatti non si svolge a New York, cornice indimenticabile di pellicole quali Io e Annie e Manhattan, bensì a Londra: la Londra raffinata e suggestiva dei quartieri alti, tra i palazzi della City e le gallerie d’arte, scenario malinconico e perfetto per questa storia che si ispira a Delitto e castigo e che prosegue il discorso già impostato con il precedente, magnifico Crimini e misfatti.
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Una pallina da tennis viene lanciata da una parte all’altra del campo; a un certo punto, la pallina rimbalza sulla rete e rimane sospesa nell’aria: sarà solo il caso a decidere in quale metà del campo cadrà alla fine, decretando così le sorti della partita. In questo singolare incipit è riassunto il senso del nuovo, splendido film di Woody Allen, Match point, un autentico gioiello nella produzione del grande maestro (oltre che uno dei suoi lavori più insoliti). Innanzitutto, per la prima Allen ha scelto di giocare in trasferta: il film infatti non si svolge a New York, cornice indimenticabile di pellicole quali Io e Annie e Manhattan, bensì a Londra: la Londra raffinata e suggestiva dei quartieri alti, tra i palazzi della City e le gallerie d’arte, scenario malinconico e perfetto per questa storia che si ispira a Delitto e castigo e che prosegue il discorso già impostato con il precedente, magnifico Crimini e misfatti. In questo film Woody Allen ci racconta le vicende di Chris, un giovane insegnante di tennis che, un po’ per fortuna e un po’ grazie al suo naturale carisma, viene introdotto in una rispettabile famiglia dell’alta borghesia londinese e si fidanza con Chloe, la sorella del suo amico Tom. Il padre di Chloe procura a Chris un ottimo impiego e ne fa un uomo di successo: tutto procede per il meglio, fino a quando Chris non perde la testa per una conturbante attricetta americana, Nola, e inizia con lei una pericolosa relazione clandestina. Grazie all’abilissima regia, Woody Allen fa in modo che lo spettatore simpatizzi fin da subito con il protagonista, un giovane di umili origini che si muove in una società dominata dalle spietate regole del denaro, e che finisca inevitabilmente col parteggiare per lui, diventandone in un certo senso complice e confidente. Il risultato è un film amaro e crudele, che descrive con impietosa lucidità le debolezze umane, la necessità del delitto e l’assenza del castigo, in un mondo in cui non esiste una giustizia divina e nel quale il caso è l’unico arbitro in grado di decidere le sorti del nostro destino. Allontanandosi dal genere a lui più congeniale della commedia, Woody Allen ci ha regalato un altro dei suoi capolavori, un film spietato e bellissimo che appassionerà lo spettatore dall’inizio alla fine. Assolutamente da vedere!
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(di frederaik)
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elia
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lunedì 16 gennaio 2006
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allen ci piaci
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Due sono i buoni motivi per vedere questo film: Woody Allen, mai così cinico e sorprendente e Scarlet Johansson. Il concetto che la fortuna o la sfortuna, sotto forma di un evento favorevole anzichè sfavorevole, decida la sorte delle persone, irrompe nella mente passando dal cuore. La razionalità umana, nella decisione di non rinunciare al proprio benessere economico sociale, ha il sopravvento sul vero amore e sulla scelta di un futuro piu' incerto. Per una volta qualcuno ha avuto il coraggio di costruire una storia dal risvolto incredibilmente crudele e fondato sulle reali paure umane. La povertà, l'incertezza, la mancata considerazione delle persone, l'anonimato sociale, ad oggi sono autentici tormenti da cui ognuno crea le proprie ambizioni, i propri sogni o desideri.
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Due sono i buoni motivi per vedere questo film: Woody Allen, mai così cinico e sorprendente e Scarlet Johansson. Il concetto che la fortuna o la sfortuna, sotto forma di un evento favorevole anzichè sfavorevole, decida la sorte delle persone, irrompe nella mente passando dal cuore. La razionalità umana, nella decisione di non rinunciare al proprio benessere economico sociale, ha il sopravvento sul vero amore e sulla scelta di un futuro piu' incerto. Per una volta qualcuno ha avuto il coraggio di costruire una storia dal risvolto incredibilmente crudele e fondato sulle reali paure umane. La povertà, l'incertezza, la mancata considerazione delle persone, l'anonimato sociale, ad oggi sono autentici tormenti da cui ognuno crea le proprie ambizioni, i propri sogni o desideri. Chiunque guardando il film direbbe di aver fatto la scelta opposta del protagonista. Invece no, la passione che lega Nola e Chris non basta, o perlomeno non ha la stessa forza dell'istinto di sopravvivenza umano che ti fa pensare a te stesso prima di ogni altra cosa. Allen ce lo spiattella dritto in faccia e per questo lo adoro. Niente finale smielato e coerenza a tutta birra.
Un occhio di riguardo per Scarlet Johansson, sempre più bella e brava come non mai. Esprime al meglio ogni tipo di sentimento: amore, odio, gelosia, passione.
Drammatica, sensuale, ammaliante con un solo sguardo, perfetta. Fa innamorare di lei
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fabio
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domenica 29 gennaio 2006
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match point
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Con questo film Allen senbra confermare che l'umorismo è una possibile sfaccettatura del cinismo: più accessibile e semplice ma, in fondo, della stessa matrice. "Match point" rappresenta una storia esemplare per meditare sul caso e sui "dardi dell'oltraggiosa sorte"...una continua citazione colta in cui, fin dall'inizio, il tennista in crisi ed in cerca di fede, si perde nella lettura di "Delitto e Castigo" fino a smarrirsi nel delitto inutile, dettato dalle fredde leggi meccaniche del successo nell'alta società. "Se Dio non esiste tutto è permesso"...da parte di Allen una ricerca spasmodica di morale e di un senso alla vita, fuori dalle regole umane e spietate dei vinti e dei vincitori. Il punto del match che accorda la vittoria all'amaro tennista Chris (non c'è felicità nel delitto, comunque) è la sequenza magistrale.
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Con questo film Allen senbra confermare che l'umorismo è una possibile sfaccettatura del cinismo: più accessibile e semplice ma, in fondo, della stessa matrice. "Match point" rappresenta una storia esemplare per meditare sul caso e sui "dardi dell'oltraggiosa sorte"...una continua citazione colta in cui, fin dall'inizio, il tennista in crisi ed in cerca di fede, si perde nella lettura di "Delitto e Castigo" fino a smarrirsi nel delitto inutile, dettato dalle fredde leggi meccaniche del successo nell'alta società. "Se Dio non esiste tutto è permesso"...da parte di Allen una ricerca spasmodica di morale e di un senso alla vita, fuori dalle regole umane e spietate dei vinti e dei vincitori. Il punto del match che accorda la vittoria all'amaro tennista Chris (non c'è felicità nel delitto, comunque) è la sequenza magistrale...l'anello predato e lanciato nel Tamigi cade dalla balaustra nel campo del tennista ma gli accorda il punto della vittoria anziché la sconfitta..il caso governa il bene ed il male e per questa vita il male serve più del bene. Un messaggio amaro che Allen regala al pubblico, denso di significato. Ho lasciato la sala meditando sul film e questo vuol dire cinema...alcune ingenuità di sceneggiatura sono facilmente perdonate di fronte all'essenza filosofica che Allen rinvia agli spettatori. Finale triste ed amaro, come triste è del resto la vita, con il contrappunto di melodramma lirico a scandirne la rappresentazione in ogni punto del film. Grande film.
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rosafio joel
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giovedì 27 marzo 2008
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quando la casualità ha una scelta (e che scelta!)
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Avere o essere! Questo è il centro del film di Woody Allen “Matchpoint”. Ho letto molte recensioni su quest’opera e tutte, ma proprio tutte elevano come la casualità degli episodi sia il tema fondamentale, di come possano portare una persona a costruirsi dei percorsi di vita fino ad attimi prima impensabili! Ma, a mio avviso, è proprio dopo la casualità che si delinea il tema principale del film, apertamente in contrasto con quello appena citato: la scelta. La scelta se vivere con il vero amore o con quello finto. La scelta di vivere alla giornata o di cullarsi su allori non propri. La scelta di essere felici o di comprarsi la gioia con i soldi. E’ la scelta di vivere secondo la modalità dell’avere o dell’essere, una tematica cara ad Erich Fromm.
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Avere o essere! Questo è il centro del film di Woody Allen “Matchpoint”. Ho letto molte recensioni su quest’opera e tutte, ma proprio tutte elevano come la casualità degli episodi sia il tema fondamentale, di come possano portare una persona a costruirsi dei percorsi di vita fino ad attimi prima impensabili! Ma, a mio avviso, è proprio dopo la casualità che si delinea il tema principale del film, apertamente in contrasto con quello appena citato: la scelta. La scelta se vivere con il vero amore o con quello finto. La scelta di vivere alla giornata o di cullarsi su allori non propri. La scelta di essere felici o di comprarsi la gioia con i soldi. E’ la scelta di vivere secondo la modalità dell’avere o dell’essere, una tematica cara ad Erich Fromm. Non me ne voglia qualcuno se cito un sociologo, ma questo film di Woody Allen sembra sintetizzare perfettamente il nocciolo, il problema dell’uomo moderno: quello di vivere ogni giorno con l’obiettivo di possedere qualcosa. Fromm sapientemente intuisce che il malore della società attuale è quello di scambiare la nozione di avere con quella di essere. Se il protagonista infatti compie un percorso in questa vicenda è, con l’aiuto della fortuna, proprio quello di scalare velocemente le gerarchie sociali, arrivando a sposare la figlia di un ricco imprenditore solo per mantenere un buon tenore di vita. Il punto è che l’uomo da queste possibilità di ricchezze diventa cieco, avido, cinico.
La modalità di vita dell’essere si concentra sul vivere pienamente, interagire con ogni cosa in modo sincero e creativo; è attività liberatrice. E, cosa più importante, non mira a possedere alunchè a parte il minimo indispensabile per vivere correttamente.
In questo caso, il protagonista ha l’opportunità di vivere bene con se stesso nel lasciare la moglie per la ragazza che ama veramente, nonostante così facendo non abbia garanzie sul futuro; ma è qui che subentra nuovamente Fromm: “Chi si trovi in questa condizione (e cioè nella modalità dell’avere), ignora che, una volta gettata via la stampella della proprietà, può cominciare finalmente a servirsi delle sue proprie forze, a camminare con le sue gambe. A trattenerlo è l’illusione che non è in grado di camminare da solo, la paura di crollare qualora non sia più sostenuto dalle cose che possiede.”
E il protagonista che fa? La stampella la getta? Purtroppo no. E’ sopraffatto dalla paura di rimanere a terra. La sua felicità interiore evidentemente è meno importante del bene materiale. Cosa fa allora? Semplice: la sua unica vera felicità la soffoca, ammazzandola impietosamente. Dona il buio all’unica cosa che poteva toglierli la sua vita ‘acquisita’ ma che temporaneamente avrebbe potuto renderlo veramente felice. Ha vinto la modernità, l’industria, l’economia, i soldi, la superficialità. Ha vinto l’uomo moderno e la sua falsità.
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joeblack
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lunedì 16 gennaio 2006
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inquitante
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Premetto che la mia visione della vita è del tutto discordante da quella che viene palesata dal Film .
Detto ciò , va riconoscito che Match Point coglie nel segno, lascia allo spettatore una sensazione strana , quasi di angoscia !
La frase iniziale del film è il tema ricorrente dell'intera trama e il concetto è tanto semplice quanto terrorizzante se lo si analizza in profondità , NON IMPORTA ESSERE BRILLANTI O TALENTUOSI , L'IMPORTANTE E' ESSERE FORTUNATI!
L'impotenza del genere umano di fronte al destino , il principio secondo cui nulla è quello che sembra, si fondono in un'unica visone tremendamente drammatica della vita che lascia con l'amaro in bocca ma che in un certo qual modo ci fa riflettere!
In questa "recensione" non intendo ne accennare la trama ne analizzarla ma posso parlare di emozioni e questa opera di emozioni allo spettatore nel lascia.
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Premetto che la mia visione della vita è del tutto discordante da quella che viene palesata dal Film .
Detto ciò , va riconoscito che Match Point coglie nel segno, lascia allo spettatore una sensazione strana , quasi di angoscia !
La frase iniziale del film è il tema ricorrente dell'intera trama e il concetto è tanto semplice quanto terrorizzante se lo si analizza in profondità , NON IMPORTA ESSERE BRILLANTI O TALENTUOSI , L'IMPORTANTE E' ESSERE FORTUNATI!
L'impotenza del genere umano di fronte al destino , il principio secondo cui nulla è quello che sembra, si fondono in un'unica visone tremendamente drammatica della vita che lascia con l'amaro in bocca ma che in un certo qual modo ci fa riflettere!
In questa "recensione" non intendo ne accennare la trama ne analizzarla ma posso parlare di emozioni e questa opera di emozioni allo spettatore nel lascia.
Unica pecca è a mio avviso, il ritmo della narrazione, che sebbene si addica ad un film del genere , risulta essere troppo lenta per i tempi di oggi .
In definitiva io lo consiglio un pò perchè non è il solito film scontato che ogni anno le grandi case cinematografiche ci propinano , un pò perchè in un mondo dove la tv e i media in genere sono gli avversari del pensare, è divertente che il mezzo cinematografico non serva a scollegare il cervello ma a farci riflettere!
(joeblack)
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raptus
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domenica 15 gennaio 2006
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delitto e ...
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Che meraviglia!!! Grazie Woody! Finalmente un film davvero degno di questo nome che si inserisce perfettamente in questo buon momento (se non ottimo) del cinema attuale (The New World, Mary, Lady Vendetta, A History of Violence) e ne diventa il sovrano assoluto. Storia d'amore, thriller, giallo psicologico, momenti comico-ironici costituiscono gli ingredienti perfetti di questo superbo lavoro. Woody Allen non abbandona la propria idea di universo senza senso nel quale le anime si affannano fra morali provvisorie e affarismi. Eppure questo film (esattamente come "Crimini e misfatti) non si spegne in un vuoto cinismo. La ricerca di una giustizia, anche se soffocata dalle circostanze, e del senso della vita attraversano perennemente la sceneggiatura e la trama.
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Che meraviglia!!! Grazie Woody! Finalmente un film davvero degno di questo nome che si inserisce perfettamente in questo buon momento (se non ottimo) del cinema attuale (The New World, Mary, Lady Vendetta, A History of Violence) e ne diventa il sovrano assoluto. Storia d'amore, thriller, giallo psicologico, momenti comico-ironici costituiscono gli ingredienti perfetti di questo superbo lavoro. Woody Allen non abbandona la propria idea di universo senza senso nel quale le anime si affannano fra morali provvisorie e affarismi. Eppure questo film (esattamente come "Crimini e misfatti) non si spegne in un vuoto cinismo. La ricerca di una giustizia, anche se soffocata dalle circostanze, e del senso della vita attraversano perennemente la sceneggiatura e la trama. Immagini stupende, attori presentati in maniera egregia, psicologie profonde e studiate nel dettaglio...insomma un vero e proprio gioiello.
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(di simone76)
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(di anonimolacustre)
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alessandro r.
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venerdì 13 gennaio 2006
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capolavoro!!!
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Semplicemente uno dei migliori film di sempre di Woddy Allen...
Vero capolavoro....non ha assolutamente nulla da invidiare a Manhattan, Crimini e misfatti, Annie Hall, Radio Days e La rosa purpurea del Cairo...si dimostra...nonostate i suoi ultimi film (Criminali da strapazzo, Melinda e Melinda, La Maledizione dello Scorpione di giada, Anything Else) non all'altezza del regista, di essere un genio vivente, di sfornare uno dei suoi piu affascinanti e attuali film a 70 anni.
Perfetto il cast, sia i protagonisti e i personaggi secondari...inusuale la musica (lirica invece del jazz), e una Londra molto manahattiana...la scena della pallina e dell'anello sono da brividi.
La conferma di un artista.
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Semplicemente uno dei migliori film di sempre di Woddy Allen...
Vero capolavoro....non ha assolutamente nulla da invidiare a Manhattan, Crimini e misfatti, Annie Hall, Radio Days e La rosa purpurea del Cairo...si dimostra...nonostate i suoi ultimi film (Criminali da strapazzo, Melinda e Melinda, La Maledizione dello Scorpione di giada, Anything Else) non all'altezza del regista, di essere un genio vivente, di sfornare uno dei suoi piu affascinanti e attuali film a 70 anni.
Perfetto il cast, sia i protagonisti e i personaggi secondari...inusuale la musica (lirica invece del jazz), e una Londra molto manahattiana...la scena della pallina e dell'anello sono da brividi.
La conferma di un artista.
Da vedere assolutamente.
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tommaso battimiello
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giovedì 3 marzo 2011
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la pallina rimbalza. dentro o fuori?
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Ex - giocatore di tennis ormai ritiratosi alla più modesta ma ben retribuita attività di maestro in un ricco ed esclusivo club londinese, Chris Wilton (Jonathan Rhys-Meyers) brucia velocemente le tappe dell’ascesa sociale e sentimentale: dando lezioni di tennis al ricco e facoltoso Tom Hewett, entra prima nelle sue grazie e poi in quelle della sorella Chloe (Emily Mortimer), di cui si innamora.
Diventato “uno di famiglia” dopo il matrimonio con Chloe, Chris guadagna un posto nel mondo degli affari grazie al suo status di “genero del capo” e acquista un gigantesco appartamento che affaccia proprio sul Tamigi.
Ormai Chris ha toccato l’apice economico e sociale, entrato ormai a far parte della ricca aristocrazia londinese, ma la comparsa sulla scena della angelica e sensuale Nola Rice (Scarlett Johansson), nuova fiamma di Tom, lo fa vacillare in preda a sentimenti violenti e contrastanti.
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Ex - giocatore di tennis ormai ritiratosi alla più modesta ma ben retribuita attività di maestro in un ricco ed esclusivo club londinese, Chris Wilton (Jonathan Rhys-Meyers) brucia velocemente le tappe dell’ascesa sociale e sentimentale: dando lezioni di tennis al ricco e facoltoso Tom Hewett, entra prima nelle sue grazie e poi in quelle della sorella Chloe (Emily Mortimer), di cui si innamora.
Diventato “uno di famiglia” dopo il matrimonio con Chloe, Chris guadagna un posto nel mondo degli affari grazie al suo status di “genero del capo” e acquista un gigantesco appartamento che affaccia proprio sul Tamigi.
Ormai Chris ha toccato l’apice economico e sociale, entrato ormai a far parte della ricca aristocrazia londinese, ma la comparsa sulla scena della angelica e sensuale Nola Rice (Scarlett Johansson), nuova fiamma di Tom, lo fa vacillare in preda a sentimenti violenti e contrastanti.Chris finisce col zittire la sua coscienza e tradire sua moglie per Nola, con la quale avrà una passionale relazione che si complicherà, però, quando la bella amante rimane in cinta.
Allora Chris, diviso fra la fedeltà alla moglie (e, soprattutto, al suo stile di vita) e l’autentico amore per Nola, si decide a portare fino in fondo quella che gli sembra l’unica, drammatica, soluzione.
Straordinario quanto insolito film scritto e diretto da un Woody Allen quanto mai in forma (anzi, forse proprio il migliore degli ultimi anni), “Match Point” non si discosta dalle tematiche per così dire “borghesi” o “familiari” di Allen, usandole però come sfondo e base d’appoggio per un discorso più vasto, profondo ed esistenziale sull’irrazionalità e la casualità dell’esistenza umana.
E’ infatti la fortuna (nel senso latino di vox media) al centro della riflessione cinematografica di Allen. E’ la fortuna a far conoscere Tom e Chris, è la fortuna a far incontrare per caso Chris e Nola nelle strade di Londra, è nuovamente la fortuna a far da padrona nell’emblematica conclusione.
Quanto mai esplicativa è la leggerezza con la quale i due detective arrivano vicini alla soluzione dell’indagine ma poi vi rinunciano davanti alla sorte che li guarda con un sorriso beffardo dipinto sul volto.
E meravigliosa, quasi commovente, è la sequenza finale nella quale Chirs spera quasi nell’arresto, che sarebbe quantomeno un segno di senso e di razionalità in una realtà che gli sfugge ormai via dalle mani.Il match point della vita è quindi spesso fuori dal nostro controllo ma la sorte non viene mostrata come un’arrogante e spavalda divinità pagana, bensì come un beffardo e dispettosa, che stravolge con inquietante leggerezza le vicende degli uomini, dando un tocco irridente e quasi comico alla tragedia della vita.
Un ottimo Jonathan Rhys-Meyers viene però completamente surclassato e messo in ombra da un eccezionale Scarlett Johansson, che dopo solo un anno dall’uscita di Match Point si ripeterà nel The Prestige del londinese Christopher Nolan.
La breve parte d’indagine è solo ed esclusivamente funzionale alla riflessione di Allen sull’irrazionale, affermata proprio nel campo in cui è la razionalità a far da padrona.
Match Point è, in conclusione, un ulteriore prova a favore del fatto che, seppur le sue commedie siano come al solito ben congeniate, sono le tragedie quelle più riuscite all’ultimo periodo del regista newyorkese, come dimostra anche “Sogni e delitti”, in cui Allen mostra tutto il suo eclettismo e la sua abilità cinematografica.
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jaky86
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mercoledì 23 febbraio 2011
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un inedito e fantastico allen
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Ci trasferiamo da New York a Londra, mentre Gershwin viene sostituito da Verdi e Rossini, ma il genio di Woody rimane. Una storia di amore e tradimenti ambientata tra la borghesia inglese sfocia in tragedia quando Tom non riesce a resistere alla futura cognata, una Scarlett Johansson fantastica. Sarà la sorte a decidere il finale, come quando la pallina da tennis si scaglia sulla rete e cadendo da una parte o dall'altra può decidere l'esito di una partita, disegnando il confine labile tra vittoria e sconfitta. Sicuramente il miglior Allen degli ultimi 10 anni, dove la sua produzione stakanovista non ci ha regalato grandissime perle. Indimenticabile il personaggio interpretato dalla Johansson; il regista ci dimostra tutto il suo amore per la sua musa, ricoprendola di una sensualità indimenticabile.
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Ci trasferiamo da New York a Londra, mentre Gershwin viene sostituito da Verdi e Rossini, ma il genio di Woody rimane. Una storia di amore e tradimenti ambientata tra la borghesia inglese sfocia in tragedia quando Tom non riesce a resistere alla futura cognata, una Scarlett Johansson fantastica. Sarà la sorte a decidere il finale, come quando la pallina da tennis si scaglia sulla rete e cadendo da una parte o dall'altra può decidere l'esito di una partita, disegnando il confine labile tra vittoria e sconfitta. Sicuramente il miglior Allen degli ultimi 10 anni, dove la sua produzione stakanovista non ci ha regalato grandissime perle. Indimenticabile il personaggio interpretato dalla Johansson; il regista ci dimostra tutto il suo amore per la sua musa, ricoprendola di una sensualità indimenticabile.
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