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davide chiappetta
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mercoledì 28 marzo 2012
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capolavoro mancato
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Sorrentino e uno dei pochissimi registi italiani, che si contino su un solo palmo della mano, che riesce ancora a dire qualcosa e affascinare con il suo modo di girare e montare, ma qui chi la fa da padrona è il grande Giacomo Rizzo caratterista delle commedie erotiche all'italiana e 'Rigoletto' nel film mediocre 'Novecento' di Bertolucci. Se leviamo lui che sorregge quasi tutto il film con la sua grandissima recitazione e mimica espressiva e una colonna sonora e regia sorprendente (a volte sembra di oscillare tra territori gangsteristici scorsesiani e situazioni morettiane senza soluzione di continuità) rimane ben poco da valorizzare, anzi ... , il film è pieno di luoghi comuni e simboli eccessivi: il documentario che si guarda la madre malata al letto che mostra animali che si mangiano fra loro, sguardi surreali e pensieri onirici improvvisi del protagonista che non stanno ne in cielo ne in terra anche se furbescamente si innestano bene nell'umore del film, un surrealismo lynchiano casareccio da parte di Bentivoglio, il voler a tutti i costi mostrare Rizzo che sia affamato sia di bellissime donne ma anche che frequenti posti e persone laide e lerce, incongruenze di sceneggiature, recitazione puerile e dilettantesca da parte della Chiatti e il padre di lei Angelillo (da poter competere con le peggiori telenovelas italiane) e l'assurdità da parte dell'usuraio di poter sganciare un milione di euro così facilmente come soffiarsi il naso senza aver prima fatto qualche minima indagine ai destinatari ma lasciandosi consigliare solo dal suo falso amico (la cui posizione nel film parte intererssante ma via via mostra telefonicamente tutte le sue carte) e non ultimo alcune pretenziosità del protagonista nel continuo citare aforismi (solo alcune veramente azzeccate), tutto ciò fa del film un mancato capolavoro, se poi il protagonista fa di tutto per apparire bruttissimo e orribile senza lasciare allo spettatore uno spiraglio di simpatia (i suoi avversari sono peggio di lui ma perchè alcuni recitano da cani) il resto si puo immaginare.
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Sorrentino e uno dei pochissimi registi italiani, che si contino su un solo palmo della mano, che riesce ancora a dire qualcosa e affascinare con il suo modo di girare e montare, ma qui chi la fa da padrona è il grande Giacomo Rizzo caratterista delle commedie erotiche all'italiana e 'Rigoletto' nel film mediocre 'Novecento' di Bertolucci. Se leviamo lui che sorregge quasi tutto il film con la sua grandissima recitazione e mimica espressiva e una colonna sonora e regia sorprendente (a volte sembra di oscillare tra territori gangsteristici scorsesiani e situazioni morettiane senza soluzione di continuità) rimane ben poco da valorizzare, anzi ... , il film è pieno di luoghi comuni e simboli eccessivi: il documentario che si guarda la madre malata al letto che mostra animali che si mangiano fra loro, sguardi surreali e pensieri onirici improvvisi del protagonista che non stanno ne in cielo ne in terra anche se furbescamente si innestano bene nell'umore del film, un surrealismo lynchiano casareccio da parte di Bentivoglio, il voler a tutti i costi mostrare Rizzo che sia affamato sia di bellissime donne ma anche che frequenti posti e persone laide e lerce, incongruenze di sceneggiature, recitazione puerile e dilettantesca da parte della Chiatti e il padre di lei Angelillo (da poter competere con le peggiori telenovelas italiane) e l'assurdità da parte dell'usuraio di poter sganciare un milione di euro così facilmente come soffiarsi il naso senza aver prima fatto qualche minima indagine ai destinatari ma lasciandosi consigliare solo dal suo falso amico (la cui posizione nel film parte intererssante ma via via mostra telefonicamente tutte le sue carte) e non ultimo alcune pretenziosità del protagonista nel continuo citare aforismi (solo alcune veramente azzeccate), tutto ciò fa del film un mancato capolavoro, se poi il protagonista fa di tutto per apparire bruttissimo e orribile senza lasciare allo spettatore uno spiraglio di simpatia (i suoi avversari sono peggio di lui ma perchè alcuni recitano da cani) il resto si puo immaginare.... il finale mai veramente catartico. D'altra parte bella l'idea di un usuraio che al momento della riscossione si trasforma in una specie di capo gangster seguito da due grossi scagnozzi (ma tutto finisce in pochi secondi), e bella anche l'idea (anche se forse già visto in qualche film) dei 3 truffatori in giro di notte per Roma vestiti da antichi romani dopo aver partecipato come comparse a un peplum (americano?) dimostrando come sia difficile vivere al giorno d'oggi anche nel mondo del cinema e buttandola sul ridere lo invitano simpaticamente e sfacciatamente a mangiare insieme una pizza dopo avergli fregato il milione. Se Sorrentino avesse mostrato anche la violenza fisica del protagonista sulle sue vittime il film non sarebbe stato cosi sbilanciato, ma questo falso pudore del cineasta nel mostrare violenza fisica (almeno avesse mostrato una forte visione morale lo si poteva capire) lasciando solo violenza morale e sessuale è francamente fastidioso e pedagogico. Comunque anche se i difetti superano di molto i pregi, questi pregi valgono tantissimo la visione del film.
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katamovies
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mercoledì 2 novembre 2011
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this (should) must be the movie
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in poche parole, questo film ha quello che manca all'ultimo di sorrentino: un personaggio protagonista di grande impatto e forza. al confronto con i personaggi protagonisti di questo film, de "il divo" e de "le conseguenze dell'amore", cheyenne appare sbiadito come una vecchia figurina. privo delle sfaccettature, della complessità degli altri tre.
in questo film abbiamo un anziano sarto, geremia de' geremei, alle prese con la vecchia madre anziana e malata. è brutto, povero, privo di fascino, un essere repellente e penoso. dopo poco si scopre che questo personaggio è molto di più che un povero vecchio inchiodato ad una vita di miseria e solitudine.
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in poche parole, questo film ha quello che manca all'ultimo di sorrentino: un personaggio protagonista di grande impatto e forza. al confronto con i personaggi protagonisti di questo film, de "il divo" e de "le conseguenze dell'amore", cheyenne appare sbiadito come una vecchia figurina. privo delle sfaccettature, della complessità degli altri tre.
in questo film abbiamo un anziano sarto, geremia de' geremei, alle prese con la vecchia madre anziana e malata. è brutto, povero, privo di fascino, un essere repellente e penoso. dopo poco si scopre che questo personaggio è molto di più che un povero vecchio inchiodato ad una vita di miseria e solitudine.
oltre alla forza del personaggio, c'è quella dell'intreccio, cioè la storia di un raggiro (sempre efficacie al cinema, vedere "la casa dei giochi" scritto e diretto da david mamet) che fa emergere i caratteri dei personaggi. ottimo il lavoro sui dialoghi e i personaggi.
per quanto riguarda gli attori, eccellente il protagonista (giacomo rizzo), che lavora sulla fisicità, la mimica, la vocalità e il linguaggio. i comprimari sono fabrizio bentivoglio e laura chiatti, il primo va sicuro forte di una professionalità decennale, e un appeal naturale con la macchina da presa. la seconda, una chiatti giovanissima, da la sensazione di una certa rigidità, ma forse è solo acerba. il suo personaggio non sembra abbastanza incisivo, ed è un peccato.
da vedere assolutamente.
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mara65
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giovedì 14 luglio 2011
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arriva il grottesco
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Dopo i temi noir e il clima rarefatto de Le conseguenze dell'amore, Sorrentino cambia genere. Punta al grottesco, con questo personaggio strampalato, Geremia de Geremei, usuraio. Costruisce attorno una storia abbastanza classica, dove può cimentarsi con il suo stile inconfondibile. Ottime le geometrie che cerca nel taglio delle inquadrature. Lui stesso dice che il film è stato girato a Latina, per ritrovare quelle architetture spaziali alla De Chirico, nate sotto il periodo fascista. Secondo me, il finale tagliato (quello proiettato al festival di cannes) è migliore di quello che è stato montato nel film finale. Anche altre scene tagliate (presenti a cannes) sono molto belle ed è un peccato che siano state tagliate.
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mario_platonov
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venerdì 28 gennaio 2011
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l'estetica del brutto e del ridicolo
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Sorrentino riesce, tra i pochi in Italia, a raccontare storie totalmente immerse nel reale attraverso un linguaggio fatto di eccessi e di simboli, con una regia che sembra sempre “oltrepassare” i protagonisti in scena per soffermarsi su una realtà difficile da afferrare.
L’amico di famiglia è un perfetto esempio di questo cinema. La camera ci porta oltre le vicende di Geremia (sarto e usuraio), ampliando con tono amaro e ironico le distorsioni della provincia italiana acuite da un linguaggio cinematografico tendente al grottesco ma proprio per questo più efficace.
E nelle vicende di questo piccolo grande usuraio del basso Lazio - personaggio la cui spregevolezza morale viene esaltata dalla ripugnanza del suo aspetto fisico e dal deterioramento di tutto ciò che lo circonda (la casa, la madre) – Sorrentino riesce a tenere la storia su un piano che esula dal moralismo più facile.
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Sorrentino riesce, tra i pochi in Italia, a raccontare storie totalmente immerse nel reale attraverso un linguaggio fatto di eccessi e di simboli, con una regia che sembra sempre “oltrepassare” i protagonisti in scena per soffermarsi su una realtà difficile da afferrare.
L’amico di famiglia è un perfetto esempio di questo cinema. La camera ci porta oltre le vicende di Geremia (sarto e usuraio), ampliando con tono amaro e ironico le distorsioni della provincia italiana acuite da un linguaggio cinematografico tendente al grottesco ma proprio per questo più efficace.
E nelle vicende di questo piccolo grande usuraio del basso Lazio - personaggio la cui spregevolezza morale viene esaltata dalla ripugnanza del suo aspetto fisico e dal deterioramento di tutto ciò che lo circonda (la casa, la madre) – Sorrentino riesce a tenere la storia su un piano che esula dal moralismo più facile. Il dubbio è atroce: Geremia non sarà semplicemente l’aspetto più evidente, se non addirittura il prodotto, di un mondo consacrato all'apparenza?
La società che Sorrentino ci mostra è una ridicola e penosa messa in scena, un’autocelebrazione continua basata sul nulla, dove l’estetica vagamente surreale dell’autore ha l’abilità di scuotere continuamente lo spettatore tra il sorriso e l’amarezza.
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gvudu
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lunedì 27 dicembre 2010
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forse non tutti sanno che a storia di geremia...
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E' ispirata a Birolo, il panettaio di Corso Svizzera (credo Paolo mi disse angolo via Balme) a Torino. Proprietario di decine di alloggi si fingeva povero in canna e raccoglieva da terra le verdure al mercato ortofrutticolo della via e li cuoceva nelle focacce ripiene. Gliene avevano parlato mentre era a Torino per il Divo e poi era andato a verificare di persona. La somiglianza è spettacolare!
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luca scialò
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domenica 18 luglio 2010
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lo squallore che impera
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Geremia de' Geremei è un viscido strozzino, che ha una sartoria divenuta ormai solo un'attività di copertura. Vive con la madre, situata perennemente nel letto, in una casa decadente, arsi entrambi da un'avarizia che li sta logorando in una vita squallida. Il tutto fino a quando non incontrerà una giovane ragazza bella come una fata...
Sorrentino ci racconta la storia di un personaggio squallido, ben interpretato da Giacomo Rizzo, anche se calca troppo la mano e lo stereotipizza un pò troppo. Ha voluto dare al film il sapore dello squallore, ma anzichè essere un condimento a piccole dosi, diventa il sapore prevalente, fastidioso, che non lascia apprezzare il film.
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Geremia de' Geremei è un viscido strozzino, che ha una sartoria divenuta ormai solo un'attività di copertura. Vive con la madre, situata perennemente nel letto, in una casa decadente, arsi entrambi da un'avarizia che li sta logorando in una vita squallida. Il tutto fino a quando non incontrerà una giovane ragazza bella come una fata...
Sorrentino ci racconta la storia di un personaggio squallido, ben interpretato da Giacomo Rizzo, anche se calca troppo la mano e lo stereotipizza un pò troppo. Ha voluto dare al film il sapore dello squallore, ma anzichè essere un condimento a piccole dosi, diventa il sapore prevalente, fastidioso, che non lascia apprezzare il film.
I personaggi dei suoi film precedenti sono più chiari, lineari, non eccessivamente caratterizzati. E soprattutto, dopo questo film arriverà il suo capolavoro, che gli permetterà di redimersi...
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kronos
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domenica 13 giugno 2010
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luci e ombre
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E' il film più squilibrato di Paolo Sorrentino: superlativo sotto il profilo tecnico/estetico ma incongruo sotto quello stilistico e narrativo. Si ha la sensazione che le singole sequenze, pur notevoli, manchino d'amalgama con quelle precedenti e successive.
Insomma, un repertorio audio-visivo di sicuro impatto ma che non costituisce un 'vero' e armonico film. Desta perplessità anche l'incessante sentenziosità del piccolo protagonista: certi dialoghi suonano meglio in bocca a Charles Bronson o Clint Eastwood...
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antrace
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giovedì 6 maggio 2010
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gli abissi dell'uomo
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Il film si apre e si chiude con una testa di donna insabbiata , che ha veste monacale nella prima inquadratura e ne è priva dopo . Questo esordio sembra un disegno bizzarro di Jacovitti , il capo contratto anzichè il piedone delle vignette . Poi si snoda la vicenda di Geremia , un cravattaro dell'agro pontino,
orrido , goffo,malaticcio che vive solo con la madre anziana inferma .Geremia associa ai bassi guadagni minuziosi espedienti quotidiani, nasconde il suo denaro, non ha relazioni sociali , nè tantomeno affettive , consapevole che la sua condizione bruta ha varcato i confini della tolleranza umana. Questua qua e là beni spiccioli , cerca furtivi godimenti erotici con qualche donna , sopravvive a se stesso con una melliflua rete di ammiccamenti , masssime sentenziose,
crudi adescamenti o sorde minacce ai clienti .
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Il film si apre e si chiude con una testa di donna insabbiata , che ha veste monacale nella prima inquadratura e ne è priva dopo . Questo esordio sembra un disegno bizzarro di Jacovitti , il capo contratto anzichè il piedone delle vignette . Poi si snoda la vicenda di Geremia , un cravattaro dell'agro pontino,
orrido , goffo,malaticcio che vive solo con la madre anziana inferma .Geremia associa ai bassi guadagni minuziosi espedienti quotidiani, nasconde il suo denaro, non ha relazioni sociali , nè tantomeno affettive , consapevole che la sua condizione bruta ha varcato i confini della tolleranza umana. Questua qua e là beni spiccioli , cerca furtivi godimenti erotici con qualche donna , sopravvive a se stesso con una melliflua rete di ammiccamenti , masssime sentenziose,
crudi adescamenti o sorde minacce ai clienti . Geremia filosofeggia con le sue vittime , si presenta come l'ineffabile amico di famiglia, disposto a prestare loro soccorso economico , sapendo che per il suo lucro potrà azzannarle . Sembra inossidabile nel cinismo , privo di scrupoli , finchè non cede
al desiderio di una ragazza e non viene ingannato e soggiogato dalla sua avvenenza . Il film è sopra le righe , nello stile di Sorrentino, tenebroso quanto surreale , unisce il gusto teatrale di Fellini alle immagini del neorealismo di De Sica , un romanzo d'appendice tradotto in sequenze spoglie ma non prive di suggestione . Geremia è sempre solo quando esce per strada , sempre curvo e furtivo , va verso casa mentre la folla si assiepa ad un concorso di teen agers portando con sè delle sedie per prendere posto ; non immagina che pure scansando la folla non riuscirà a mantenere il suo beffardo riparo , e poroprio in quella piazza viene premiata la fanciulla che lo colpirà . Ottima l'interpretazione di Giacomo Rizzo , sapiente la sceneggiatura , abile comprimario Fabrizio Bentivoglio -
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taniamarina
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martedì 12 maggio 2009
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mai confondere l'insolito con l'impossibile
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L'unico errore in questo film è la locandina che non gli rende onore. Per il resto è un film italiano degno della migliore gloria nostrana, un lucidissimo raccontare delle persone che vivono in toni bassi, e che quando cercano di emergere cadono giù, rovinosamente, in una condizione peggiore della precedente. Giacomo Rizzo è "mostruosamente" bravo come anche gli altri attori, Laura Chiatti è bellissima ma ancora immatura per queste pellicole, la madre è dipinta in modo straordinario. Un capolavoro che fa risorgere le nostre glorie, anche se non ha avuto il successo che meritava. Clicca Taniamarina su google :)
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anonimo
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lunedì 26 maggio 2008
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fabrizio bentivoglio è gino per paolo sorrentino
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Gino (Fabrizio Bentivoglio) è un vecchio cowboy anacronistico, che ha l'amata moglie in coma. Diventerà prima un cliente dell'usuraio Geremia De Geremei, poi il suo killer e poi gli fregherà la donna (derubandolo anche di una ingente somma di denaro) e se ne andrà (scaricando la ragazza).
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