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toty bottalla
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mercoledì 1 febbraio 2012
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troppo impegnativo per questo cast
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E' un film che andava affidato ad attori veri, la trama e le situazioni all'interno di essa sono fuori dalle capacità del cast scelto, la BUBULOVA mi piace molto, certo,...ma per altri motivi! Saluti.
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edilio mentigazza
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lunedì 28 novembre 2011
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la giustizia è meglio della beneficenza.
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Sulla validità artistica della regia e della recitazione, non ho abbastanza esperienza da commentarla. Posso solo dire che il film mi è interessato solo fino a quando non si è voluto dimostrare che la carità è il solo rimedio alla povertà. Esprimo quindi le mie idee su come mi piacerebbe fosse la società in cui vivo, ponendo una domanda forse provocatoria:
«La vendita dell’azienda paterna da parte di chi sarebbe poi diventato San Francesco d’Assisi, per donare il ricavato ai poveri, è stata un’operazione conveniente sotto tutti i punti di vista?»
La mia risposta è no, per questi motivi.
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Sulla validità artistica della regia e della recitazione, non ho abbastanza esperienza da commentarla. Posso solo dire che il film mi è interessato solo fino a quando non si è voluto dimostrare che la carità è il solo rimedio alla povertà. Esprimo quindi le mie idee su come mi piacerebbe fosse la società in cui vivo, ponendo una domanda forse provocatoria:
«La vendita dell’azienda paterna da parte di chi sarebbe poi diventato San Francesco d’Assisi, per donare il ricavato ai poveri, è stata un’operazione conveniente sotto tutti i punti di vista?»
La mia risposta è no, per questi motivi. Primo: se Lui è da ammirare, chi ha comprato l’azienda è forse da biasimare? Secondo: dopo quanto tempo i poveri sono nuovamente diventati tali?
Queste sono pertanto le mie conclusioni:
Vorrei uno Stato così libero e giusto, nel quale l’ammalato ha il diritto di essere curato e non deve sperare solo nella benevolenza del volontario. Pretendo inoltre che il ricco non faccia più l’elemosina al povero, ma paghi sempre equamente le imposte dovute, con le quali gli organi legittimi della Società possano provvedere a tutte le esigenze dei meno abbienti e dei diseredati.
Edilio Mentigazza.
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pan....
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venerdì 10 giugno 2011
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povero il mio cuore sacro
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cuore sacro resterà per sempre uno dei film più belli che abbia mai visto in assoluto. ho conosciuto così Ozpetek e da allora non mi sono persa alcuna sua pellicola. devo dire che i tempi, i personaggi, la recitazione, i dialoghi, la scelta delle musiche e dei contesti sono propri di un'intelligenza mista a profondità che caratterizza il regista in ogni sua opera. non è un film per tutti, leggo che molti lo hanno trovato noioso ed insopportabile. credo che ci siano delle cose che non possono essere apprezzate da coloro che non hanno la fortuna di essere folgorati dal senso stesso della cosa in sè. quando si ha questa fortuna lo spettatore respira e vive ogni istante del film e le conquiste del protagonista sono sue conquiste così come le sconfitte e gli errori e i pianti e i pentimenti e i rimorsi.
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cuore sacro resterà per sempre uno dei film più belli che abbia mai visto in assoluto. ho conosciuto così Ozpetek e da allora non mi sono persa alcuna sua pellicola. devo dire che i tempi, i personaggi, la recitazione, i dialoghi, la scelta delle musiche e dei contesti sono propri di un'intelligenza mista a profondità che caratterizza il regista in ogni sua opera. non è un film per tutti, leggo che molti lo hanno trovato noioso ed insopportabile. credo che ci siano delle cose che non possono essere apprezzate da coloro che non hanno la fortuna di essere folgorati dal senso stesso della cosa in sè. quando si ha questa fortuna lo spettatore respira e vive ogni istante del film e le conquiste del protagonista sono sue conquiste così come le sconfitte e gli errori e i pianti e i pentimenti e i rimorsi...
credo che coloro che non lo apprezzano non abbiano provato tutto questo, perché altrimenti sarebbe stato impossibile non apprezzarlo. Ozpetek resta uno dei migliori registi (se non il migliore) di questi anni sulla scena italiana. il suo nome è una garanzia e le sue scelte sono UNICHE, non perché non ci siano stati altri ad aver affrontato gli stessi argomenti che egli ha affrontato, ma perché il suo modo di raccontare è singolare ed estremamente apprezzabile.
un film così non si merita le ingiurie di chi purtroppo non l'ha capito.
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lady libro
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lunedì 28 febbraio 2011
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brutto
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Uno dei film più brutti che io abbia mai visto.
Noiosissimo, privo di senso e senza alcun filo logico.
Ozpetek ha fatto sicuramente di meglio.
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radiohernandez
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giovedì 3 febbraio 2011
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bello e intenso
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Quando si affrontano temi religiosi non vengono fuori solo dei film eccezionali (come "L'ora di religione" ad es.) o delle opere incompiute. Ci sono anche dei film intensi come questo che, senza offendere nessuno, riescono a non farci dimenticare i valori cristiani che hanno determinato e continuano a determinare le scelte (non così radicali come quelle della protagonista) di molte persone. Brava la Bobulova, meno bravo qualcun altro, ma sono dettagli che non tolgono molto alla bellezza del film. Non concordo poi con chi ha visto un Ozpetek meno in forma.
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bob dylon
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martedì 25 gennaio 2011
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viaggio alla ricerca dell'altro
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E' uno dei film più belli che abbia mai visto. Il regista si è dimostrato un profondo conoscitore delle verità teologiche e ha saputo renderle direttamente accessibili alle emozioni.
La vicenda tratta del graduale disvelamento della Verità, dalla realtà fattuale (il primo cuore) a quella soprannaturale (il secondo cuore, quello sacro), mediante la kenosys totale di sé e l'unione mistica con il prossimo nella sua globalità, rappresentato in modo particolare dai più poveri ed emarginati. Commozione fino alle lacrime per quasi tutta la rappresentazione, ma in modo particolare nella sequenza in cui la protagonista regge tra le braccia il ragazzo emarginato, sfinito dalla stanchezza e dalla follia (richiamo plastico alla "Pietà" di Michelangelo), e in quella dello spogliamento della protagonista sotto la metropolitana, chiaro riferimento al denudamento di San Francesco d'Assisi.
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E' uno dei film più belli che abbia mai visto. Il regista si è dimostrato un profondo conoscitore delle verità teologiche e ha saputo renderle direttamente accessibili alle emozioni.
La vicenda tratta del graduale disvelamento della Verità, dalla realtà fattuale (il primo cuore) a quella soprannaturale (il secondo cuore, quello sacro), mediante la kenosys totale di sé e l'unione mistica con il prossimo nella sua globalità, rappresentato in modo particolare dai più poveri ed emarginati. Commozione fino alle lacrime per quasi tutta la rappresentazione, ma in modo particolare nella sequenza in cui la protagonista regge tra le braccia il ragazzo emarginato, sfinito dalla stanchezza e dalla follia (richiamo plastico alla "Pietà" di Michelangelo), e in quella dello spogliamento della protagonista sotto la metropolitana, chiaro riferimento al denudamento di San Francesco d'Assisi.
Speldido, complimenti al regista!
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giancojazz
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martedì 27 aprile 2010
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e' un ottimo film
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Ho letto un po' di messaggi e la recenione di Andrea Chirichelli e credo sia sfuggito un passaggio essenziale per capire il significato del film, che sarà anche noioso e baroccheggiante, ma quando Chirichelli scrive che la Chiesa ne esce a pezzi dimostra evidentemente che gli sfugge il fatto che il prete ha ragione ed il film vuole aprire una riflessione sul delirio autodistruttivo della protagonista, che ancora una volta quando si libera di tutti i suoi beni materiali dimostra di dare troppa importanza a questi. La scena in cui l'imprenditrice si libera dei gioielli per donarli agli indigenti lungo la strada che li guardano come oggetti privi di valore dimostra che ancora lei non ha compreso come elevare il proprio spirito se non attraverso uno scambio di beni materiali.
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Ho letto un po' di messaggi e la recenione di Andrea Chirichelli e credo sia sfuggito un passaggio essenziale per capire il significato del film, che sarà anche noioso e baroccheggiante, ma quando Chirichelli scrive che la Chiesa ne esce a pezzi dimostra evidentemente che gli sfugge il fatto che il prete ha ragione ed il film vuole aprire una riflessione sul delirio autodistruttivo della protagonista, che ancora una volta quando si libera di tutti i suoi beni materiali dimostra di dare troppa importanza a questi. La scena in cui l'imprenditrice si libera dei gioielli per donarli agli indigenti lungo la strada che li guardano come oggetti privi di valore dimostra che ancora lei non ha compreso come elevare il proprio spirito se non attraverso uno scambio di beni materiali. Quello dell'imprenditrice è un delirio e la strada per elevare il proprio spirito non è né il cammino della zia verso il successo economico né quello di annientazione della protagonista, la quale si crede un novello San Francesco ma in verità è ben lungi dall'esserlo. Il prete invece con il suo modesto operato e con la sua profonda fiducia nei confronti degli altri dimostra un amore incondizionato verso il prossimo.
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tiberiano
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martedì 10 marzo 2009
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aspettative deluse
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Un sabato pomeriggio di pioggia ho preso il DVD in oggetto e me lo sono visto.
So per certo che è piaciuto a miei amici che fanno volontariato, che l'hanno visto chi tre, chi quattro volte. Hanno ritrovato un mondo, persone, situazioni e luoghi che familiari, quale la comunità di sant'Egidio di Roma.
Certo, non è perfetto, i dialoghi a volte scivolano nella retorica, però credo che sia un difetto anche di altri film di Ozpetek.
Gli attori, anzi, le attrici sono superlative, mentre i ruoli maschili sono inconsistenti e marginali, praticamente sbiadite comparse al confronto.
E intuisco anche perchè a tanti non sia piaciuto: a parte il buonismo, i soliti ingredienti dei film di Ozpetek: scorci del centro storico di Roma, la bambina saputella che dà lezioni di vita agli adulti, un personaggio che finisce puntualmente investito da un'auto (Le fate ignoranti), l'ospedale rappresentato come luogo di attesa della morte, anzichè come luogo di riabilitazione e guarigione (Saturno contro).
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Un sabato pomeriggio di pioggia ho preso il DVD in oggetto e me lo sono visto.
So per certo che è piaciuto a miei amici che fanno volontariato, che l'hanno visto chi tre, chi quattro volte. Hanno ritrovato un mondo, persone, situazioni e luoghi che familiari, quale la comunità di sant'Egidio di Roma.
Certo, non è perfetto, i dialoghi a volte scivolano nella retorica, però credo che sia un difetto anche di altri film di Ozpetek.
Gli attori, anzi, le attrici sono superlative, mentre i ruoli maschili sono inconsistenti e marginali, praticamente sbiadite comparse al confronto.
E intuisco anche perchè a tanti non sia piaciuto: a parte il buonismo, i soliti ingredienti dei film di Ozpetek: scorci del centro storico di Roma, la bambina saputella che dà lezioni di vita agli adulti, un personaggio che finisce puntualmente investito da un'auto (Le fate ignoranti), l'ospedale rappresentato come luogo di attesa della morte, anzichè come luogo di riabilitazione e guarigione (Saturno contro)...) e poi manca l'ingrediente decisivo: la gayezza soft di sottofondo !
Invece sono presenti altri due elementi... molto sgradevoli, scomodi, irritanti che non figurano in altri film di Ozpetek: la follia e la miseria, ma non quella miseria esotica e lontana che fa tenerezza, ma la miseria che ci è arrivata qui, fin sotto casa. Dentro casa. Personaggi brutti, sporchi, anche sgarbati, che chiedono tutto senza (poter) dare nulla in cambio. Che la gente cosiddetta 'perbene' preferirebbe non vedersi davanti. Neanche al cinema.
Come negli altri film, Ozpetek racconta fiabe con un finale sempre sospeso e indefinito, aperto, nè dolce nè amaro. Questo film poteva avere uno spessore maggiore, vista la tematica trattata. E devo dire che non l'ho trovato affatto noioso, lo è di più Saturno contro, che lo ha seguito.
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gianfranco
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giovedì 20 marzo 2008
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barbara the beauty
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il film non mi è molto piaciuto e purtroppo rimane un film DI SERIE B,ma Barbara BUBULOVA è BELLISSIMA E BRAVISSIMA E RIESCE A SALVARE IL SALVABILE.
DA VEDERE PER TUTTI I SUOI FAN,ME COMPRESO.
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cineofilo92
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martedì 4 marzo 2008
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dalle stelle alle stalle
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Che brutto colpo: Ozpetek è un regista talentuoso ma troppo autobarocco per riuscire a fare sempre lavori memorabili. Cuore sacro è veramente un film dilaniato tra due anime: una puramente stilistica, pretenziosa, soffocante e eccessivamente melodrammatica, l'altra di etica, che propone un tema che avrebbe meritato di essere visto con uno sguardo diverso da quello del ricco convertito alla povertà. Tutto è già stato visto, tutto è scontato, e nonostante alcune scene di rara intensità, il film è troppo sbilanciato per reggere il peso degli anni. Una picchiata verticale. Con degli scossoni tremendi.
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