|
oppure |
|
ricerca avanzata + preferiti |
|||
Train de vie - Un treno per vivere |
||||||||||||||
|
Un film di Radu Mihaileanu.
Con Agathe De La Fontaine, Lionel Abelanski, Rufus, Clément Harari, Marie José Nat.
continua»
Titolo originale Train de vie.
Commedia,
Ratings: Kids+16,
durata 103 min.
- Francia, Belgio, Romania, Israele, Paesi Bassi 1998.
MYMONETRO
Train de vie - Un treno per vivere
valutazione media:
3,52
su
59
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
|
||||||||||||||
|
||||||||||||||
|
|
||||||||||||||
![]() /5 MYMONETRO© Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
.
|
|
||||||||||||||||||
|
Un piccolo villaggio ebreo nell'Europa dell'Est progressivamente invasa dai nazisti. I quali stanno ormai per sopraggiungere. Che fare?
![]() Un treno per superare le linee nemiche e beffare i nazisti |
|||||||||||||||||||
|
Giancarlo Zappoli
|
|||||||||||||||||||
|
Uno shtetl, un piccolo villaggio ebreo nell'Europa dell'Est progressivamente invasa dai nazisti. I quali stanno ormai per sopraggiungere. Che fare? Il matto ha un'idea: raccogliere il denaro sufficiente per mettere insieme un treno, travestirsi da nazisti e da deportati e tentare così di passare le linee. L'impresa ha inizio tra consensi e dissensi (nasce persino un'agguerrita cellula comunista). Si beffano i nazisti, si disorientano i partigiani, ci si incontra (sul piano umano) e ci si scontra (su quello musicale) con gli zingari. Finché si giunge in una terra di nessuno. Ma sarà proprio così? Romeno ebreo, Mihaileanu gira un film che non ha dietro le spalle la spinta della Miramax, ma che ben più di La vita è bella meriterebbe l'Oscar. Perché è girato con mano sicura, perché mescola ironia e profonda conoscenza della cultura ebraica, perché ha una musica travolgente, perché ha una prima e una seconda parte che non formano due film ma un tutt'uno. E perché per la parte del matto fu inviato il copione a Benigni. Non vogliamo parlare di plagio, ma di ispirazione forse sì.
|
|
|||||||
|
Non l'ho capito
venerdì 24 agosto 2007
di Gianpaolo
Non l'ho capito. Cioè, non capisco perchè metterla sul ridere per tutto il film, dove neanche i nazisti riescono a far paura, e poi lasciar spazio alla meditazione per gli ultimi 30 secondi. Il dramma delle deportazioni, il dolore della morte prima morale e poi fisica, lo sterminio di massa, la persecuzione: niente. Solo questa comunità ebraica un po' bislacca, che segue le dritte di un matto, e si fa beffe dei tedeschi fino alla fine. Ho recepito sì la lezione della possibile convivenza tra individui continua » |
Cantando e suonando verso la libertà
venerdì 23 luglio 2010
di Lozzy
Da un film che parla degli anni bui della guerra ci si aspetta uno stile asciutto ed un tono distaccato e solenne, quasi celebrativo a memoria delle vittime cadute. Secondo l'opinione comune, non è ammissibile poterne parlare in toni leggeri e distesi, senza avere la sensazione di mancare di rispetto a queste persone decedute. Però Radu Mihaileanu riesce in questo intento e nel suo film non si rimane offesi dai suoi toni, anzi si rimane affascinati dalla semplicità continua » |
|
Drammatica leggerezza
martedì 26 luglio 2011
di Filippo Catani
Un paesino di ebrei è sconvolto dalla notizia dell'imminente arrivo dei nazisti. L'unica salvezza sarà quella di cercare rifugio in Palestina. Per fare questo sarà necessario costruire un treno tale e quale q quelli usati per le deportazioni e una parte del villaggio reciterà la parte degli ebrei mentre un'altra parte si fingerà nazista. E' possibile trattare argomenti terribili e dolorosi come la Shoah con leggerezza? Ebbene sì. Già continua » |
Fantasiosa fuga di ebrei dal nazismo
sabato 27 agosto 2011
di Luca Scialò
Siamo nell'Europa invasa dalla Germania nazista. In un paesino nell'est europeo, una comunità di ebrei apprende che i nazisti arriveranno a momenti anche a prendere loro. E così il pazzo del villaggio ha un'idea: costruire un treno e simulare una deportazione con tanto di costumi di militari nazisti, per poter giungere in Palestina. Gli ebrei si danno così da fare e iniziano il loro viaggio e tra mille peripezie macinano Km e Km...Riusciranno a sfuggire all'Olocausto continua » |
|
| Il matto del villaggio Lionel Abelanski mette fine alla disputa fra l'ebreo ateo e comunista Michel Muller e l'ortodosso Rufus | |
| Dio esiste, Dio non esiste: che importanza ha? Vi siete mai chiesti se l'uomo esiste? Dio creò l'uomo a sua immagine... È bello: Schloime a immagine di Dio. Ma chi l'ha scritta questa frase nella Torah? L'uomo. Non Dio, l'uomo. L'ha scritta senza modestia, paragonandosi a Dio. Dio forse ha creato l'uomo, ma l'uomo, l'uomo, il figlio di Dio, ha creato Dio solo per inventare se stesso... L'uomo ha scritto la Bibbia per paura di essere dimenticato, infischiandosene di Dio... Noi non amiamo e non preghiamo Dio, ma lo supplichiamo. Lo supplichiamo perché ci aiuti a tirare avanti: cosa ci importa di Dio per come è?, ci preoccupiamo solo di noi stessi. Allora la questione non è solo sapere se Dio esiste, ma se noi esistiamo. | |
|
vota questa frase:
0
1
2
3
4
5
|
|
| Il "matto del villaggio" Lionel Abelanski e Rufus | |
|
Schloime, perché sei tu il matto? Per caso. lo volevo fare il rabbino, ma il posto era già preso. Visto che mancava il matto, ho pensato: "Fai il matto, se no lo fanno loro. Fallo al posto loro". E non ti senti un po' solo? Oh no, non sono i matti che mancano... No, intendevo una donna. Perché non hai moglie, Schloime, dei bambini, una casa? Ah no, non sono mica matto... |
|
|
vota questa frase:
0
1
2
3
4
5
|
|
| Rabbino (Clément Harari) | |
| "Signore del mondo, non ho mai pensato che saremmo arrivati tutti, ma fa che almeno i bambini e i giovani possano passare la frontiera e vivere in pace in Palestina. E anche gli uomini e le donne, i bambini, hanno bisogno di genitori... e visto che hai già salvato tutta questa gente, perché non salvi anche i vecchi? Che ti hanno fatto?" | |
|
vota questa frase:
0
1
2
3
4
5
|
|
| Aggiungi una frase | |
DVD | Train de vie - Un treno per vivereUscita in DVD
Disponibile on line da mercoledì 22 aprile 2009
|
|
di Luigi Paini Il Sole-24 Ore
Che cosa ci fanno degli ebrei vestiti da nazisti? E come mai sono alla guida di un treno che vaga sui binari dell'Europa orientale, in piena Seconda guerra mondiale? Non è, per fortuna, un convoglio come gli infiniti altri che in quegli orribili giorni conducevano masse di deportati verso i campi di sterminio. Anzi, quei vagoni stanno cercando di andare in direzione opposta, verso la Russia prima, e poi in Palestina, la Terra Promessa. E quei nazisti sono appunto finti: come nel grandissimo Vogliamo vivere, di Ernst Lubitsch, anche in Train de vie Un treno per vivere, di Radu Mihaileanu, si tratta di un travestimento, di una beffa giocata ai danni dei persecutori. » |
di Roberto Escobar Il Sole-24 Ore
Train de vie - Un treno per vivere diventa così la condensazione dell'universo yiddish (i dialoghi sono stati tradotti da Moni Ovadia, grande appassionato ed esperto di quella cultura), in un crescendo di battute, situazioni farsesche, pericoli scampati, scambi di persona, virtuosistici intermezzi musicali che portano la firma del vulcanico Goran Bregovic, già collaboratore in passato di Emir Kusturica. Un disperato inno alla vita, quando tutto intorno grida la morte. «Ridere è un altro modo di piangere», dice Radu Mihaileanu a proposito di Train de vie (Francia, 1998). » |
|
|
di Lietta Tornabuoni La Stampa
Per sottrarsi allo sterminio nazista, nell'estate del 1941 un intero villaggio ebraico dell'Europa centrale si mimetizza in un convoglio ferroviario di deportati, affollato di vittime possibili e di finti carnefici tedeschi: l'unica analogia fra Train de vie e La vita è bella sta nel fatto che affrontano l'Olocausto con una commedia che irride l'orrore e lo trasforma in favola. Ma il secondo film diretto e scritto dal quarantenne Radu Mihaileanu, ebreo franco-romeno figlio d'un deportato, è divertente: una farsa con autoironia su vizi e virtù ebraici, musica, canti, danze, donne nude, sketches comici, irriverenze (“Dio, qualche volta mi chiedo se tu non sia un po' sadico”), macchiette, rivolte (“Dio li ha lasciati fare, i nazisti”), del tutto priva del pathos di Benigni, ricca di sottigliezza, d'intelligenza, di umorismo. » |
di Marco Lodoli Diario
C’è chi nasconde un catatonico e chi un ebefrenico, chi dondola remissivo e chi dà veramente di matto. Se la civiltà scartavetra e spiana le differenze, la follia le esalta. Sono temi che arrivano pari pari dagli anni Settanta, dall’antipsichiatria e dalla ricerca teatrale, temi che prevedono il dibattito, non a caso incluso già all’insegno di libertà e d’amore; oppure un racconto della Guerra di secessione americana, mi sembra di Stephen Crane, in cui un uomo che sta per essere impiccato, nel tempo minimo e feroce della tensione della corda, s’illude di essere fuggito e di tornare a casa. » |
|
| Recensioni & Opinionisti | Articoli & News | Multimedia | Shop & Showtime |
|
Pubblico (per gradimento)
1° | bandiera rossa 2° | lozzy 3° | filippo catani 4° | luca scialò 5° | folsom 6° | gianpaolo |
|