Train de vie - Un treno per vivere

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Un film di Radu Mihaileanu. Con Agathe De La Fontaine, Lionel Abelanski, Rufus, Clément Harari, Marie José Nat.
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Titolo originale Train de vie. Commedia, Ratings: Kids+16, durata 103 min. - Francia, Belgio, Romania, Israele, Paesi Bassi 1998. MYMONETRO Train de vie - Un treno per vivere * * * 1/2 - valutazione media: 3,60 su 62 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato sì!
3,60/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * * 1/2 -
 critican.d.
 pubblico * * * 1/2 -
   
   
   
Un piccolo villaggio ebreo nell'Europa dell'Est progressivamente invasa dai nazisti. I quali stanno ormai per sopraggiungere. Che fare?
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primo piano
Un piccolo grande film, una tragicommedia che unisce originalità narrativa, umorismo yiddish e ritmo impeccabile
Luisa Ceretto     * * * * -

Una sera del 1941, Schlomo, il folle, fa ritorno al proprio shtetl, un villaggio ebraico dell'Europa dell'Est, con la notizia dell'imminente arrivo dei tedeschi. Il Consiglio dei Saggi si riunisce e decide di organizzare un falso treno di deportati per sfuggire ai nazisti. La comunità prepara la partenza in gran segreto per la Terra Promessa...
Secondo lungometraggio di Radu Mihaileanu, regista romeno legato a temi come l'identità culturale, l'esilio, scappato dalla dittatura di Ceausescu nel 1980, Train de vie, fa la sua comparsa al festival di Venezia, dove ottiene il premio Fipresci a cui seguirà il David di Donatello come migliore pellicola straniera.
Un piccolo grande film, una tragicommedia che unisce l'umorismo yiddish, in cui convivono comicità, dramma e malinconia, che non risparmia una grottesca ironia verso gli stessi ebrei, i tedeschi e i comunisti, con un ritmo impeccabile, grazie alla colonna sonora del compositore di alcuni dei migliori film di Kusturica, Goran Bregovic, e soprattutto, ad un'originalità narrativa.
Il racconto di Train de vie, segue la costruzione delle fiabe e ha inizio con un monologo di Schlomo - il regista aveva proposto questo ruolo a Roberto Benigni - con "c'era una volta" e si conclude con un doppio finale. Sin dalle prime battute è esplicito l'intento del suo autore di affrontare il tema della Shoah in una maniera del tutto inedita, sottolineando l'irrealtà della sua finzione, insistendo invece sulla tipicità di una cultura e del folclore ormai scomparsi, scegliendo di restare ai margini del genocidio. I personaggi sono caricaturali e volutamente stereotipati, come il rabbino, il sarto, il folle, il comunista. Mihaileanu riesce egregiamente a mettere in scena gli effetti disumanizzanti dell'ideologia e del potere sull'individuo, mostrando come una commedia possa essere più tragica della tragedia stessa. Come è egli stesso ad affermare: "L'umorismo come ebreo, è ciò che mi ha fatto sopravvivere, che ha salvato la nostra vita e la nostra memoria".

Premi e nomination Train de vie - Un treno per vivere MYmovies
Incassi Train de vie - Un treno per vivere
Incasso Totale* Italia: € 2.366.000
Ultima rilevazione:
Box Office di lunedì 30 gennaio 2012
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Cantando e suonando verso la libertà

venerdì 23 luglio 2010 di Lozzy

  Da un film che parla degli anni bui della guerra ci si aspetta uno stile asciutto ed un tono distaccato e solenne, quasi celebrativo a memoria delle vittime cadute. Secondo l'opinione comune, non è ammissibile poterne parlare in toni leggeri e distesi, senza avere la sensazione di mancare di rispetto a queste persone decedute. Però Radu Mihaileanu riesce in questo intento e nel suo film non si rimane offesi dai suoi toni, anzi si rimane affascinati dalla semplicità continua »

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Non l'ho capito

venerdì 24 agosto 2007 di Gianpaolo

Non l'ho capito. Cioè, non capisco perchè metterla sul ridere per tutto il film, dove neanche i nazisti riescono a far paura, e poi lasciar spazio alla meditazione per gli ultimi 30 secondi. Il dramma delle deportazioni, il dolore della morte prima morale e poi fisica, lo sterminio di massa, la persecuzione: niente. Solo questa comunità ebraica un po' bislacca, che segue le dritte di un matto, e si fa beffe dei tedeschi fino alla fine. Ho recepito sì la lezione della possibile convivenza tra individui continua »

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Chi è dio chi siamo noi??

giovedì 5 aprile 2012 di folsom

Train de vie,la storia di un piccolo villaggio  Ebreo della romania che per sfuggire all'imminente arrivo dei nazisti,decide di organizzare a sua volta un treno composto dagli abitanti stessi,con finti deportati e finti ufficiali nazisti a condurlo.Obbiettivo del treno della vita,portari tutti sani e salvi in Terra Santa.Ottimo film,che viaggia intorno all'idea della fuga alla voglia di fuggire,prende in giro la guerra e i nazisti e tutte le contraddizioni della seconda guerra mondiale,senza continua »

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Drammatica leggerezza

martedì 26 luglio 2011 di Filippo Catani

Un paesino di ebrei è sconvolto dalla notizia dell'imminente arrivo dei nazisti. L'unica salvezza sarà quella di cercare rifugio in Palestina. Per fare questo sarà necessario costruire un treno tale e quale q quelli usati per le deportazioni e una parte del villaggio reciterà la parte degli ebrei mentre un'altra parte si fingerà nazista. E' possibile trattare argomenti terribili e dolorosi come la Shoah con leggerezza? Ebbene sì. Già continua »

Il matto del villaggio Lionel Abelanski mette fine alla disputa fra l'ebreo ateo e comunista Michel Muller e l'ortodosso Rufus
Dio esiste, Dio non esiste: che importanza ha? Vi siete mai chiesti se l'uomo esiste? Dio creò l'uomo a sua immagine... È bello: Schloime a immagine di Dio. Ma chi l'ha scritta questa frase nella Torah? L'uomo. Non Dio, l'uomo. L'ha scritta senza modestia, paragonandosi a Dio. Dio forse ha creato l'uomo, ma l'uomo, l'uomo, il figlio di Dio, ha creato Dio solo per inventare se stesso... L'uomo ha scritto la Bibbia per paura di essere dimenticato, infischiandosene di Dio... Noi non amiamo e non preghiamo Dio, ma lo supplichiamo. Lo supplichiamo perché ci aiuti a tirare avanti: cosa ci importa di Dio per come è?, ci preoccupiamo solo di noi stessi. Allora la questione non è solo sapere se Dio esiste, ma se noi esistiamo.
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Il matto del villaggio Lionel Abelanski mette fine alla disputa fra l'ebreo ateo e comunista Michel Muller e l'ortodosso Rufus
Dio esiste, Dio non esiste: che importanza ha? Vi siete mai chiesti se l'uomo esiste? Dio creò l'uomo a sua immagine... È bello: Schloime a immagine di Dio. Ma chi l'ha scritta questa frase nella Torah? L'uomo. Non Dio, l'uomo. L'ha scritta senza modestia, paragonandosi a Dio. Dio forse ha creato l'uomo, ma l'uomo, l'uomo, il figlio di Dio, ha creato Dio solo per inventare se stesso... L'uomo ha scritto la Bibbia per paura di essere dimenticato, infischiandosene di Dio... Noi non amiamo e non preghiamo Dio, ma lo supplichiamo. Lo supplichiamo perché ci aiuti a tirare avanti: cosa ci importa di Dio per come è?, ci preoccupiamo solo di noi stessi. Allora la questione non è solo sapere se Dio esiste, ma se noi esistiamo.
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Il "matto del villaggio" Lionel Abelanski e Rufus
Schloime, perché sei tu il matto?
Per caso. lo volevo fare il rabbino, ma il posto era già preso. Visto che mancava il matto, ho pensato: "Fai il matto, se no lo fanno loro. Fallo al posto loro".
E non ti senti un po' solo?
Oh no, non sono i matti che mancano...
No, intendevo una donna. Perché non hai moglie, Schloime, dei bambini, una casa?
Ah no, non sono mica matto...
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DVD | Train de vie - Un treno per vivere

Uscita in DVD

Disponibile on line da martedì 4 dicembre 2012

Cover Dvd Train de vie - Un treno per vivere A partire da martedì 4 dicembre 2012 è disponibile on line e in tutti i negozi il dvd Train de vie - Un treno per vivere di Radu Mihaileanu con Agathe De La Fontaine, Lionel Abelanski, Rufus, Clément Harari. Distribuito da Cecchi Gori Home Video. Su internet Train de vie. Un treno per vivere (DVD) è acquistabile direttamente on-line a prezzo speciale su IBS.

Prezzo: 7,49 €
Prezzo di listino: 9,99 €
Risparmio: 2,50 €
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di Luigi Paini Il Sole-24 Ore

Che cosa ci fanno degli ebrei vestiti da nazisti? E come mai sono alla guida di un treno che vaga sui binari dell'Europa orientale, in piena Seconda guerra mondiale? Non è, per fortuna, un convoglio come gli infiniti altri che in quegli orribili giorni conducevano masse di deportati verso i campi di sterminio. Anzi, quei vagoni stanno cercando di andare in direzione opposta, verso la Russia prima, e poi in Palestina, la Terra Promessa. E quei nazisti sono appunto finti: come nel grandissimo Vogliamo vivere, di Ernst Lubitsch, anche in Train de vie Un treno per vivere, di Radu Mihaileanu, si tratta di un travestimento, di una beffa giocata ai danni dei persecutori. »

di Roberto Escobar Il Sole-24 Ore

Train de vie - Un treno per vivere diventa così la condensazione dell'universo yiddish (i dialoghi sono stati tradotti da Moni Ovadia, grande appassionato ed esperto di quella cultura), in un crescendo di battute, situazioni farsesche, pericoli scampati, scambi di persona, virtuosistici intermezzi musicali che portano la firma del vulcanico Goran Bregovic, già collaboratore in passato di Emir Kusturica. Un disperato inno alla vita, quando tutto intorno grida la morte. «Ridere è un altro modo di piangere», dice Radu Mihaileanu a proposito di Train de vie (Francia, 1998). »

di Lietta Tornabuoni La Stampa

Per sottrarsi allo sterminio nazista, nell'estate del 1941 un intero villaggio ebraico dell'Europa centrale si mimetizza in un convoglio ferroviario di deportati, affollato di vittime possibili e di finti carnefici tedeschi: l'unica analogia fra Train de vie e La vita è bella sta nel fatto che affrontano l'Olocausto con una commedia che irride l'orrore e lo trasforma in favola. Ma il secondo film diretto e scritto dal quarantenne Radu Mihaileanu, ebreo franco-romeno figlio d'un deportato, è divertente: una farsa con autoironia su vizi e virtù ebraici, musica, canti, danze, donne nude, sketches comici, irriverenze (“Dio, qualche volta mi chiedo se tu non sia un po' sadico”), macchiette, rivolte (“Dio li ha lasciati fare, i nazisti”), del tutto priva del pathos di Benigni, ricca di sottigliezza, d'intelligenza, di umorismo. »

di Marco Lodoli Diario

C’è chi nasconde un catatonico e chi un ebefrenico, chi dondola remissivo e chi dà veramente di matto. Se la civiltà scartavetra e spiana le differenze, la follia le esalta. Sono temi che arrivano pari pari dagli anni Settanta, dall’antipsichiatria e dalla ricerca teatrale, temi che prevedono il dibattito, non a caso incluso già all’insegno di libertà e d’amore; oppure un racconto della Guerra di secessione americana, mi sembra di Stephen Crane, in cui un uomo che sta per essere impiccato, nel tempo minimo e feroce della tensione della corda, s’illude di essere fuggito e di tornare a casa. »

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