La strada di Levi

Film 2005 | Documentario 92 min.

Anno2005
GenereDocumentario
ProduzioneItalia
Durata92 minuti
Regia diDavide Ferrario, Marco Belpoliti
Uscitavenerdì 19 gennaio 2007
Distribuzione01 Distribution
MYmonetro 2,75 su 25 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Davide Ferrario, Marco Belpoliti. Un film Genere Documentario - Italia, 2005, durata 92 minuti. Uscita cinema venerdì 19 gennaio 2007 distribuito da 01 Distribution. - MYmonetro 2,75 su 25 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Il regista, insieme con lo scrittore Marco Belpoliti, ripercorre oggi l'itinerario che Primo Levi, nel 1945, percorse per tornare a Torino dal campo di concentramento di Auschwitz. In Italia al Box Office La strada di Levi ha incassato nelle prime 4 settimane di programmazione 139 mila euro e 28,7 mila euro nel primo weekend.

Consigliato sì!
2,75/5
MYMOVIES 2,75
CRITICA 3,12
PUBBLICO 2,56
CONSIGLIATO SÌ
Davide Ferrario si confronta con la rappresentazione della Shoah, riaprendo il discorso sul linguaggio cinematografico impiegato per rendere immaginabile l'inimmaginabile.
Recensione di Marzia Gandolfi
sabato 21 ottobre 2006
Recensione di Marzia Gandolfi
sabato 21 ottobre 2006

Dopo la liberazione dal campo di sterminio di Auschwitz, il 27 gennaio 1945, Primo Levi intraprese un lungo viaggio attraverso l'Europa per tornare a casa, in Italia. Davide Ferrario e Marco Belpoliti ripercorrono quei seimila chilometri che separavano Levi da Torino, confrontando l'Europa descritta nelle sue pagine con quella contemporanea. Una strada lunga dieci mesi, formalizzata ne "La Tregua", uno dei suoi romanzi più celebri sulla Shoah, sulla sopravvivenza e sul ritorno, seguito di "Se questo è un uomo".
Levi percorse l'Europa nell'intervallo compreso tra la fine del Secondo conflitto mondiale e la Guerra Fredda, Ferrario e Belpoliti compiono la stessa strada in un tempo questa volta sospeso tra la caduta del Muro di Berlino e l'undici settembre 2001. Il progetto di Ferrario, pure nobile e commovente, mostra limiti evidenti nella realizzazione confusa che non spiega la relazione e il passaggio di senso tra Ground Zero e l'Europa prostrata dell'Est. Qual è il nesso tra il fondamentalismo islamico e l'acciaieria di Nowa Huta in Polonia, costruita dal regime comunista e visitata in compagnia di Andrzej Wajda? E ancora, tra le guerre preventive di "liberazione" e l'ignobile assassinio del cantante ucraino Igor Bilozir, del gulag di Novograd-Voljinsky in Bielorussia, della centrale esplosa di Chernobyl appena al di là del confine con l'Ucraina, del cammello di Mogylev-Podilskji, degli emigranti diretti in Italia dalla Moldavia, delle aziende italiane in Romania, dei neo-nazisti negazionisti della Germania e di Mario Rigoni Stern sull'altopiano di Asiago? Perché cercare nei luoghi di Levi risposte a questioni moderne e sconosciute alla vecchia Europa? Nell'infinito peregrinare di questo road-movie senza attori e in compagnia della sola voce off, Davide Ferrario si confronta ovviamente con la rappresentazione della Shoah, riaprendo il discorso sul linguaggio cinematografico impiegato per rendere immaginabile l'inimmaginabile, rivelando ancora una volta tutta la difficoltà del cinema a riferire di questo evento e di rappresentarlo nella sua unica oggettività storica e morale.

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STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Mauro Gervasini
Film TV

Eccolo, il film da difendere e promuovere con tutte le forze. Esce in poche copie e rischia di avere una permanenza "a tempo: faranno fede gli incassi dei primi giorni. Fondamentale, quindi, il passaparola: andate a vederlo e poi, se vi è piaciuto, come speriamo e crediamo, consigliatelo agli amici. Grazie al tam tam dei (primi) spettatori, Davide Ferrario ha trasformato un film nel quale credevano [...] Vai alla recensione »

Lietta Tornabuoni
La Stampa

Ne La strada di Levi di Davide Ferrario e Marco Belpoliti è molto bella l'idea di rifare sessant'anni dopo il lungo e tortuoso percorso (6000 chilometri, 10 frontiere) compiuto da Primo Levi dopo il 1945 per tornare a Torino dal campo di concentramento nazista di Auschwitz. È il viaggio descritto da Primo Levi ne La tregua, il breve romanzo firmato da Francesco Rosi con John Turturro nel 1997: e se [...] Vai alla recensione »

Paolo D'Agostini
La Repubblica

A metà tra il sessantesimo della liberazione di Auschwitz, febbraio 2005, e il ventesimo dei suicidio di Primo Levi, aprile 2007, Davide Ferrario con la sua troupe ha impiegato quasi lo stesso tempo che impiegò Levi, uscito dal campo in febbraio e arrivato a Torino nell'ottobre '45, a rifare lo stesso viaggio: raccontato diciotto anni dopo da Levi in "La tregua".

lunedì 12 febbraio 2007
Callisto Cosulich
Left

Il 25 gennaio del 1945 le truppe sovietiche giungevano in Auschwitz e liberavano i prigionieri superstiti, tra i quali il ventiquatenne Primo Levi, laureato in chimica, meglio noto per la sua attività letteraria e le due memorie di quella allucinante esperienza la prima, Se questo è un uomo, sulla vita nel lager; la seconda, La tregua, in cui racconta il ritorno in patria.

Roberta Ronconi
Liberazione

La strada è quella che Levi calpesta con le pedule ritagliate da una coperta del campo. E' quella che guarda, la testa bassa secondo le regole di Aushwitz, come unico mondo possibile, selciato sporco di terra e fango, in direzione di nessun dove. La racconta Davide Ferrario nel suo bellissimo documentario La strada di Levi, realizzato assieme allo scrittore, e curatore di testi leviani per E i n audi [...] Vai alla recensione »

Tullio Kezich
Il Corriere della Sera

Si resta increduli osservando sulla carta geografica il paradossale itinerario che Primo Levi, liberato dal lager polacco di Auschwitz, percorse dal gennaio all' ottobre 1945 per tornare nella sua Torino. Anziché puntare a ovest, il gruppo degli ex-deportati fu avviato a est e pervenuto nel cuore dell' Ucraina s' impennò in un' inutile deviazione a nord descrivendo una specie di cerchio nella Bielorussia. [...] Vai alla recensione »

Alberto Crespi
L'Unità

Stretto fra il capitolo 2 di Manuale d'amore e l'americano Bobby («politico», sì, ma pieno di divi), dove arriverà La strada di Levi? Noi facciamo il tifo perché arrivi lontano. Perché è un bel film, perché Davide Ferrario è un bravo regista, perché è un bene che i documentari escano nel cinema anche se le loro uscite sono sempre risicate in termini di sale disponibili e di budget pubblicitario.

Fabio Ferzetti
Il Messaggero

Si può fare un film di viaggio nell'epoca della Cnn, di Internet, di Google Earth, di quei mille canali che saturano il nostro immaginario senza soddisfarlo? Si può, anzi forse si deve. Ma proprio perché assediati da mille (pseudo)informazioni, occorre scegliere ed esibire un punto di vista, uno stile che dia forma, senso, meglio: peso a immagini che altrimenti galleggerebbero nel vuoto (o nel troppo [...] Vai alla recensione »

Roberta Bottari
Il Messaggero

Il ventidue febbraio del 1944 è la data della vita di Primo Levi: quella che segna per sempre il confine fra un prima e un dopo, quella della sua deportazione a Monowitz (Auschwitz). Il nome di Levi, al lager, è häftling (pezzo) 174517. Funzionante. E non è economicamente conveniente distruggere un pezzo che funziona, per questo lo scrittore è uno fra i pochissimi che riesce a tornare dai campi di [...] Vai alla recensione »

Gian Luigi Rondi
Il Tempo

Tra le opere maggiori che Primo Levi ha lasciato alla letteratura italiana c'è, senza alcun dubbio, «Se questo è un uomo», sulla sua deportazione ad Auschwitz, scritto nel '47. Nel '63, però, lo fece seguire da un testo egualmente importante, «La tregua», in cui meditava sulla propria vita dopo quell'orrore, riepilogando il viaggio fortunoso che, dopo la sua liberazione il 27 gennaio del 1945, lo aveva [...] Vai alla recensione »

lunedì 5 febbraio 2007
Maurizio Porro
Il Corriere della Sera

Davide Ferrario ha avuto, con lo scrittore Marco Belpoliti, un' idea geniale: ripercorrere il tragitto che fece Primo Levi liberato da Auschwitz, cioè la materia del suo libro «La tregua», e ripercorrere quel viaggio oggi on the road, moralmente, socialmente e politicamente. Seimila chilometri per dodici Paesi (fino a ieri otto), con la bella voce di Orsini che legge come fosse lo scrittore, mentre [...] Vai alla recensione »

Isabelle Regnier
Le Monde

Que cherchait le réalisateur Davide Ferrario en reprenant, soixante ans après, le long voyage effectué par Primo Levi après la libération d'Auschwitz, qui conduisit l'écrivain, comme il le relate dans son livre La Trève, de Pologne jusqu'en Ukraine, en Biélorussie, en Moldavie, pour revenir vers l'Italie en traversant la Roumanie, la Hongrie, la Slovaquie, l'Autriche, et enfin l'Allemagne ? A prendre [...] Vai alla recensione »

Paolo D'Agostini
La Repubblica

Documentarista di razza anche se il suo itinerario com-prende notevolissime incursioni nella fiction (Dopo mezzanotte), Davide Ferrario si è lasciato trasportare dalla proposta di Marco Belpoliti. Ripercorrere, oggi, le molte migliaia di chilometri che il 26enne Primo Levi più che avventurosamente percorse nel 1945 tra il gennaio della liberazione da Auschwitz ad opera dell'Armata Rossa e l'ottobre [...] Vai alla recensione »

Gian Luigi Rondi
Il Tempo

Un documentario italiano. Non a caso intitolato La strada di Levi perché ispirato a un autore, Primo Levi, di cui, tra le opere maggiori lasciate alla laetteratura italiana, si è accolto da subito «Se questo è un uomo», scritto nel '47 sulla sua deportazione ad Auschwitz. Nel '63, però, Levi la fece seguire da un testo ugualmente importante, «La tregua», in cui meditava sulla propria vita dopo quell'orrore, [...] Vai alla recensione »

Dario Zonta
L'Unità

Sarebbe certo un errore considerare La strada di Levi, scritto da Davide Ferrario e Marco Belpoliti, come un documentario su Primo Levi e sulla sua esperienza di scrittore rabdomante di ritorno in Italia dopo la liberazione di Auschwitz, confluita nel romanzo La tregua. Ferrario e Belpoliti hanno, invece, un'idea molto più ambiziosa e importante: sulla traccia del viaggio di Levi, ripercorrere i seimila [...] Vai alla recensione »

Alberto Crespi
L'Unità

Nel lungo viaggio che da Auschwitz lo riportò a casa, a Torino, Primo Levi attraversò nel 1945 otto paesi: Polonia, Urss, Romania, Ungheria, Cecoslovacchia, Ausnia, Germania e finalmente Italia. Rifacendo oggi quel percorso, Davide Ferrario e Marco Belpoliti ne toccano diversi in più: l'Urss si è frantumata in Ucraina, Bielorussia e Moldavia, la Cecoslovacchia si è divisa fra Repubblica Ceca e Slovacchia. [...] Vai alla recensione »

lunedì 12 febbraio 2007
Claudio Carabba
Il Corriere della Sera

Il volto, teso e perplesso, di Primo Levi che torna ad Auschwitz nel 1984, sembra riassumere il senso del film. Le riflessioni narrative (lette da Umberto Orsini) fanno da guida a un nuovo viaggio, senza pace né posa. Con una bella idea, Ferrario e lo specialista (in Levi) Marco Belpoliti non si limitano a rievocare il lager e l'Olocausto, ma girano attraverso l'Europa di oggi (dalla Polonia a Torino, [...] Vai alla recensione »

Antonello Catacchio
Il Manifesto

Circa otto mesi. Questo il tempo impiegato da Primo Levi per raggiungere Torino dopo essere stato salvato dal campo di sterminio di Auschwitz. Da febbraio a settembre 1945. A sessanta anni di distanza Davide Ferrario con la complicità di Marco Belpoliti ripercorre La strada di Levi, l'Odissea vissuta al termine della guerra e raccontata in piena guerra fredda.

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