Senza destino

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Un film di Lájos Koltai. Con Marcel Nagy, Miklós B. Székely, Zoltán Bezerédy, Péter Vall Titolo originale Sorstalanság-Fateless. Drammatico, durata 130 min. - Ungheria, Germania, Gran Bretagna 2005. uscita venerdě 27 gennaio 2006. MYMONETRO Senza destino * * * - - valutazione media: 3,42 su 30 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato sì!
3,42/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (Italia)
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 critica * * * - -
 pubblico * * * * -
Trailer Senza destino
Il film: Senza destino
Uscita: venerdě 27 gennaio 2006
Anno produzione: 2005
   
   
   
Da un libro del premio Nobel Imre Kertész, scrittore ungherese ebreo sopravvissuto ai campi di concentramento, la storia di Gyuri Koves, 14enne alle prese con la tragedia dell'Olocausto.
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primo piano
Trama significativa per una messa in scena un po' retorica
Francesca Felletti     * * - - -

Č difficile criticare un film che tratta il tema dell'Olocausto. Ed č ancora piů difficile farlo dal Festival di Berlino, in una cittŕ dove ancora esistono i fantasmi di quella tragedia.
Il film di Lajos Koltai, direttore della fotografia di István Szabó, si basa sul romanzo autobiografico di Imre Kertész. Racconta la prigionia dello scrittore ungherese ebreo deportato, da bambino, nei campi di concentramento di Auschwitz e Buchenwald. Quella che era un'infanzia felice e spensierata si trasforma presto in una maturitŕ dolorosa, vissuta in un vortice di crudeltŕ e degenerazione. Trama significativa, senza dubbio. Ma la messa in scena porta con sé tutta la retorica di quello che, ormai, č un genere cinematografico. Fotografia che progressivamente vira dal colore al bianco e nero, mano a mano che la "Vita" si allontana. Antologia completa delle efferatezze compiute dai nazisti sui prigionieri, con la violenza di un dettaglio sul ginocchio infetto del ragazzino da cui escono i vermi.
La parte finale, quella del ritorno in patria, č la piů interessante, peccato che arrivi dopo oltre due ore.
La memoria č importante ma l'arte richiede anche estro, intelligenza, comunicativitŕ.

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Bellissimo

lunedě 30 gennaio 2006 di Daniele

Il film trovo che sia una grande suggezione sia di immagini assolutamente innovative, non a caso il regista č un direttore della fotografia, sia del colore qusi sempre usato il seppia con il bianco e nero. Questa scelta la reputo ottima proprio per dar maggior risalto al vuoto delle emozioni delle persone che hanno vissuto quell'esperienza e per dar maggior risalto ad un epoca che di colore ne aveva ben poco. Altra cosa che ho trovato positiva, l'aver sottolineato in minor modo possibile le efferatezze continua »

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Bellissimo e commuovente...

venerdě 10 febbraio 2012 di Lella Sabadini

Uno dei migliori fra i molti film che ho visto sull'argomento. La fotografia naturalmente č uno dei fattori che contribuiscono all'atmosfera nel passaggio dal colore a un bianco e nero che contribuisce a rendere meno crude certe scene ma nello stesso tempo sottolinea lo stato d'animo dei detenuti e degli spettatori man mano che la vicenda si dipana. E' uno dei rari film in cui si insiste sul ripetersi delle giornate sempre uguali scandite dalla sveglia, dalla magra colazione e dal lavoro continua »

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Il significato vero della dignitŕ umana!

venerdě 29 settembre 2006 di Cris

Drammatico e crudele,questo documentario rigorosamente realistico rappresenta un ricordo vero ed autentico del orrore, allo stato puro,dell'Olocausto.Capisco chi dice che scrivere una critica su una tragedia di questa portata puň risultare alquanto difficile perchč si valorizza il tecnico di un film creato invece per costituire unicamente una testimonianza storica di natura riflessiva,ma trattare con una certa superficialitŕ un lavoro di questo genere significa limitarsi unicamente ad una visione continua »

Jyurko
"L'inferno non esiste. I lagher, sě."
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di Lietta Tornabuoni L'Espresso

Film puro e semplice, sobrio e profondo, privo di enfasi e di patetismi, Fateless - Senza destino, primo film diretto da Lajos Koltai, racconta di un ragazzino quattordicenne ungherese ebreo deportato nel 1944 ad Auschwitz.. ragazzino (che ha la faccia smunta, struggente e bellissima di Marcell Nagy) cerca di salvarsi dall’atrocitŕ con l’obbedienza agli ordini e il rispetto delle regole dementi del lager; con la forza fisica e la leggerezza dell’etŕ. Perň quando, scampato alla morte, si ritrova a camminare per le vie di Budapest, č un’altra persona: il ragazzo obbediente all’orrore si č trasformato in un vecchio quindicenne, sfiduciato e senza futuro. »

di Titta Fiore Il Mattino

Dopo aver rifiutato per anni di portare sullo schermo il suo romanzo autobiografico sull'Olocausto, «Fateless», lo scrittore premio Nobel Imre Kertész, sopravvissuto agli orrori di Auschwitz e di Buchenwald, ha accettato di ridurlo in sceneggiatura per l'esordio nella regia del celebrato direttore della fotografia Lajos Koltai. «L'ho fatto perché il lavoro di uno sceneggiatore professionista non mi convinceva», dice, «volevo che il racconto della vita nel campo di concentramento fosse come lo ricordavo: modesto, discreto, realistico. »

di Antonello Catacchio Il Manifesto

Per moltissimi anni Imre Kertész, lo scrittore ungherese premiato con il Nobel per la letteratura, si era rifiutato di cedere i diritti di trasposizione del suo romanzo piů famoso: Essere senza destino. Non si trattava solo di attaccamento a una propria creatura. Quel romanzo scaturiva dalle viscere, era il racconto autobiografico della sua storia. La storia di un giovane ragazzino di Budapest, quindicenne, ebreo che vede deportare nei campi di lavoro, che poi diventano di sterminio, molti dei suoi parenti. »

di Gian Luigi Rondi Il Tempo

L’Olocausto. Ricordato di nuovo con l’adesione piena e convinta di ogni coscienza civile. L’impresa meritoria se l’č assunta oggi il Premio Nobel ungherese Imre Kertész che ha sceneggiato per il cinema un suo libro, «Essere senza destino», pubblicato in Italia da Feltrinelli, in cui aveva rievocato la sua terribile esperienza, a soli quattordici anni, nel Lager di Buchenwald. La regia č di un altro ungherese famoso Laios Koltai, celebrato fino ad oggi come direttore della fotografia non solo in 14 film del suo grande connazionale István Szabó, ma anche in due del nostro Giuseppe Tornatore, Malčna e La leggenda del pianista sull’oceano. »

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