La guerra dei bottoni

Film 1961 | Avventura Film per tutti 95 min.

Titolo originaleLa guerre des boutons
Anno1961
GenereAvventura
ProduzioneFrancia
Durata95 minuti
Regia diYves Robert
AttoriMichel Galabru, Paul Crauchet, Claude Confortes, Jacques Dufilho, Antoine Lartigue .
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: Film per tutti
MYmonetro Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 5 recensioni.

Regia di Yves Robert. Un film con Michel Galabru, Paul Crauchet, Claude Confortes, Jacques Dufilho, Antoine Lartigue. Titolo originale: La guerre des boutons. Genere Avventura - Francia, 1961, durata 95 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: Film per tutti Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 5 recensioni.

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La guerra dei bottoni
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Bella storia di due gruppi di ragazzi che si fanno guerra. Agli sconfitti verranno tolti i bottoni, di modo che perderanno i calzoni.... Ha vinto un premio ai David di Donatello.

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Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 2,75
CRITICA N.D.
PUBBLICO 4,00
CONSIGLIATO SÌ
Scheda Home
Cinema
Trailer
Bella storia di due gruppi di ragazzi che si fanno guerra.

Bella storia di due gruppi di ragazzi che si fanno guerra. Agli sconfitti verranno tolti i bottoni, di modo che perderanno i calzoni.

winner
miglior attore straniero
David di Donatello
1963
Bella storia di due gruppi di ragazzi che si fanno guerra.
Francesco Rufo

Rincasando, i Caimani subiscono la punizione dei padri. Roberto, temendo di essere chiuso in collegio, si nasconde nei boschi. Ritrovato, viene mandato in collegio, dove incontra Zazzera, punito per aver distrutto il trattore del padre: i due ragazzi dimenticano la loro rivalità e si uniscono in un fraterno abbraccio.

“La guerra dei bottoni”, tratto dal romanzo di Louis Pergaud (1912), è un film sul senso del gioco e sul rapporto tra bambini e adulti. Nel film, la finzione del gioco è un filtro attraverso cui passa la realtà della crescita: il gioco è visto come un sistema di apprendimento, conoscenza, socializzazione, sviluppo emotivo e intellettuale. Attraverso il gioco, il bambino conosce se stesso, il mondo e l’altro, libera ed esterna il proprio profondo, le pulsioni e la naturalità, impara a elaborarli e a gestirli. Il primo livello di pulsione e conoscenza è connesso alla scoperta del corpo: la guerra dei bottoni è un gioco a strapparsi via i vestiti, imposizioni del mondo adulto che coprono, nascondono, rinchiudono il corpo. Sbottonarsi vuol dire svelare con allegra curiosità la propria naturalità, la parte di sé che, secondo le norme adulte, dovrebbe restare nascosta. La scoperta della fisicità si attua anche attraverso l’uso di un linguaggio popolare legato al corpo, e attraverso la nudità, gioiosa se voluta, umiliante se imposta. Nonostante la liberazione derivante dalla scoperta del corpo, la perdita dei bottoni può comportare il ferimento dell’onore, nonché la punizione dei genitori. Nel gioco di Caimani e Falchi, i bottoni persi devono essere recuperati: dopo ogni battaglia, i bambini devono organizzarsi per presentarsi di nuovo in ordine nel mondo degli adulti. La prima soluzione al problema della perdita dei bottoni è andare in battaglia nudi: ma questa soluzione causa altri problemi, come il freddo. La seconda soluzione è procurarsi i soldi per comprare i bottoni con una tassa che ogni Caimano deve impegnarsi a pagare: questa soluzione è avversata dai bambini più poveri, e qui si introduce il discorso sulla uguaglianza, sulla democrazia, e si nota come il gioco possa servire anche ai fini dell’educazione civica e politica. La terza soluzione è lavorare insieme per raccogliere i soldi necessari all’acquisto dei bottoni, dunque la comunione del lavoro e dei beni: nasce la repubblica dei Caimani, e i ragazzi arrivano alla costruzione di una casa tutta per sé. Quelle descritte sono tappe che portano dalla naturalità all’organizzazione sociale del mondo bambino attraverso il modello adulto. Tra bambini e adulti c’è nel film un aperto contrasto, ma è pur vero che il mondo adulto è per i bambini il solo modello di realtà, l’unico esempio da imitare. Attraverso il gioco dell’organizzazione sociale, i bambini riducono il mondo adulto alla loro portata, a un livello di familiarità e comprensibilità. Il gioco diventa per i bambini un modo di esplorare, conoscere, controllare il mondo attraverso regole ispirate al modello adulto. I bambini assimilano le regole degli adulti attraverso il filtro del gioco e le rielaborano in senso vitale. Gli stessi oggetti assumono una diversa valenza: i bottoni, da segno e mezzo di nascondimento, diventano segno e mezzo di gioco e liberazione; la casa, da centro di chiusura, diventa centro di aggregazione. Gli adulti del film sono «i grandi ostacolatori di ogni bel progetto» (Pergaud), ottusi, ipocriti, repressivi, indifferenti alle esigenze dei bambini. La vita adulta è priva di entusiasmo, di piaceri, di curiosità. Mentre i bambini si scontrano, guidati da un istinto atavico, gli adulti vivono in perfetto accordo, perché hanno perso la capacità di lasciarsi andare a impulsi vitali. Il capo dei Caimani, Roberto, compie un percorso di formazione autonomo. Dopo la punizione di Pasquale, mentre gli altri bambini rientrano in famiglia e subiscono il castigo dei genitori, Roberto rifiuta di rincasare, respinge il castigo, le leggi adulte, e si nasconde nel bosco: dopo aver condotto gli altri ragazzi a scoprire e rielaborare le regole dell’organizzazione sociale, Roberto rigetta tali regole, si rifugia nella naturalità, riscopre la propria anima selvaggia, l’animalità, il legame viscerale con la natura. Ritrovato, viene mandato in collegio: per un po’ è prigioniero e solo, sconfitto dagli adulti, ma poi arriva Zazzera, e con lui Roberto ritrova la voglia di giocare, l’istintualità, la complicità. Tra i bambini c’è sempre un fondo di complicità, di condivisione. Nel finale del film, Roberto e Zazzera si uniscono in un abbraccio che li distanzia dagli adulti. Roberto dice allora: «E pensare che da grandi saremo stupidi come loro». L’adulto è condannato a restare “stupido”, lontano dal segreto della bellezza dell’infanzia; il bambino è destinato a crescere, ad allontanarsi da questo segreto, a dimenticarlo o a nasconderlo. Così Pergaud spiegava la complicità tra ragazzi: «Il loro è un mondo a parte, ed essi non sono se stessi, veramente se stessi, se non fra loro e lontano da ogni sguardo inquisitore o indiscreto». Secondo Pergaud, l’educazione adulta rende il bambino «ipocrita e falso, il che d’altronde (non dobbiamo lamentarci) è un atteggiamento necessario e quasi indispensabile perché la vita sociale possa procedere. Il bambino sa che a casa, a scuola, in chiesa, dai vicini, è d’obbligo un certo atteggiamento, è di regola un certo linguaggio, e vi si adegua; ma una volta solo con se stesso o con i suoi pari, si riprende e si mostra per quello che è: con i suoi vivi desideri, i suoi potenti bisogni e le sue frenesie di movimento».

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RECENSIONI DELLA CRITICA
Tullio Kezich
Il Corriere della Sera

Quando usci in Francia La guerra dei bottoni, di Yves Robert, il Consiglio dei dieci, cioè il gruppo di critici che orienta i lettori della rivista “Cahiers du Cinéma”, votò all’unanimità pallina nera, solo Georges Sadoul concesse al film una stellina solitaria (“à voir à la rigueur”, da vedere proprio se si vuoi essere informati).Non c’è altro da dire su questo filmetto, ma il pubblico fu di parere [...] Vai alla recensione »

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