| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Belgio |
| Durata | 109 minuti |
| Regia di | Anke Blondé |
| Attori | Eric Godon, Arieh Worthalter, Verona Verbakel, Thibaud Dooms, Jan Hammenecker Janne Desmet, Dima Savyan, Fania Sorel. |
| MYmonetro | Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 2 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 16 febbraio 2026
La fine degli Anni Novanta con la corsa all'oro di internet e il boom tecnologico.
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CONSIGLIATO SÌ
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Belgio, 1999. La bolla dot-com deve ancora scoppiare a livello globale, ma nelle Fiandre una piccola azienda informatica, orgoglio della zona che ha spinto a investire nelle sue quote tutti gli imprenditori locali, è sull'orlo del collasso. La colpa non è del prodotto, una tecnologia di riconoscimento vocale, ma dei due titolari, Luc e Geert, che per anni hanno truccato i bilanci attraverso acquisizioni fittizie di società fantasma. I due vengono smascherati con prove inconfutabili da un giornalista e costretti alla resa dal consiglio d'amministrazione, che di domenica organizza il loro arresto per il lunedì mattina nel tentativo di salvare la quotazione in borsa dell'azienda. Luc e Geert, vecchi compari inseparabili e complementari nelle loro diversità, hanno un giorno e una notte per prepararsi all'inevitabile.
La seconda regia della belga Anke Blondé è un thriller esistenziale inconsueto, tanto nel periodo che indaga - la fine degli Anni Novanta con la corsa all'oro di internet e il boom tecnologico - quanto nell'ambientazione.
Non è una storia americana e nemmeno tipicamente europea, ma una vicenda in costante tensione tra l'orizzonte globale e la realtà locale delle Fiandre.
L'intangibile (che è insieme il mondo dei computer e quello di una finanza creativa e fraudolenta) si scontra col tangibile di una regione ancora poco industrializzata, del fango per terra e dei suoi coltivatori onesti che hanno creduto in un sogno da cui dovevano farsi trainare. Un contesto che pesa sui due protagonisti, ma non in modo didascalico; Luc e Geert sono ben consapevoli dei loro peccati e a loro modo pronti all'espiazione.
Prima, però, ci sarà un pellegrinaggio che toccherà le persone a loro vicine, le prove da far sparire, un futuro da sistemare per quanto possibile. È la loro personale venticinquesima ora, per quanto splittata in due. Intelligentemente la sceneggiatura di Angelo Tijssens (che ha già firmato Girl e Close per Lukas Dhont) affronta gli scenari più estremi e più ovvi - scappare, farla finita - ma invita lo spettatore a sintonizzarsi su un registro più intimo, che beneficia del montaggio parallelo tra le esperienze di due figure opposte. La storia inizia con energia propulsiva e finisce in un dénouement particolarmente riuscito perché riannoda i destini individuali dei due uomini in un filo agrodolce.
Nel mezzo il film vaga con passo incerto e sfocato, senza dubbio perché a farlo per primi sono gli stessi Luc e Geert. A costo di perdere il ritmo Dust accetta la loro andatura, espandendo al microscopio le pieghe di una vita in una serie di momenti appena tratteggiati ma spesso toccanti.
Facendo valere la solida esperienza televisiva e senza inventarsi granché a livello registico, Blondé lascia fare ai protagonisti Jan Hammenecker e Arieh Worthalter, quest'ultimo uno degli interpreti più intensi e vitali del panorama europeo (su tutte le interpretazioni ne Il caso Goldman e la collaborazione con il canadese Lesage in Who by fire), qui più chiuso e impettito del solito ma sornione nei suoi segreti, nascosti dietro a un volto mai così simile a quello di Volonté.
Dust segue la caduta inesorabile di due uomini, due soci che insieme hanno creato un software rivoluzionario in grado di tradurre la voce umana in codice o testo scritto. Nel 1999, a pochi mesi dal famigerato Millennium bug, Luc (Jan Hammenecker) e Geert (Arieh Worthalter) vengono a sapere che la loro rete di società di comodo sta per essere smascherata dalla stampa internazionale.