| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Gran Bretagna |
| Durata | 92 minuti |
| Regia di | Rebecca Lenkiewicz |
| Attori | Emma Mackey, Vicky Krieps, Fiona Shaw, Vincent Perez, Yann Gael Yorgos Tsiantoulas, Korina Gougouli, Vasilis Tsigristaris, Paris Thomopoulos, Electra Sarri, Denia Mimerini. |
| MYmonetro | 2,50 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 14 febbraio 2025
Una madre e una figlia vanno alla ricerca di un'enigmatica guaritrice. Al Box Office Usa Hot Milk ha incassato 42,2 mila dollari .
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CONSIGLIATO NÌ
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Sofia trascorre le sue giornate a badare alla madre malata Rose, nel viaggio in Almería per consultare il dottor Gómez. La malattia di Rose è misteriosa, non riesce a camminare, ma le motivazioni sono ignote. Mentre bada a sua madre e alle sue molteplici esigenze, Sofia conosce sulla spiaggia l'affascinante Ingrid, con cui nasce un rapporto speciale. Ma la presenza della madre è ingombrante, la preoccupazione per lei costante e, malgrado l'intervento del dottor Gòmez e una chiacchierata chiarificatrice con il padre di Sofia, le cose non accennano a migliorare.
Un film claustrofobico sul senso di frustrazione, impotenza, rabbia e soffocamento che provano i caregiver.
È il sentimento centrale nel film al femminile scritto e diretto da Rebecca Lenkiewicz, che forte della sua esperienza teatrale sceglie di mettere in scena una storia di amore e odio, prossimità ed estraneità. Rose e Sofia sono madre e figlia, ma è quest'ultima a prendersi cura della madre. Malata, ossessiva, richiestiva, Rose è anche una donna spesso impossibile, depressa, implacabile nel suo modo egoista di vedere la vita secondo una lente puntualmente spiacevole. Sofia è il ritratto dell'accudimento, ma le sue mille attenzioni non arrivano mai a soddisfare la pretenziosa genitrice. È un rapporto a due morboso e castrante, quello a cui danno vita le attrici Fiona Shaw e Emma Mackey - abbonata ai personaggi problematici -, nel restituire sullo schermo il senso di prigionia e ricatto psicologico costante che vive chi si occupa di cari malati.
Dimensione ben rappresentata dalla ricorrenza simbolica delle meduse che pungono a più riprese la protagonista, (co)stretta nel suo senso del dovere. Le si apre uno spiraglio di luce quando incontra un'affascinante sconosciuta a cavallo sulla spiaggia, disinvolta e intraprendente. La interpreta Vicky Krieps, attrice innamorata dei personaggi liberi e fuori da ogni schema, convenzione e definizione. Lo ha dimostrato più volte nella sua carriera, come in Il corsetto dell'imperatrice e Ingeborg Bachmann, stavolta veste i panni misteriosi e fantasmatici della sconosciuta che diventa immediatamente intima, uno spiraglio di luce e sollievo con cui condividere confidenze, memorie, paure e desideri. Perché Sofia non è solo la "badante" di sua madre, è anche una donna con una sua tridimensionalità, i suoi istinti, la sua passione per gli studi - sta scrivendo un libro sull'antropologa Margaret Mead -, la sua rabbia repressa che esplode a tratti. Una ragazza in cerca di se stessa, mentre tenta di capire come risolvere il problema inspiegabile di sua madre, che più che medico sembra essere psicologico, come cerca di approfondire lo specialista interpretato da Vincent Perez.
Ma le malattie della psiche non sono meno invalidanti di quelle fisiche, e il finale saprà offrire spunti di riflessioni - e ipotesi aperte - a chi guarda. Non è un film a tesi, punto a favore per Lenkiewicz, che tuttavia pecca di eccessiva dichiarata voglia di "lasciare andare la storia" senza tenerla stretta tra redini narrative che avrebbero potuto salvaguardarla, con scelte più nette a livello di ritmo e scrittura.
Il focus sul rapporto madre-figlia a un tratto si sposta come sedotto altrove, sui corpi di Krieps e Mackey, tanto che ogni scena sembra solo un pretesto per le loro effusioni, senza un vero approfondimento narrativo sul loro legame che resta in superficie, appena abbozzato. Non è un film particolarmente innovativo, anzi nel suo mettere in scena la seduzione tra donne sulla spiaggia ricorda - facendolo quasi rimpiangere - l'esordio alla regia di Maggie Gyllenhaal La figlia oscura, film di tutt'altra storia e sostanza, più riuscito nel gioco di specchi al femminile e nel ragionamento sulle contraddizioni multiple della maternità.
Madre e figlia in un viaggio terapeutico nel sud della Spagna. È l'ambientazione di Hot Milk, su Mubi, dramma estivo scritto e diretto da Rebecca Lenkiewicz tratto dall'omonimo romanzo firmato Deborah Levy. Rose (Fiona Shaw) è una mamma irlandese sessantenne, querula ed egocentrica, la quale ha problemi psicomotori da quando la figlia antropologa Emma (Emma Mackey) aveva solo 4 anni.
Una madre, una figlia: Rose non può camminare, costretta da anni sulla sedia a rotelle a causa di una misteriosa malattia, ma pure la ventiseienne Sofia è immobile, tra l'accudimento dell'esigente mamma e gli studi in antropologia lasciati a metà. È durante un'estate in Almería che le due provano a sciogliere questo stallo familiare: Rose si affida alle cure del dottor Gomez, convinto che il suo problema [...] Vai alla recensione »
Capita che, talvolta, i film ci colpiscano, oltre che per un approccio registico pulito e innovativo, anche per una sceneggiatura robusta e mai scontata. Ed ecco che, improvvisamente, lo sceneggiatore si rivela una figura decisiva (in alcuni casi addirittura più importante del regista) per la riuscita di determinati lungometraggi. Se, ad esempio, ripensiamo all'ottimo Ida di Pawel Pawlikowski (2013), [...] Vai alla recensione »
Atteso esordio dietro la mdp (già cooptato da Mubi) di una delle sceneggiatrici più in voga degli ultimi anni, Hot Milk è l'adattamento del fortunato romanzo omonimo di Deborah Levy da parte di quella Rebecca Lenkiewicz autrice dello script di Ida e poi via via di Colette, The Eddy, Small Axe, Anche io. Lenkiewicz si affida ad un cast intergenerazionale di donne che regala così alla Emma Mackey di [...] Vai alla recensione »