| Anno | 2022 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 102 minuti |
| Regia di | Alessandro Comodin |
| Uscita | giovedì 9 febbraio 2023 |
| Tag | Da vedere 2022 |
| Distribuzione | Okta Film |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,08 su 17 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento domenica 5 febbraio 2023
Gigi è un vigile di campagna dove sembra non succedere mai niente. Un giorno, però, una ragazza si suicida sotto un treno. Non è la prima volta. Comincia un'indagine su questa inspiegabile serie di suicidi. Il film è stato premiato al Festival di Locarno, In Italia al Box Office Gigi la legge ha incassato 55,2 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Gigi è un uomo di mezza età che lavora per la polizia municipale di un piccolo paesino. Trascorre le sue giornate pattugliando le strade del posto e intrattenendo discussioni con i cittadini e i colleghi, mentre tutt'attorno poco succede eccetto per il suicidio di una ragazza sui binari del treno. Nel privato, Gigi ha una strana fascinazione per il suo giardino, un mondo misterioso che un vicino gli ripete di tagliare. A Gigi però piace perdersi all'interno della sua giungla personale.
Alessandro Comodin prosegue nel suo lavoro di ricerca cinematografica sensibile e percettiva, ai confini tra il documentario, la finzione e la semplice realtà.
Erano i tratti dei fortunati film precedenti, L'estate di Giacomo e I tempi felici verranno presto, e tornano oggi nel curioso Gigi la legge, un ritratto d'osservazione quotidiana attorno alla figura di un poliziotto di provincia. A turbare la quiete c'è una morte improvvisa, ma non è il pretesto per un'indagine appassionante che cambia i ritmi del piccolo paese. La vita di Gigi rimane la stessa, fatta di pattuglie con i colleghi, brevi incontri con i cittadini, un flirt radiofonico con la nuova collega alla centralina. Comodin eccelle nel diluire il singolo momento fino a farlo divenire straniante. Qui gli bastano le poche suggestioni fuori dall'ordinario del rapporto del protagonista con la natura per infondere un'atmosfera surreale nel resto della sua esistenza, e in qualche modo far maturare uno sviluppo che arriverà soltanto alla fine, con un ultimo viaggio nell'auto di pattuglia e una sorprendente quanto sommessa conversazione su una panchina. È nella sua semplicità un colpo di scena, di certo un ottimo esempio di come sovvertire l'inerzia di una storia proprio quando lo spettatore aveva imparato a cullarsi nella sua ripetitività. In un mondo in cui tutto è esplicito, Gigi conserva il mistero solo nella relazione con il suo giardino-giungla, uno dei leitmotiv attraverso cui Comodin fa balenare la complessità della sua regia, sempre sotto la superficie.
Molto interessante anche il modo in cui gioca con il fuoricampo soprattutto all'interno dell'auto di pattuglia, alternando i colleghi di Gigi e ricordandoci quanto anche la chiacchiera più banale dipenda sempre dall'interlocutore che abbiamo di fianco.
Un film dove non succede nulla, dove la vita di campagna di un vigile passa dalla ricerca di un possibile suicida al corteggiamento della nuova collega, dalle piccole discussioni con un vicino alle pattuglie per le strade comunali. Eppure con il passare dei minuti Gigi ci diventa famigliare, mostrandoci il volto buono dell'umanità.
Un documentario poliziesco che si trascina nei rivoli dell'incanto e dell'assurdo, della memoria dei luoghi famigliari e dei racconti da qui scaturiti, dell'indistinto plastico di verità e finzione. Del resto, per Alessandro Comodin, viene da pensare, le immagini non hanno mai vita propria, ma ne hanno sempre, almeno, una doppia, tripla, e così a salire.