| Anno | 2021 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 94 minuti |
| Regia di | Marco Amenta |
| Attori | Vincenzo Amato, Sveva Alviti, Daniele Monachella . |
| Uscita | giovedì 1 dicembre 2022 |
| Distribuzione | Eurofilm |
| MYmonetro | 2,88 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 15 novembre 2022
Un viaggio di una notte tra mistero e un amore ancora poco definito. In Italia al Box Office Tra le onde ha incassato nelle prime 2 settimane di programmazione 4,4 mila euro e 3,1 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Salvo è un uomo tormentato che opera nel settore della vendita del pesce tra Lampedusa e la Sicilia. Una notte cerca di salvare in mare un naufrago che, nonostante il suo intervento, annega. Gli trova addosso elementi che indicano il nome, Nadir, ed altri che testimoniano la presenza della moglie in Sicilia. Decide allora di mettere il cadavere nel suo furgone frigorifero per consegnarlo alla donna. Nel corso del viaggio incontra Lea, la compagna che non vive più con lui da tempo.
Marco Amenta costruisce un on the road polisemico che decide di aprire collocando sin dal primo carrello lo spettatore in un clima di attesa e di incertezza nonché carico di interrogativi.
Cos'è accaduto nella vita di Salvo? Perché si sta vendendo (al ribasso) il locale che gli apparteneva? Cosa pesa sul suo volto scavato dal dolore? Passa poi all'elemento di svolta: il tentativo di salvataggio con una conseguente (ma niente affatto scontata) decisione che potremmo definire dardenniana: ricongiungere anche dopo la morte due persone che si sono amate. In questa dimensione umanitaria e realistica innesta l'incontro con Lea, l'amore di un tempo forse sempre cercato o invece ritrovato casualmente. La morte di Nadir sembra poter fare, per contrasto, rinascere quell' amore che sembrava finito.
Su tutto ciò aleggia un senso di profonda angoscia che viene sostenuto da uno sguardo che sa come far intervenire lo spazio nel marcare psicologie e caratteri. Non c'è una sola inquadratura (in particolare in esterno) in cui la luce, i colori e le strutture artificiali e/o naturali non acquistino un valore significativo.
Amenta si conferma regista che sa offrire al grande schermo ciò che il grande schermo chiede: location che non siano promosse dal locale Ente del Turismo o semplicemente pensate come fondali ma elementi che connotino la narrazione divenendone parte integrante quando non indispensabile. Se a tutto ciò si aggiunge la riflessione sul destino di molti (troppi) migranti si può comprendere come in questo caso si sia di fronte ad un cinema che coniuga l'impegno civile con la ricerca estetica.
Lampedusa. Due uomini entrano in un locale. Li osserviamo dal fondo, quasi ci ritrovassimo a vagare in un labirinto di tapparelle socchiuse, mobili incellofanati, vecchie ghirlande, tavoli vuoti, scatoloni. Le stanze appaiono buie, di un buio violaceo che riflette il colore del mare. Fuori echeggia un vento furibondo. Il primo uomo chiede al secondo di fare luce, per poi avventurarsi nell'oscurità. [...] Vai alla recensione »