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Ultimo aggiornamento lunedì 27 gennaio 2025
La storia della vita di Simone Veil attraverso gli eventi cardine del Novecento. Ha vinto 2 Cesar, Simone Veil - La Donna del Secolo è 115° in classifica al Box Office. mercoledì 4 marzo ha incassato € 350,00 e registrato 11.809 presenze.
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CONSIGLIATO SÌ
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Simone Veil, ebrea francese, sopravvive alla prigionia nei campi di concentramento di Auschwitz e Bobrek e alla feroce e logorante "marcia della morte" imposta dalle SS nel gennaio del '45, ma la perdita della sua famiglia, la violenza inaudita dell'esperienza e l'orrore per l'ingiustizia della discriminazione non l'abbandoneranno mai. Faranno di lei la prima Segretaria generale del consiglio superiore della magistratura, poi ministro della salute e Presidente del Parlamento Europeo, ma anche una donna, moglie, madre, nonna, tormentata senza tregua dall'incubo dei rastrellamenti e della soluzione finale.
Il film di Olivier Dahan, fortemente voluto dall'attrice Elsa Zylberstein, sceglie di raccontare, appunto, questa dualità, di alternare la figura pubblica e quella privata, e s'impegna in uno sforzo di esaustività, ponendo in parallelo un tempo narrativamente al presente, in cui Veil, già anziana, affronta la scrittura delle sue memorie, e un tempo passato, dalla deportazione, a sedici anni, alla costruzione successiva di una famiglia e di una carriera.
La Storia di Francia s'intreccia alla biografia della protagonista e il film non si fa remora di sottolineare ombre e responsabilità, raccontando, per esempio, della fiducia estrema del padre di Simone nella Repubblica francese, nei suoi valori di laicità e fraternità, che lo portarono a convincersi di essere al sicuro e a non vedere nel censimento degli ebrei la trappola che fu, o, ancora, dicendo del clima di rimozione che s'impose nel dopoguerra e che fece sentire i sopravvissuti nuovamente abbandonati a loro stessi e ai loro demoni.
Per il resto il film assolve soprattutto un compito divulgativo, di trasmissione di un'eredità di grande spessore e coerenza, cui si aggiunge l'intento commemorativo, col ritorno nelle baracche di Auschwitz, dove la memoria privata e quella collettiva si sovrappongono e dove il film illumina senza retorica la condizione della protagonista, attorniata dalla famiglia ma irrimediabilmente sola.
Mentre la ricostruzione drammatica del periodo della deportazione e della prigionia prendono sempre più spazio nel ricordo e nel racconto filmico, la pretesa di esaustività finisce per rendere cronachistico il percorso delle conquiste civili e politiche di Veil, tutte agite nell'ottica della lotta alla sofferenza gratuita e al sopruso istituzionalizzato, ma tra le righe del film è bello ritrovare le origini nobili dello spirito europeista e l'importanza accordata alla testimonianza verbale, talvolta anche a scapito delle immagini.
Per la biografia politica e intellettuale di una donna Come Simone Veil ci sarebbero volute due persone essenziali: un regista gigante e un'attrice che bucasse lo schermo Non ho intravisto nessuna delle due Però Gemini assicura che è corretto storicamente
Chissà cosa avrebbe pensato Simone Veil di questo film, con il suo occhio sempre molto attento e critico nei confronti della rappresentazione cinematografica della Shoah, e del ruolo della Francia nel conflitto mondiale. Di Operazione Apfelkern, (Renè Clement, 1946) disse che il cinema aveva esagerato il coraggio dei francesi sotto l'Occupazione; riservò del resto la critica opposta ad un film come [...] Vai alla recensione »