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Ultimo aggiornamento mercoledì 1 aprile 2020
Un vedovo, ex fuoriclasse di basket che ha perso la fondazione di famiglia per problemi di dipendenza, tenta di rimettersi in gioco diventando coach di una disperata squadra di basket del liceo. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Critics Choice Award,
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CONSIGLIATO SÌ
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Operaio in un cantiere navale, alcolizzato e separato dalla moglie, Jack Cunningham trova un'occasione di riscatto quando gli viene offerto il posto da allenatore dei Bishop Hayes, la squadra di basket della scuola cattolica di cui da studente era il campione indiscusso. Da un gruppo di giocatori bravi ma indisciplinati, Jack costruisce una squadra vera, solida e sicura di sé, aiutandola a risale la classifica e ad arrivare dopo anni ai playoff dei campionati scolastici nazionali. Nel passato di Jack, però, c'è un dolore troppo grande per essere dimenticato e ancora in grado di mettere a rischio la sua rinascita.
Il più classico dei film a tema sportivo: l'ex campione diventato un reietto che ottiene una seconda possibilità e combattendo contro i propri fantasmi trasforma una squadra di underdog in un gruppo invincibile.
Ben Affleck non è solamente l'interprete principale e il produttore di Tornare a vincere (ma l'originale The Way Back è più evocativo): ne è la sintesi perfetta, la figura che ne riassume il senso complessivo, per quanto scontato. Divo sempre in bilico fra successo e fallimento, segnato nella vita da problemi di salute visibili anche nel fisico affaticato, Affleck porta iscritte le ferite del suo personaggio. Inevitabilmente, il film è cucito su di lui: Jack Cunningham mostra le speranze tradite e le delusioni di una carriera gettata al vento, la scintilla del talento ancora capace di illuminare gli altri, l'orgoglio di non cedere a sé stessi ma di lasciare in eredità i propri insegnamenti. L'onesta regia di Gavin O'Connor (Pride and Glory - Il prezzo dell'onore, Warrior) non possiede né l'epica di analoghe operazioni anni '70 (volendo si potrebbe scomodare l'Aldrich di Quella sporca ultima meta), né l'energia del Friedkin di Basta vincere, altro film sul basket in cui un allenatore non integerrimo paga per i propri errori: eppure nei momenti più drammatici del racconto, compreso lo svelamento del tragico passato che lega Jack alla moglie, ha il pregio di non eccedere nella retorica della sconfitta.
Le sfide sul campo replicano quella della vita reale, e ripensando anche al recente Non ci resta che vincere, commedia spagnola su un allenatore di basket fallito che porta al trionfo una squadra di giocatori disabili, la parabola narrativa trova una via non convenzionale scegliendo di separare il percorso della squadra da quello del suo allenatore. Mentre la rinascita della squadra è accompagnata da toni trionfanti, il destino di Jack si incaglia nelle secche del rancore, nella rabbia costante che non lo abbandona. La redenzione finale arriva prevedibilmente, e per di più nei canonici ultimi secondi di partita: eppure è amara, solitaria. Ciascuno dei Bishop Hayes è il riflesso di ciò che Jack ha perduto nella vita, la redenzione del conflitto col padre (che vede ripetuto nell'esperienza del suo playmaker) e la salvezza dopo aver cancellato i sogni di giovinezza. Nulla, però, potrà mai essere come prima, e per Jack la solitudine resta l'unica soluzione, forse la sola consolazione. In Tornare a vincere lo sport non è, come nei film di Bennet Miller, il simbolo della razionalità imperante di una società votata al profitto e al calcolo (L'arte di vincere) e nemmeno la metafora di una storia di violenta di tradimenti (Foxcatcher: Una storia americana). Semplicemente, è un'illusione che acceca e al tempo stesso uno sforzo che appaga. Tutto si gioca nel tempo ridotto di una partita, che paradossalmente può essere lunga come una vita.
Già insieme nel 2016 per The Accountant, la coppia attore-regista formata da Ben Affleck e Gavin O'Connor si riunisce per Tornare a vincere, nuovo lungometraggio prodotto dalla Warner Bros. Si tratta di un film drammatico a sfondo sportivo ed è la terza volta che O'Connor si misura con una storia che mescola sport e un'umanità complessa: si racconta di Jack Cunningham, 40enne ex promessa liceale del basket americano, che ha deciso di abbandonare il parquet attorno ai diciott'anni e che vive un'esistenza problematica e irrisolta, sempre in bilico a causa dell'alcolismo. La sua vecchia scuola superiore rimane però senza coach per la squadra di pallacanestro e ai dirigenti scolastici viene in mente di richiamare Jack che, grazie a questo impiego, trova un motivo per iniziare un lento percorso di ripresa personale e una nuova energia grazie a cui ricomincia a confrontarsi coi suoi demoni.
Il film più noto e acclamato di O'Connor, Warrior, mescolava sapientemente una vicenda sportiva alla drammatica storia di due fratelli che, per motivi differenti, erano costretti a confrontarsi sul ring della MMA. Tornare a vincere fa parte dello stesso filone.
In Tornare a vincere, come in Warrior, dramma umano e sport si fondono in maniera indistinguibile, dando luogo al nuovo risultato prodotto dalla continua commistione, molto gradita a Hollywood, che cinema e vicende sportive vivono. La cultura americana, del resto, rappresenta il terreno di coltura ideale per storie di redenzione e formazione che passano anche attraverso lo sport, un po' perché si presta particolarmente bene alla creazione di metafore efficaci e un po' perché da sempre, negli USA, le carriere sportive sono perfettamente complementari al processo di istruzione e formazione delle persone.
Tolto Ben Affleck, unico nome di vero richiamo, il cast è composto principalmente da caratteristi e nomi meno conosciuti al grande pubblico italiano come quelli di Janina Gavankar (attrice prevalentemente televisiva), Al Madrigal, Michaela Watkins, Glynn Turman, Brandon Wilson, Hayes MacArthur e Rachael Carpani.
Un classico film da rinascita sportiva che aggiunge il dramma familiare in modo più intenso, concentrandosi meno sui ragazzi della squadra e più sul loro allenatore. Il titolo originale è The way back: un ritorno alla passione per lo sport, alla responsabilità e ad un tentativo di felicità. Ben Affleck, in una delle sue prove migliori, abbraccia un personaggio imperfetto [...] Vai alla recensione »
Certi personaggi sono tappe obbligate per una star. L' uomo-che-aveva-tutto ma è sprofondato nell' alcolismo (o in una qualsiasi altra dipendenza) è una di queste figure archetipiche e ambivalenti, con i piedi saldamente piantati nel cliché e la testa sempre in cerca di nuovi orizzonti. La sfida ideale per un attore, soprattutto se la sua vita personale offre punti di contatto con il personaggio.