| Titolo internazionale | War and Peace |
| Anno | 2020 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 90 minuti |
| Regia di | Massimo D'Anolfi, Martina Parenti |
| Uscita | lunedì 24 maggio 2021 |
| Tag | Da vedere 2020 |
| Distribuzione | Cinecittà Luce |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,35 su 13 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 21 maggio 2021
Un viaggio tra le sedi che dovrebbero assicurare la pace della diplomazia italiana. In Italia al Box Office Guerra e Pace ha incassato nelle prime 3 settimane di programmazione 3,5 mila euro e 2,2 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Il documentario si articola su tre elementi di base: l’importanza dell’immagine e il suo utilizzo per descrivere i conflitti; la funzione dell’Unità di crisi della Farnesina e l’addestramento dei militari. Le prime sequenze di questa interessante opera di D’Anolfi e Parenti sono estremamente significative. Quasi fossero dei chirurghi che intervengono su una frattura scomposta ed estremamente esposta e fragile, i restauratori di immagini del passato sono molto consapevoli dell’importanza e della delicatezza del loro lavoro.
Le immagini che ci vengono proposte della presenza dell’esercito italiano in Libia agli inizi secolo scorso seguite dal commento su quanto in quel Paese sta accadendo, oggi legano in maniera precisa il passato e il presente che sono poi i due ambiti su cui si sviluppa questa narrazione.
Se le mappe costantemente aggiornate presso l’Unità di crisi del Ministero degli Esteri italiano sono funzionali all’individuazione e al recupero di compatrioti dei quali a volte non è stata neppure segnalata la presenza in territori di conflitto armato, il corso d’istruzione dell’ECPAD (agenzia dell’immagine del Ministero della Difesa francese), alternato con l’addestramento di soldati della Legione Straniera, focalizza al massimo la riflessione. Mentre ci si prepara nella maniera più dura ai combattimenti con volontari a cui viene ricordato che la vita civile è ormai alle spalle e a un certo punto si paragona un attacco a una sinfonia in cui ognuno è uno strumentista che deve suonare in accordo con gli altri, altri militari imparano a ‘raccontare’ la guerra con le immagini. Sappiamo che il conflitto nella ex Jugoslavia (che qui per ovvie ragioni di durata non viene citato) è stato un feroce laboratorio proprio nell'ambito della ricerca e dell’uso dell’immagine in territorio di guerra. Qui assistiamo agli sviluppi teorico-pratici ma anche, fortunatamente, alle riflessioni sul piano etico sulla funzione dell’immagine. Il confine tra il voyeurismo e la necessità di fare memoria è estremamente sottile. Come quello, purtroppo e in molti casi, tra la guerra e la pace.
"Possedere il mondo sotto forma d'immagini significa, esattamente, risperimentare l'irrealtà e la lontananza del reale". Così scriveva Susan Sontag in Sulla fotografia, e da lì sono partiti Martina Parenti e Massimo D'Anolfi per pensare l'architettura del loro ultimo film, Guerra e pace, presentato nella sezione Orizzonti della 77° Mostra d'arte cinematografica di Venezia.