| Titolo originale | Pet Sematary |
| Anno | 2019 |
| Genere | Horror, |
| Produzione | USA |
| Durata | 101 minuti |
| Regia di | Kevin Kölsch, Dennis Widmyer |
| Attori | Jason Clarke, Amy Seimetz, Jeté Laurence, Hugo Lavoie, Lucas Lavoie, John Lithgow, Obssa Ahmed, Naomi Frenette, Alyssa Brooke Levine . |
| Uscita | giovedì 9 maggio 2019 |
| Tag | Da vedere 2019 |
| Distribuzione | 20th Century Fox Italia |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 |
| MYmonetro | 2,86 su 25 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 31 maggio 2019
Dopo aver seppellito il gatto in un cimitero per animali vicino alla loro nuova casa, la famiglia Creed deve fare i conti con qualcosa di inquietante. In Italia al Box Office Pet Sematary ha incassato 1,1 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Louis è un dottore in burnout, provato dal duro lavoro nel pronto soccorso di una grande città e dai continui traumi a cui ha assistito. Si trasferisce quindi con la moglie Rachel e i figli Ellie e Gage in un piccola cittadina del Maine, in una casa alle cui spalle sorge un grande bosco. Lì si trova un cimitero degli animali, ma oltre una cumulo di legname c'è un antico luogo sacro indiano dove chi viene seppellito non rimane sottoterra. È il vicino Jud a mostrare questo posto a Louis, per salvare dalla morte il gatto della piccola Ellie, che però torna con un carattere completamente diverso, molto più aggressivo...
Secondo adattamento del romanzo omonimo di Stephen King, Pet Sematary propone poche variazioni sul tema e nessuna soluzione di regia degna di nota. Il cast è buono, ma non basta a farne una versione rinnovata degna di interesse.
La principale idea di questo remake è di cambiare chi viene resuscitato, ma anche alterando i fattori il risultato non cambia. Inoltre si aggiunge un trauma, questo sì spaventoso ma pure un po' troppo sovraccarico, al passato di Rachel, che ricorda la morte orribile della sorella spaventosamente malata. Il film come il libro affrontano il taboo del decesso e la difficoltà di venirci a patti nella nostra società del benessere e del salutismo, ma al posto di aggiornare la vicenda legandola ai mutamenti sociali degli ultimi decenni qui si preferisce aggiungere un'ulteriore e poco sviluppata coloritura gotica, limitata a una manciata di flashback di Rachel. Per il resto si continua a girare intorno all'ateismo, che nel rifiuto dell'aldilà non sa farsi una ragione della morte.
Gli errori del padre cadono qui tragicamente sui figli, ma finiscono per investire tutta la famiglia, come anticipa la distruzione mostrata nel prologo, con una inquadratura mobile e piombo (forse la più suggestiva dell'intero film) dove, in mezzo al bosco, vediamo una casa in fiamme e poi vistose tracce di sangue e porte aperte. A colmare l'assenza palpabile in queste scene si arriverà solo nel finale, che chiude il cerchio in modo pregevolmente netto e nerissimo, tutt'altra cosa rispetto agli horror con lieto fine che per esempio tanto piacciono a James Wan. D'altra parte le novità sono poche e per quanto Jason Clarke e Amy Seimetz facciano il possibile con una sceneggiatura non molto approfondita, John Lithgow riesce comunque a essere più carismatico di loro nei panni del vicino Jud.
Nessuno degli attori è in ogni caso servito a dovere e finiscono per essere un ornamento di lusso su un horror ormai risaputo. Da registi che avevano folgorato il pubblico di questo genere con il disturbante e lynchano Starry Eyes ci si aspettava sicuramente più originalità, per lo meno dal punto di vista della messa in scena. Invece la personalità di Kevin Kölsch e Dennis Widmyer sembra essere stata fagocitata dagli studios, con il risultato di una produzione moderatamene efficace ma in fondo anonima.
Considerato poi che il film ha ottenuto in Usa il visto di censura R e quindi è un horror che può permettersi di mostrare sangue e altri elementi splatter, risulta fin troppo attento a non scioccare davvero il pubblico. Tanto che la scena più viscerale è la stessa del film originale e solo il ragazzo morto per un trauma, che qui ha la testa fratturata e parte del cervello in vista, è davvero una visione inquietante. Il resto è dejà vu, dignitoso ma senza pretese e con poca fantasia.
All'inizio, è sempre il caso di ribadirlo, fu "La zampa di scimmia" di W.W. Jacobs, breve e fulminante racconto su una coppia di anziani genitori che, provati dalla morte dell'unico figlio, lo fanno tornare in vita attraverso un magico amuleto per scoprire amaramente che ciò che è morto è bene resti tale. Stephen King ha ampliato e rielaborato da par suo lo spunto nel romanzo "Pet Sematary", pubblicato nel novembre 1983, articolando in modo mirabile la storia di una perdita irreparabile - il figlioletto di una coppia - che viene in qualche modo "riparata" grazie a un luogo magico, che permette la resurrezione dei morti. Con conseguenze, però, non proprio piacevoli.
Intrecciando orrore e sentimenti, King riesce a rendere bene il dramma di una morte prematura e il desiderio di far tornare indietro chi non c'è più.
Mary Lambert, regista di film talora non banali (come l'atipico Siesta), ne aveva fatto nel 1989 una trasposizione di successo, Cimitero vivente, capace di rendere in modo abbastanza fedele le tematiche kinghiane senza dimenticare di accennare a quelle più oscure e tenebrose (l'inquietante personaggio di Zelda, la zia malata). Trionfo personale di un bravo caratterista come Fred Gwynne (famoso per il suo ruolo di mostro di Frankenstein comico nella serie televisiva dei Munsters), il film ebbe abbastanza successo da generare un seguito (Cimitero vivente 2) che, come talvolta avviene, non ne ebbe invece abbastanza da far proseguire la serie. Da non dimenticare che nello stesso 1983 in cui Stephen King pubblicava "Pet Sematary", ma qualche mese prima rispetto al libro, usciva l'ottimo Zeder di Pupi Avati che pur raccontando una storia del tutto diversa partiva da uno spunto per certi versi simile - con i famosi terreni K capaci di far resuscitare i morti - in uno strano gioco di coincidenze tra due grandi autori. Dopo trent'anni, un nuovo film, Pet Sematary, affronta il romanzo di King, dopo l'enorme successo della prima parte della nuova versione di It, in un'ottica di rivisitazione e reinterpretazione dei classici del maestro dell'orrore (non va infatti dimenticata, in questo contesto, neanche la relativamente recente versione del suo primo romanzo, Lo sguardo di Satana - Carrie con Chloe Grace-Moretz). La direzione è stata affidata al duo registico composto da Kevin Kölsch e Dennis Widmyer già in evidenza con alcuni horror di rilievo tra cui va senz'altro menzionato il crudo e serrato Starry Eyes, nel quale i due registi avevano presentato con buon piglio e sicura inventiva una visione molto particolare del mondo del cinema, di notevole effetto ed efficacia. L'intenzione degli autori, grandi fan del film di Mary Lambert, non è stata quella di rifare in modo pedissequo quella pellicola, ma di offrire una nuova versione della storia con un diverso approccio e quel tanto di cambiamenti che possano rendere interessante la vicenda senza snaturarla, anche in relazione al libro di King.
Questo tipo di approccio sembra essere quello giusto: il film originale esiste e rimane valido per quello che è. Sarebbe inutile farne una copia anche perché non è così "antico" da poter giustificare una replica solo in relazione alla possibilità di ottenere effetti speciali migliori. Così tornare al cuore della storia - che presenta molti aspetti di sicura presa anche dal punto di vista emozionale e sentimentale - per raccontarla in modo innovativo, anche per trarne una versione ancora più cupa, come pare essere stata l'intenzione, può essere una mossa vincente. Kölsch e Widmyer hanno già dimostrato in passato di essere in grado di toccare i tasti giusti per sviluppare suspense e orrore in modo convincente. In loro supporto c'è anche l'ormai assodata esperienza dello sceneggiatore Jeff Buhler, tra i più in voga nell'horror americano di questi tempi, di recente autore dello script per The Prodigy - Il figlio del male. Nel cast spicca, nel ruolo che fu di Fred Gwynne, la presenza di un altro abile caratterista come John Lithgow, che vanta due nomination agli Oscar quale miglior attore non protagonista (per Il mondo secondo Garp e Voglia di tenerezza) e in campo horror è ricordato per l'ottima prova nel ruolo principale in Doppia personalità di Brian De Palma. La parte dei protagonisti è invece andata a Jason Clarke, attore dalla solida carriera visto recentemente in Chiudi gli occhi, e ad Amy Seimetz, che recentemente è stata nel cast di Alien: Covenant, ennesimo capitolo di una saga di successo, diretto dal suo creatore, Ridley Scott. Uno degli elementi che più si ricordano del film di Mary Lambert è l'omonimo pezzo rock dei Ramones che ne arricchiva in modo indelebile la colonna sonora. Tanto era iconico quel brano che è presente anche in questo film, in una nuova versione suonata dagli Starcrawler, con un'intro che richiama singolarmente il classico "Don't Fear the Reaper" dei Blue Oyster Cult. Anche in questo caso, quindi, innovazione nella tradizione (ma i Ramones erano i Ramones).
Nel 1983 uscì un capolavoro-cult autenticamente horror di Stephen KIng "Pet Sematary". Quando lo lessi mi piacque molto e mi spaventò. Mary Lambert si cimentò nel 1989 nella sua realizzazione cinematografica con "Cimitero vivente". Ora, nel 2019, Kevin Kölsch ha partorito una ottima pellicola paurosa con l'omonimo titolo del romanzo del genio statunitense. [...] Vai alla recensione »
Dopo il successo del remake di "IT", il cinema americano ci riprova con il secondo adattamento di un altro classico di Stephen King - Pet Sematary - già portato sullo schermo nel 1989. La nuova versione diretta da Kevin Kölsch e Dennis Widmyer propone pochissime variazioni sulla trama originale: Louis è un dottore in crisi trasferitosi in una piccola cittadina del Maine insieme alla moglie Rachel e [...] Vai alla recensione »