| Anno | 2019 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Italia, Svezia |
| Durata | 70 minuti |
| Regia di | Adele Tulli |
| Uscita | giovedì 2 maggio 2019 |
| Distribuzione | Cinecittà Luce |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,88 su 11 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 21 agosto 2023
Un viaggio e un atlante inaspettato nelle norme, gli stereotipi, le convenzioni di genere nell'Italia di oggi. Un cammino lungo quei confini che chiamiamo maschile e femminile. In Italia al Box Office Normal ha incassato 16,4 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Un viaggio tra le dinamiche di genere nell'Italia di oggi, raccontate attraverso una successione di scene di vita quotidiana, dall'infanzia all'età adulta. Un caleidoscopio di situazioni di volta in volta curiose, tenere, grottesche, misteriose, legate dal racconto della cosiddetta normalità, mostrata da angoli e visuali spiazzanti.
Il film esplora la messa in scena collettiva dell'universo maschile e femminile, proponendo una riflessione sull'impatto che ha sulle nostre vite la costruzione sociale dei generi.
Normal inizia osservando, da dentro l'acqua di una piscina, donne che fanno ginnastica preparto. Segue una successione di tanti momenti, quotidiani o di festa: una bambina si fa bucare le orecchie e mettere gli orecchini, un bambino che fa gare di motociclismo, uno youtuber che ha atteggiamenti molto confidenziali con le fan adolescenti, ragazze che sfilano per le selezioni di Miss Mondo, giovani danno l'addio al celibato a una coetanea, un fotografo mette in posa gli sposi per l'album di matrimonio.
L'esordio di Adele Tulli nel lungometraggio documentario è tentativo di scattare un ritratto della nostra società. Brevi sequenze filmate con la macchina da presa fissa, distinte tra loro come frammenti di vita, e montate accostate e divise da neri, quasi a costruire dei capitoletti. Un film che procede per giustapposizione di situazioni, in maniera da una parte distaccata e dall'altra vicina alle persone riprese. La regista annota piccoli fatti che all'inizio lo spettatore fatica a collegare, prima di trovare il filo che in qualche modo accomuna le scene e che sembrano convergere nel degrado e nella superficialità del nostro modo di vivere.
È un film sull'importanza che diamo al corpo e sulle relazioni tra i corpi, che diventano relazioni tra le persone e relazioni tra i generi e lo stesso definirsi come genere. Situazioni pacchiane o estreme sono filmate come se fossero davvero normali, altre che lo potrebbero essere diventano assurde dentro il contesto.
E ci si interroga sul concetto del titolo, che sembrerebbe banale e condiviso invece è sfuggente e ambiguo. Tulli fa dell'assenza di commento e spiegazioni e della presa di distanza la sua cifra, anche se in alcuni frangenti si percepisce un sollevarsi dello sguardo dell'autrice di mezzo gradino rispetto al livello delle situazioni filmate, con il rischio di una conseguente messa in ridicolo delle persone riprese.
Un'opera prima rigorosa nella forma, che parte da un concetto definito che forse non sviluppa fino in fondo nel suo cercare quasi una circolarità. Potenzialità lasciate intravedere e non del tutto espresse in questo lavoro, che rappresenta comunque un debutto interessante.
Una bambina che sta per indossare i suoi primi orecchini, motociclisti in erba che spingono a tutto gas (più preoccupati di obbedire alle aspettative paterne che realmente presi dall'agone sportivo), una fabbrica in cui si confezionano giocattoli: assi da stiro e pentoline per le bimbe, instradate fin da piccole all'accudimento del nido, giochi di meccanica per i maschietti, di certo più portati per [...] Vai alla recensione »