| Titolo originale | Dylda |
| Titolo internazionale | Beanpole |
| Anno | 2019 |
| Genere | Drammatico, Guerra, |
| Produzione | Russia |
| Durata | 120 minuti |
| Regia di | Kantemir Balagov |
| Attori | Viktoria Miroshnichenko, Vasilisa Perelygina, Andrey Bykov, Igor Shirokov Konstantin Balakirev, Kseniya Kutepova, Olga Dragunova, Timofey Glazkov, Alyona Kuchkova, Veniamin Kac, Denis Kozinets, Alisa Oleynik, Dmitri Belkin, Lyudmila Motornaya, Anastasiya Khmelinina, Viktor Chuprov, Vladimir Verzhbitskiy, Vladimir Morozov. |
| Uscita | giovedì 9 gennaio 2020 |
| Tag | Da vedere 2019 |
| Distribuzione | Movies Inspired |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,86 su 36 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 9 gennaio 2020
Due donne cercano di ricostrire le loro vite dopo la guerra. Il film è stato premiato al Festival di Cannes, a Torino Film Festival, ha ottenuto 1 candidatura agli European Film Awards, ha ottenuto 1 candidatura a NSFC Awards, In Italia al Box Office La ragazza d'autunno ha incassato 204 mila euro .
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Leningrado, 1945. La guerra è finita ma l'assedio nazista è stato feroce e la città è in ginocchio. Iya è una ragazza bionda, timida e altissima, che ogni tanto si blocca, per un trauma da stress. Lavora come infermiera in un ospedale e si occupa del piccolo Pashka. Ma quando la vera madre del bambino, Masha, torna dal fronte, lui non c'è più. Spinta psicologicamente al limite dal dolore e dagli orrori vissuti, Masha vuole un altro figlio e Iya dovrà aiutarla, a tutti i costi.
Balagov, non ancora trentenne, è senza dubbio uno dei registi più talentuosi della scena contemporanea, e questo secondo lungometraggio, che segue l'acclamato Tesnota, lo ribadisce e conferma.
Difficile pensare ad un uso del colore più elegante, eloquente ed emozionante, o ad un cinema che trasudi altrettanta verità, tanto che pare di sentirne l'odore, l'aria intrisa di polvere, gli sbalzi di temperatura tra esterni e interni, il leggero graffio della lana grezza sulla pelle. In anni in cui il contenuto è tornato al centro dell'interesse dei registi, e i loro virtuosismi si manifestano soprattutto nella ricerca di nuove formule del racconto, Beanpole riporta prepotentemente la forma in primissimo piano, rischiando la maniera, a volte sì, ma costruendo, nelle scene chiave, momenti indelebili di grande cinema. La prima parte del film è la migliore: Iya, la "giraffa", è ancora al centro della scena, col suo corpo-mistero, strumento di pace e arma di morte, e la strana coppia che forma con il bambino, vittima sacrificale e metafora di un'innocenza impossibile, contiene tutta l'emozione che il film poi non offrirà più, infilando la via algida della relazione morbosa e manipolatoria, che è propria della coppia Iya-Masha. Ma le scene dell'ospedale e della vita domestica, nelle cucine condivise e nei pianerottoli di passaggio, e il gioco che scolora nella tragedia, non si dimenticano e nutrono l'intero film.
Quel che viene dopo riporta il discorso sul dramma storico, a un dopoguerra che ha le sembianze di un purgatorio, in cui tutto ha un prezzo altissimo. Si lotta per risorgere dalle ceneri ma il passato non è ancora tale e l'impaccio, di cui Iya è immagine simbolica, è quello di chi deve imparare a vivere in un mondo nuovo e dimenticato: le donne, in particolare, che portano sul volto le rovine più pesanti della guerra e al loro interno le perdite più traumatiche. Alla visione del regista contribuiscono naturalmente il lavoro certosino e autoriale della direttrice della fotografia, Ksenia Sereda, e dello scenografo Sergei Ivanov, oltre che l'apprendistato di Bagalov presso Sokurov, maestro di sguardo e di bellezza.
“Dylda”, il titolo originale del film, è un doloroso dramma esistenziale sulle macerie della guerra. Dylda vuol dire “spilungona” (la protagonista), ma anche “goffaggine” ed è l’elemento costante di tutto il film che pervade ogni personaggio e ogni azione. Siamo in Russia a Leningrado, una città stremata dalla alienazione dell’assedio [...] Vai alla recensione »
La Leningrado rantolante del 1945, a guerra appena finita. Due giovani legatissime ma diverse in tutto. Un ospedale militare in cui la vita e la morte sembrano danzare a braccetto, con quel misto di durezza e spavalderia che è il segreto dell'anima russa. Il tutto in un film ispirato al libro della Nobel Svetlana Aleksievic, "La guerra non ha un volto di donna", ma interamente posseduto dal talento [...] Vai alla recensione »