| Titolo originale | American Animals |
| Anno | 2018 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | USA |
| Durata | 116 minuti |
| Regia di | Bart Layton |
| Attori | Evan Peters, Barry Keoghan, Jared Abrahamson, Blake Jenner, Ann Dowd Udo Kier, Jane McNeill, Whitney Goin, Gary Basaraba, Lara Grice, Wayne Duvall, Spencer Reinhard, Warren Lipka, Eric Borsuk, Chas Allen, Betty Jean Gooch, Eddie King (II), Karen Wheeling Reynolds, James Rackley, Drew Starkey, Anthony J. Police, Abigail Dolan, Kevin L. Johnson, Mike Stoudt, Fedor Steer, Jack Landry, Blaque Fowler, Tonya Bludsworth, Gretchen Koerner, Carroll M. Johnson, Robert C. Treveiler, Dorothy Reynolds (II), Pat O'Keefe, Maggie Lacey, Al Mitchell, Cowboy. |
| Uscita | giovedì 6 giugno 2019 |
| Tag | Da vedere 2018 |
| Distribuzione | Teodora Film |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,45 su 35 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 8 luglio 2019
Un gruppo di ragazzi si convince di poter realizzare una rapina straordinaria che rimarrà nella storia. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Spirit Awards, In Italia al Box Office American Animals ha incassato 76,5 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Spencer è uno studente d'arte che sente nella sua vita l'assenza di qualcosa di significativo che lo ispiri, fosse anche un evento tragico. Il suo miglior amico d'infanzia, Warren, ha ottenuto una borsa di studio come giocatore di calcio ma è insoddisfatto del college e della sua mediocrità borghese. Quando Spencer scopre che nella biblioteca della Transylvania University di Lexington in Kentucky, sono custoditi testi di grande valore, i due iniziano ad architettare una rapina e coinvolgono anche Erik e Chas. Oltre al colpo nello stesso college che frequentano, Warren progetta anche come piazzare successivamente una refurtiva così rara, entrando in contatto con mercanti d'arte europei.
Raccontato dagli stessi ragazzi, ormai cresciuti, che hanno commesso il colpo nel 2003, American Animals porta la fusione tra documentario e finzione al suo ultimo stadio e segnala il talento di Bart Layton nel maneggiare anche i meccanismi della fiction.
Il regista si era finora fatto notare solo per alcuni documentari e in particolare per The Imposter, vincitore di diversi premi tra cui il BAFTA per il miglior debutto di un autore inglese nel 2012. La mitomania era al centro di quel film, dove un truffatore francese si spacciava per il figlio scomparso di una famiglia americana.
Anche uno dei ragazzi di American Animals pur non spingendosi oltre una linea morale così estrema, potrebbe essersi comportato come un mitomane finendo per trascinare gli altri con false promesse. Layton però non vuole trovare colpevoli e anzi schiva la pretesa di verità che il film stesso dichiara nel primo cartello, lasciandoci senza una risposta univoca su come siano davvero andate le cose.
Il senso del film è del resto un altro: siamo di fronte a quattro giovani bianchi americani più o meno di buona famiglia, che nonostante le occasioni che gli aprono la loro condizione privilegiata e il college non sanno che fare delle proprie vite. Il loro orizzonte ultimo è la celebrità o la ricchezza o la gloria di un grande artista e quello che gli offre la propria vita non sembra sufficiente. L'assenza di orizzonti ideali fa così di loro anime perse pronte a inventarsi una folle impresa pur di trovare finalmente qualcosa di eccezionale e unico. In questo ha un forte peso anche la mentalità del gruppo, dove le idee più balzane ricevono sostegno dai compagni fino a sembrare sensate e prendere corpo.
Abbiamo visto questo tipo di situazioni al cinema - e nella vita reale - portate fino al delirio delle sparatorie nelle scuole, ma qui non c'è quel tipo di rabbia, quanto piuttosto la ricerca di avventura. I quattro vogliono vivere come in un film e Layton infatti li accompagna rendendo il suo stile sempre più da cinema di finzione, con molta musica, un montaggio ritmato e una tecnica tipica degli heist movie come lo split screen. D'altra parte il racconto rimane qua e là punteggiato delle testimonianze dei veri esecutori del colpo, che esprimono una sorta di rimpianto per come sono andate le cose.
Ci si spinge addirittura a mostrare uno di loro mentre osserva l'attore che lo interpreta passare lungo la strada, un corto circuito ontologico tra documentario e finzione, ma anche un doloroso sguardo sulla giovinezza che se ne va e sull'impossibilità di cambiare il passato. La cosa più sorprendente di American Animals è infatti come alle convenzioni da film di rapina si affianchi non solo il documentario ma pure una sottile malinconia. Layton gioca a carte scoperte, sa entusiasmare con una colonna sonora ricca di brani del passato davvero straordinaria e si avvale di un cast accattivante con due attori molto lanciati (Evan Peter e Barry Keoghan, visto in Dunkirk e Il sacrificio del cervo sacro), ma non nasconde mai come il livello più cinematografico sia in fondo una messa in scena. Una sorta di tunnel mentale distorto, circondato da una realtà dove le cose vanno in ben altro modo, inflessibile alle fantasie dei protagonisti.
American Animals è dunque un'opera squisitamente metacinemtaografica che però non si accontenta di sofisticazioni cerebrali e anzi riesce a essere sia trascinante e divertente sia dolorosamente umana.
“American Animals” (id., 208) è la seconda pellicola del regista-sceneggiatore londinese Bart Layton. Quando la realtà dei personaggi si auto racconta nella finzione di attori alter ego. Cosa dire il finale filmico è quello reale nella voci minime dei parenti (e se stessi) dei quattro ragazzi Questa storia non è tratta da una storia vera.
Un buon esempio di come i media stanno cambiando il volto dei film: ecco come possiamo leggere American Animals, che non è del tutto un'opera di finzione ma nemmeno lontanamente un documentario. All'inizio, una scritta avverte beffardamente (vista la "dittatura" delle storie vere al cinema) che il racconto che segue non sarà autentico. Ma poi la parola "not" scompare, e la dichiarazione di intenti si rovescia, tanto più che in effetti la picaresca vicenda della rapina finita male è accaduta davvero. E che i protagonisti della vicenda si trovano davanti alla macchina da presa per commentare la loro storia e talvolta il farsi del film stesso.
Curiosa, tra l'altro, la coincidenza tra titoli recenti come American Animals e Museo, dove ladruncoli altrettanto impreparati cercarono di rapinare il Museo di Città del Messico, trovando poi impossibile rivenderne i capolavori al mercato nero per la troppa notorietà dei singoli pezzi. Anche in questo caso - pur mutando scenario dal Messico ormai incapace di raccontare ai più giovani la propria incredibile storia al Kentucky della media borghesia - si tratta di giovani senza arte né parte, gli annoiati degli anni Duemila, incapaci di ragionare in modo sensato sulle mosse da fare, ancorché illegali come quelle immaginate.
Ma è proprio il meccanismo cinematografico scelto da Bart Layton a intrigare, e che vale la pena indagare più a fondo. Se è vero che la parodia del documentario o della televisione d'inchiesta è ormai avanzatissima (con prodotti come Documentary Now! o American Vandal) e che il cosiddetto "mockumentary" è uno strumento in uso da decenni; e se è vero che film come Vice hanno ormai sedimentato un ironico mix di materiali narrativi, satirici e documentari militanti alla Michael Moore, bisogna comunque dire che American Animals fa qualcosa di leggermente diverso.
Il bersaglio in questo caso sembra essere il true crime, a sua volta nobilitato da The Jinx o Making a Murderer ma qui riportato alle sue caratteristiche di base: un gruppo di persone protagoniste di un caso eccezionale che vengono intervistate, mentre la ricostruzione finzionale degli avvenimenti scorre tra una testimonianza e l'altra. Di solito questi lacerti di finzione televisiva, senza grosse pretese e con attori tra i meno pagati del mondo dell'audiovisivo, sembrano essere del tutto estranei a ogni tipo di valutazione artistica. Possiedono uno scopo secco e brutale: illustrare con mezzi narrativi una situazione realmente accaduta e dunque impregnata di una (spesso malsana) verità.
In American Animals, il rapporto di forza tra la ricostruzione di finzione e la parte "true" viene rovesciata. La prima è quella qualitativamente importante, al punto che cerca di "far dimenticare" la verità dell'episodio o di sottolinearne la cronaca attraverso gli stranianti interventi dei rapinatori oggi invecchiati.
Si tratta di una rivendicazione della forza dell'immaginario cinematografico? O al contrario di una esaltazione delle potenzialità dei media contemporanei? O ancora dell'ammissione che oggi non possiamo raccontare se non riflettendo sull'universo della post-verità? Lo scopriremo tra qualche tempo.
"Ci hai appena sparato in testa", conclude uno dei quattro protagonisti di American Animals (guarda la video recensione) al termine di uno sfogo disperato, dettato dalla realizzazione di come il piano per una rapina "scolastica" sia in procinto di rivelare conseguenze concrete, devastanti e immediate. Nel riferimento cruento alle pallottole in testa c'è racchiuso il senso dell'intero film di Bart Layton, che esplora il corto circuito estremo tra il gergo e gli orizzonti dell'heist movie e il contesto universitario e protetto in cui vivono i protagonisti. Applicare una metafora di genere al teen movie è una trovata consueta, ma solitamente l'effetto è comico: com'è buffo utilizzare i codici di qualcosa di serio e adulto per le vicende quotidiane di giovani adulti, che se anche devono intrufolarsi nottetempo nella palestra della scuola, vogliono soltanto girare un film, e se devono eludere la sorveglianza nei corridoi è per scappare dall'ora di punizione.
Il movimento è sempre aspirazionale, educativo, e ironico. In American Animals, invece, la traiettoria è opposta: è la realtà studentesca a essere traslata su un piano più alto, la cui pericolosità è imprevista e incontenibile.
In questo, il film è più vicino all'afflato tragico delle storie vere di follia adolescenziale, che soprattutto in America tendono a finire in bagni di sangue inconcepibili. Fortunatamente la vicenda - non "ispirata a fatti realmente accaduti", ma "realmente accaduta", come ci tiene a precisare la didascalia iniziale - finisce male soltanto per chi l'ha ideata, ma nel mettere fianco a fianco i due mondi (la sala della biblioteca come il caveau di una banca, la responsabile di sala come una guardia armata), rendendoli permeabili a causa del collasso dei separatori sociali, Layton sembra sfidare un tabù importante. Non importa se il sistema funziona: a volte anche chi ha tutto (dal talento artistico e il supporto familiare del protagonista Spencer alla borsa di studio sportiva di Warren) sente il bisogno irrazionale di scavalcare i generi del racconto per trovare il significato di sé. E proprio come American Animals mescola il documentario con la finzione, nello stesso modo fa scontrare il mondo studentesco con quello del crimine. Come detto, lo scontro non è affatto giocoso, a partire dalla struttura a confessionale che racconta a posteriori non solo un fallimento, ma un fallimento che non poteva essere altrimenti.
"Birds of America" è un libro illustrato del naturalista e pittore John James Audubon e ha la fama di essere il libro più costoso al mondo. Eppure, era esposto sotto a una teca, senza particolari sistemi d'allarme, nella libreria universitaria di Lexington, nel Kentucky, sotto la sola sorveglianza e custodia di una bibliotecaria cinquantenne. Impossessarsene sarebbe stato come rubare un sacchetto di [...] Vai alla recensione »