| Titolo originale | Wonderstruck |
| Anno | 2017 |
| Genere | Avventura, |
| Produzione | USA |
| Durata | 120 minuti |
| Regia di | Todd Haynes |
| Attori | Julianne Moore, Oakes Fegley, Millicent Simmonds, Jaden Michael, Cory Michael Smith Tom Noonan, Michelle Williams, Amy Hargreaves, James Urbaniak, Marko Caka, Hays Wellford, Damian Young, James Urbaniak (II), Patrick Murney, Lauren Ridloff, Anthony Natale, Carole Addabbo, Howard Seago, Brian Berrebbi, John McGinty, Mark A. Keeton, Patrick Wiley (II), Garrett Zuercher, Jared Johnston, Murphy Guyer, Ekaterina Samsonov, Sawyer Niehaus, Lilianne Rojek, Michael W. Gaines, Morgan Turner, Sawyer Nunes, Raul Torres, Mandela Bellamy, Jim Lavin (II), Colleen Cosgrove, Asa Liebmann, John Boyd, Oladamolami Adisa, Mylo Barrett, Robinho Cruz, Vanessa DeLeon (II), Jordana Lurman. |
| Uscita | giovedì 14 giugno 2018 |
| Tag | Da vedere 2017 |
| Distribuzione | 01 Distribution |
| MYmonetro | 3,17 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 22 giugno 2018
L'adattamento cinematografico del romanzo di Brian Selznick pubblicato nel 2011. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Critics Choice Award, In Italia al Box Office La stanza delle meraviglie ha incassato 176 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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1977, Minnesota. Il dodicenne Ben è preda di un incubo ricorrente in cui viene inseguito da un branco di lupi. Una notte, cercando tra gli oggetti della madre, trova il vecchio catalogo di una mostra newyorkese sulle origini dei musei: i cosiddetti gabinetti delle meraviglie. C'è anche un biglietto, dentro, con l'indicazione di una libreria. E poi c'è un fulmine, che entra dal cavo del telefono e cambia la vita di Ben. 1927, New Jersey. Rose è una ragazzina che vive sola con il padre, isolata per via della sua sordità. La anima una grande passione per un'attrice, una diva del muto, di cui colleziona ogni notizia. Ben e Rose, a distanza di tempo, compieranno lo stesso avventuroso viaggio attraverso New York, guidati dal comune bisogno di conoscere il loro posto nel mondo.
L'opera grafico-letteraria di Brian Selznick nasce, nel caso di Hugo Cabret come in questo, intrisa di cinema, come fulminata in origine dalla meraviglia del suo dispositivo e percorsa interamente dalla scia elettrica di tale scossa. Per questo è giusto e necessario che siano dei registi cinefili a gestire il passaggio delle sue storie dalla carta allo schermo, loro approdo naturale.
Haynes giura fedeltà al romanzo, arruolando lo stesso Selznick come sceneggiatore, e lavora al servizio del racconto, illuminandone le pieghe del senso, costruendo corrispondenze e rimandi, visivi primi di tutto, che vanno oltre il libro e il film e guardano indietro, ai suoi esordi di regista (si pensi a tutto il discorso visivo sul modellismo, che parte dalle costruzioni di carta nella cameretta di Rose, passa per la vetrina del farmacista, raggiunge il climax nel grande panorama in scala della città e nella sequenza di bricolage con la quale viene raccontata la vita di Daniel, ma ricorda anche il primissimo esperimento di Todd Haynes, "Superstar").
Anche lui, cioè, guarda alle origini del suo percorso, a quella pratica, la cinefilia, che fa del suo agente un "curatore" in senso pieno, collezionista e appassionato. D'altronde, definendo un museo come un luogo in cui gli oggetti vengono disposti in mostra in modo da raccontare una bellissima storia, Selznick offre simultaneamente una definizione di "film", accentuando in essa il ruolo del montaggio, che in Wonderstruck è una pietra angolare dell'insieme (l'altra, naturalmente, è la musica).
“La stanza delle meraviglie” (Wonderstruck, 2017) è il settimo lungometraggio del regista di Los Angeles Todd Haynes. Dopo un anno da Cannes e otto mesi dall’uscita statunitense, ecco arrivare la pellicola anche da noi: non c’è che dire la distribuzione sincrona ed efficace… &n [...] Vai alla recensione »
L'archeologia dei media è una branca sempre più vivace delle ricerche contemporanee. Come categoria, sembra un controsenso. Come stanno insieme archeologia e media? Se ci togliamo però gli occhiali della contemporaneità (immersi come siamo nelle tecnologie digitali) e indossiamo quelli dello storico, intuiamo come il cinema altro non sia che un grande mezzo espressivo di passaggio tra vari periodo di culture visuali, prima e dopo.
Todd Haynes, e prima di lui Brian Selznick - autore del romanzo illustrato da cui La stanza delle meraviglie (guarda la video recensione) è tratto - hanno pensato a tutto questo creando due opere - libro e film - fortemente debitrici della nostalgia per le antiche forme del vedere.
Durante la narrazione, sospesa e intrecciata tra 1927 e 1997 (e simbolicamente il film è stato presentato a Cannes 2017), si parla di museo, illustrazione, wunderkammer, miniatura, collezionismo, panorama, diorama, cinema primitivo, pre-cinema, fiera, esposizione universale, e si squadernano tecniche come il colore, il bianco e nero, il passo uno, il montaggio alternato e il montaggio sincronico, il flash-back, l'iris, il cinema nel cinema e altro ancora.
Dunque, La stanza delle meraviglie è un catalogo. Un catalogo che mette in dialogo la cultura ottica che ha dato vita al cinema e il cinema stesso, passando attraverso la cinefilia, dato costante dell'opera di Todd Haynes, sempre a cavallo tra punte più sperimentali (Safe, Io non sono qui) e opere più accademiche (oltre a questo, anche Lontano dal Paradiso e Carol).
Nei suoi libri, Selznick pratica una forma peculiare di romanzo per immagini: storie scritte che dialogano con i disegni in maniera non convenzionale, tra il romanzo e il graphic novel. Un metodo coerente con le storie rappresentate, che evocano una sorta di archeologia dei media, in cui la modernità diventa piena di magie e strane forme di spettacolo e di rappresentazione desuete.