Twin Peaks

Film 2017 | Thriller, Drammatico 60 min.

Regia di David Lynch. Una serie con Dana Ashbrook, Catherine E. Coulson, Sherilyn Fenn, Sheryl Lee, Kyle MacLachlan. Cast completo Titolo originale: Twin Peaks. Genere Thriller, Drammatico - USA, 2017, Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

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David Lynch, dopo un momentaneo addio al progetto, ha ripreso in mano le redini di questo sequel attesissimo dai fan della serie degli anni Novanta. La serie ha ottenuto 1 candidatura a Golden Globes,

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Lynch affronta la sfida facendo la scelta più saggia: non provare a superare se stesso ma confermarsi come un unicum nel panorama della serialità.
Recensione di Paola Casella
giovedì 25 maggio 2017
Recensione di Paola Casella
giovedì 25 maggio 2017

L'agente Cooper è di nuovo nella stanza con la tenda rossa e il pavimento a zig zag, e Laura Palmer gli sta dando appuntamento fra 25 anni. Ma siamo nel passato, nel presente o nel futuro? Twin Peaks, terza stagione, rispetta perfettamente l'appuntamento dato da Laura a Cooper: 25 anni dopo la prima messa in onda della serie che ha lasciato il segno sulla televisione (e sul pubblico) di tutto il mondo torna sugli schermi, debuttando al Festival di Cannes, riprendendo personaggi e temi del passato. E se il Twin Peaks del 1990 sembrava collocato fuori dal tempo, nel 2017 continua a sopravvivere in quella bolla atemporale e asettica che ne conserva, come nella formaldeide, le qualità essenziali. Non è un modo per denigrare l'operazione, ma un modo per certificare che, 25 anni dopo, David Lynch è ancora fedele a se stesso e ha voluto rispettare le aspettative dello zoccolo duro di fan che, dal 1990, segue Twin Peaks come un culto. A loro Lynch regala la sua fetta di torta di mele, evocativa come una madeleine proustiana, quintessenzialmente americana e deliziosamente riconoscibile.

La difficoltà nel riproporre la serie ai giorni nostri era quella di aggiornarla alle sensibilità di un pubblico che oggi fa binge watching di prodotti che hanno come imperativo categorico quello di superare continuamente se stessi e rinnovare il linguaggio del mezzo televisivo. Una difficoltà enormemente accresciuta dal fatto che Twin Peaks è già entrato così stabilmente nel nostro immaginario collettivo da generare innumerevoli tentativi di imitazione e una versione trash, Desperate Housewives, che oltre a far esplicito riferimento alla serie lynchana inseriva fra i suoi personaggi principali quel Kyle MacLachlan destinato a rimanere per tutti l'agente Cooper.

Lynch affronta questa sfida, accanto al cocreatore Mark Frost, facendo la scelta più saggia: quella di non provare a superare se stesso ma di confermarsi come un unicum e il prototipo di tutto ciò che l'ha seguito, ricordandone l'originalità e la capacità sovversiva, e ignorando bellamente le "nuove regole" della televisione seriale. Dunque, ora come nel 1990, Lynch manipola il tempo e lo spazio (televisivo) secondo le sue esigenze, rallentando o velocizzando la narrazione, accelerando i movimenti dei personaggi o costringendo i suoi attori alla fissità, fregandosene del fatto che la narrazione televisiva è diventata molto più veloce e difficilmente si concede l'immobilismo o le lungaggini. Twin Peaks non segue le regole della narrazione lineare ma quello della fantasia onirica, e la sua collocazione spaziotemporale è collocabile in un eterno presente, più che nel passato o nel futuro.

Dunque bentornati negli incubi di David Lynch, che a Twin Peaks prendono (di nuovo) la forma di visioni stralunate e scenografie dechirichiane, uomini senza un braccio e donne che parlano con un ceppo di legno (il cui stato di salute, nella nuova edizione, rispecchia quello dell'attrice che ha interpretato il ruolo mentre era in fin di vita - un esempio di come Lynch sappia inserire nell'incubo televisivo la tragedia reale). L'effetto camp tocca la vetta quando l'agente Cooper si confronta con un alberello spoglio con tanto di testa parlante, a ricordarci che Lynch se ne frega anche del ridicolo.

Di risate, davanti a questa nuova serie, se ne fanno parecchie, sia perché Lynch e Frost condiscono le vicende dei loro personaggi (che non raccontiamo, perché è vietato fare spolier) di tipica ironia, sia perché i riferimenti alle serie precedenti sono piccole chicche regalate al pubblico dei fan, che coglieranno ogni rimando. Forse la più trash delle nuove creature del Twin Peaks 2017 è Ray, che però è uguale all'agente Cooper. Ma sarà davvero lui il doppio malefico dell'agente dell'Fbi preannunciato dalle puntate precedenti, o ha solo le fattezze di MacLachlan che sembra fare il verso a Michael Madsen (e gli omaggi a Tarantino proseguono con l'apparizione di una delle sue attrici simbolo)?

La location si allarga: non più solo la cittadina fra le montagne dello Stato di Washington ma le mille luci di una New York filmata solo di notte o la banalità malefica di un'anonima cittadina del South Dakota. Ma la sensibilità etica ed estetica resta quella del dipinto American Gothic: nessuno più di David Lynch ha rappresentato così nitidamente al cinema l'orrore quotidiano che si cela dietro l'America della palizzata bianca e l'ipocrisia delle famiglie felici che nascondono tradimenti a catena ed esplosioni di violenza incontrollate, senza per questo dimenticare la poesia hopperiana delle stazioni di servizio male illuminate o dei diner dove trovano riparo i nighthawks.

C'è qualcosa che manca, e la troverai nel tuo retaggio culturale", sussurra la signora Ceppo al nativo americano Tommy "Hawk" Hill, ma David Lynch sta parlando dell'America, proprio quella rubata ai suoi proprietari originali. E un altro personaggio, davanti ad un atto vile e traditore, commenterà: "Hai seguito perfettamente la tua natura umana". Perché il successo universale di Twin Peaks si spiega comprendendo che la messa a nudo delle perversioni di un paesino dell'Ovest americano è la messa a nudo della natura umana intera, soprattutto il suo lato oscuro.

Il nuovo Twin Peaks ci ricorda che la televisione è una scatola trasparente all'interno della quale può apparire qualcosa di sconvolgente, oppure il nulla, e dunque ci rimanda al potere potenziale del mezzo televisivo, che Lynch ha saputo e sa gestire così efficacemente, ma anche alla capacità dello spettatore di guardare invece che accontentarsi di vedere. I primi due episodi della nuova serie fanno quello che ci aspettiamo da Lynch: inquietano, spaventano, ci spingono a ridere e sorridere, commuovono - perché gli attori in 25 anni sono invecchiati, e lo siamo anche noi - scardinano la narrazione per seguire regole che appartengono sono al regista di Velluto Blu (che per fortuna ritrova quella accessibilità scomparsa da Inland Empire e quella convizione che mancava a Fuoco cammina con me). Oggi come ieri, Twin Peaks è come Bob: un'entità pericolosa e palindroma, pronta a trasformare il piccolo schermo nello specchio in cui può apparire, a sorpresa, il nostro straniero interiore, e a ricordarci che gli incubi peggiori si fanno ad occhi ben aperti.

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 8 febbraio 2019
chry75

La vita è un sogno condiviso in cui la fonte del tutto assume un'apparente dualità che si contrappone oltre lo spazio ed il tempo 

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