My pure Land

Film 2017 | Drammatico +13 92 min.

Titolo originaleMy pure Land
Anno2017
GenereDrammatico
ProduzioneGran Bretagna
Durata92 minuti
Regia diSarmad Masud
AttoriSuhaee Abro, Salman Ahmed Khan, Razia Malik, Tayyab Ifzal, Syed Tanveer Hussain .
TagDa vedere 2017
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Sarmad Masud. Un film Da vedere 2017 con Suhaee Abro, Salman Ahmed Khan, Razia Malik, Tayyab Ifzal, Syed Tanveer Hussain. Titolo originale: My pure Land. Genere Drammatico - Gran Bretagna, 2017, durata 92 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Dopo l'arresto del padre, Nazo è costretta a difendere la sua abitazione da suo zio che rivendica la terra sulla quale è costruita.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Un'opera prima coraggiosa e poderosa sull'incrollabile forza delle donne.
Recensione di Claudia Catalli
giovedì 9 novembre 2017
Recensione di Claudia Catalli
giovedì 9 novembre 2017

Nazo è una ragazza pakistana che non sa di dover diventare una guerriera, ma lo impara a sue spese quando lo zio e i suoi uomini provano ad assaltarle la casa, dove vive con ciò che resta della sua famiglia. Una madre che le insegna che l'onore viene prima di ogni altra cosa al mondo e una sorella più piccola da proteggere. Tre donne che, insieme, dovranno farsi uomini per fronteggiare un assalto armato, imbracciare mitra a loro volta per difendere la mura di una casa che legalmente spetta a loro.

Tratto da una potente storia vera, My Pure Land segna il debutto dietro la macchina da presa dell'inglo-pakistano Sarmad Masud.

Un'opera prima coraggiosa, mai retorica né banale nell'affrontare temi spinosi di scottante attualità. Il labile confine tra giustizia pubblica e giustizia privata, che cede nella caos letale del "fai da te" laddove le istituzioni puzzano di corruzione e l'ignoranza dilaga. La problematicità della figura della donna, costantemente messa in ridicolo o in discussione in una società patriarcale dove, si sa, "le donne urlano tanto ma non combattono". Il divario inevitabile tra aspirazioni moderne e tradizioni antiche, con ragazze che hanno voglia di studiare, di viaggiare, ma devono scontrarsi con un Paese in cui sono "soltanto" donne, con una popolazione per cui le neonate sono una maledizione da esorcizzare (nel film si accenna anche agli infanticidi di bambine).

La protagonista è uno di quei personaggi così ben scritti e interpretati che ti restano dentro. Il suo sguardo fiero e vulnerabile a un tempo, la sua paura nel farsi combattente contro tutti e tutto, la grinta con cui afferma la sua forza e la sua esistenza, la sua voglia di difendere armata fino ai denti quelle mura che raccontano chi è davvero lei e la sua famiglia. La interpreta un'attrice che ha solo un altro film all'attivo eppure si rivela un talento puro, Suhaee Abro. Il regista indugia molto sul suo viso che già silente ha parecchio da narrare, e alterna uno stile guerrilla-style per le scene di sparatorie con continui flashback e slittamenti temporali, lontano da facili didascalismi e vicino ai tempi bergsoniani della memoria che tutto mescola e tutto fa tornare a galla al minimo dettaglio.

Candidato dall'Inghilterra agli Oscar 2018, premiato già in Italia come miglior lungometraggio al River to River Florence Indian Film Festival, My Pure Land è un film poderoso sull'incrollabile forza delle donne, una storia di resistenza e caparbietà assoluta, un'epopea familiare in cui l'elemento femminile è determinante e salvifico. È anche, va detto, un film lontano da granitiche prese di posizione: sa indugiare anche sull'integrità e la lungimiranza di quegli uomini che sanno crescere e accompagnare le protagoniste. Un padre che non si arrende fino all'ultimo nell'educare alla rettitudine e alla consapevolezza le figlie, trattandole al pari del figlio maschio. E un promesso sposo che sceglie Nazo, al cinema come nella vita reale, nonostante le sue "tre regole" di libertà. Di istruzione, di movimento, e naturalmente di poter vivere in quella che è - e sarà sempre - la sua casa.

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