Il principe di Ostia Bronx

Film 2017 | Documentario 75 min.

Anno2017
GenereDocumentario
ProduzioneItalia
Durata75 minuti
Regia diRaffaele Passerini
AttoriDario Galetti Magnani, Maurizio Fonte .
TagDa vedere 2017
MYmonetro Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Raffaele Passerini. Un film Da vedere 2017 con Dario Galetti Magnani, Maurizio Fonte. Genere Documentario - Italia, 2017, durata 75 minuti. Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Tra diario e sogno, un film stralunato che celebra la ricchezza dei margini, e le loro sorprendenti possibilità di riscatto.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Un ottimo esempio di cinema indipendente italiano: un'osservazione ravvicinata e intima di due dropout "gagliardi".
Recensione di Raffaella Giancristofaro
giovedì 4 maggio 2017
Recensione di Raffaella Giancristofaro
giovedì 4 maggio 2017

Dario e Maury vivono a Roma e stanno insieme da circa vent'anni. Lungo quest'arco di tempo, nel microcosmo nudista e omosessuale della spiaggia di Capocotta, si sono costruiti i personaggi del "Principe" («perché con tutti i calci in culo che mi ha dato la società io me so' dato il titolo») e della "Contessa". Alter ego cercati con pazienza, umiltà, follia, istinto di sopravvivenza, accompagnati da misês stravaganti che ondeggiano tra pop, vintage, carnevalesco e coatto. Cinefili, disinibiti, nati per la performance, sul palco gratuito di quella spiaggia hanno messo e mettono in scena la loro ricerca di un altrove, di un'alterità netta, piena di dignità.

Al suo primo lungometraggio dopo diversi corti, il regista Raffaele Passerini (1974), venuto a conoscenza delle loro identità tramite amici, li ritrova ad anni di distanza e raccontare la loro storia in un film diventa il naturale risarcimento al loro fallimento nel mainstream.

La narrazione si appoggia a materiali diversi: c'è l'archivio video delle loro improvvisazioni (riprese in bassa risoluzione da cellulare o videocamera) che i due protagonisti mettono a disposizione del regista, perché ne tragga un doppio ritratto il più completo, in un continuo flashback e forward di rara intimità tra passato e presente. C'è anche il film nel suo farsi, con la voce del regista che entra dal fuoricampo nelle riprese, quando si manifesta l'esigenza di una domanda in più o di un'indicazione tecnica. Il litorale di Ostia, da Pasolini sinonimo di set degli ultimi, già intercettato nella sua eccentricità da Un altro pianeta di Stefano Tummolini (Giornate degli Autori di Venezia nel 2008) si fa di nuovo teatro per un'osservazione ravvicinata, lo-fi, autoironica e disincantata della marginalità di Dario e Maury: due outsider che hanno sognato di sfondare nel cinema e nel teatro senza riuscirci e si sono creati una realtà alternativa per resistere a solitudine e precarietà.
Cioè grazie a un amore debordante per ogni forma di rappresentazione artistica, intenti alla creazione di un altrove nella dimensione performativa. Set magico e surreale è la casa - tra museo, magazzino e rifugio - di Dario, accumulatore seriale di ricordi, vinili, poster, giocattoli, pellicole, videocassette, locandine, quadri, vestiti vintage personalizzati. Location privata che tenta di replicare la realtà desiderata e luna park che riporta all'infanzia, troppo presto segnata dalla scomparsa del padre.

Infine c'è Bologna: non solo perché il suo Biografilm Festival ospita Il principe di Ostia Bronx e invita Dario e Maury, ma anche perché è grazie al laboratorio di sviluppo della pellicola di Home Movies (l'Archivio Nazionale del Film di Famiglia) se Dario può vedere per la prima volta alcune immagini del genitore. E condividere la sala con un pubblico vero, accogliente.
È la rivincita - non trionfale, ma umanissima - di due dropout che hanno la lucidità di vedersi come tali, vanno al mare in metropolitana e autobus, sanno far tesoro della semplicità: un po' di trucco bianco sul viso e un velo fanno di Maury una star di Hollywood, l'abbronzatura del Principe nei suoi molteplici, spaziali travestimenti, ne fa una sintesi inedita di immaginario camp tra Village People e John Waters e fierezza capitolina. Trionfa semmai l'orgoglio stradaiolo, l'umiltà commovente e rocciosa di due gagliardi che non si rassegnano.
Ben incorniciati dai due pezzi pop del film: "Marta" di Antonello Venditti («io, io non sono niente / ma ho vissuto come te / sempre chiuso nello specchio / aspettando un altro me») e "A muso duro" di Pierangelo Bertoli («canterò le mie canzoni per la strada / e affronterò la vita a muso duro / un guerriero senza patria e senza spada / con un piede nel passato / e lo sguardo dritto e aperto nel futuro»). Un ottimo esempio di cinema indipendente italiano.

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