| Titolo originale | Un beau soleil intérieur |
| Titolo internazionale | Let the Sunshine In |
| Anno | 2017 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 94 minuti |
| Regia di | Claire Denis |
| Attori | Juliette Binoche, Xavier Beauvois, Philippe Katerine, Josiane Balasko, Sandrine Dumas Nicolas Duvauchelle, Alex Descas, Laurent Grévill, Bruno Podalydès, Paul Blain, Valeria Bruni Tedeschi, Gérard Depardieu, Claire Tran, Schemci Lauth, Charles Pépin, Tania de Montaigne, Bertrand Burgalat, Lucie Borleteau, Walid Afkir, Julien Meunier, Suzanne Osborne. |
| Uscita | giovedì 19 aprile 2018 |
| Distribuzione | Cinema |
| MYmonetro | 2,82 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 20 aprile 2018
Isabelle, bellissima cinquantenne madre e divorziata e alla continua ricerca dell'amore, quello vero. Il film ha ottenuto 1 candidatura agli European Film Awards, In Italia al Box Office L'Amore secondo Isabelle ha incassato 298 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Isabelle è una pittrice divorziata, con un figlia di dieci anni. Aspetta che la sua vita venga riempita da un amore. C'è un banchiere, un tipo eccentrico, che prima la seduce e poi le assicura che non lascerà mai la moglie. C'è un attore, forse. O forse un uomo conosciuto per caso, lontano dall'ambiente delle sue solite frequentazioni. Cosa fa, Isabelle, quando non è innamorata? "Niente", dice lei, ma in realtà soffre, s'illude, spera, dubita, desidera, balbetta, piange.
Claire Denis è partita da una voce dei frammenti di Barthes, "Agonia", per inscenare il discorso amoroso di Isabelle.
Doveva esser parte di un progetto di adattamento completo del testo, ad opera di diversi autori, ma il suo contributo si è allontanato dalla fonte, si è liberato, senza rinunciare però alla formula del frammento. Esitante, incompleto, timoroso, l'innamorato non è capace di parlare dell'amato in maniera compiuta, non sa quanto l'esperienza del desiderio sia soltanto sua o condivisa. La Denis porta sullo schermo questo torturarsi mentalmente, alle soglie del sentimento che promette maggior felicità, dentro l'azione quotidiana, piccola, scomposta in parti, ridotta, appunto, a frammento. Deve scendere dall'auto o restare? Cosa vuole l'altro? Quello che vuole lei? Perché non parla, l'altro? O perché non tace, non agisce? Come la vede? In questo quadro, di volute ripetizioni, il personaggio dell'attore è quello che porta la nevrosi d'amore al livello più esplicito: è angosciato dall'idea della fine, la riscontra all'indomani dell'inizio, la anticipa parlando di morte, impedendo che il sentimento sperimenti una vita.
Juliette Binoche offre pezzi di sé (è una delle poche grandi attrici della sua età che non si è mai sposata) e del suo corpo all'obiettivo della regista e dà il meglio di sé (il meglio di sempre?) nei panni di questa donna che si sente sola e invece è tutte le donne, e non solo le donne. I suoi cambi recitativi di registro non sono mai stati così rapidi ed estremi e servono a dovere un film che è tutto scritto, quasi una pièce teatrale, nel quale nemmeno una passeggiata nel verde offre una boccata d'aria.
Nell'ultimo tratto, il dialogo mancato si allarga a comprendere tutti i dialoghi mancati degli altri innamorati del mondo (basta un solo duplicato, dentro l'auto di Valeria Bruni Tedeschi) e pare dunque ridursi a monologo, con Isabelle che interroga se stessa per il tramite di un veggente ciarlatano. Ma non è così: il veggente non sta nella sua pelle, nel suo ruolo, nel suo Io (è il debordante Depardieu), il monologo si riapre al dialogo, la solitudine alla relazione, l'agonia all'illusione.
Ho da sempre un debole per il cinema francese, quello per la Binoche poi è inconfessabile (come si resiste al suo sorriso?), ma questo film non mi è piaciuto. Buio (illuminato appena da un paio di nudi della Binoche il cui corpo costituisce sempre una visione non da poco), eccessivamente parlato, piatto, senza scatti, noioso. Centrato su una storia che probabilmente avrebbe trovato [...] Vai alla recensione »
Esce il 19 aprile nelle sale italiane L'amore secondo Isabelle, l'ultimo lungometraggio di Claire Denis, autrice di Chocolat e Nénette e Boni. L'abbiamo raggiunta al telefono per parlare della genesi del film e delle sue scelte in materia di cinema.
"L'amore secondo Isabelle è un film sulla lallazione del discorso amoroso e su una donna che si crede sola ed è tutte le donne".
Come già in 35 Rhums anche quest'ultimo film racconta una tranche de vie sospesa, tra un capitolo ormai chiuso e una nuova fase che non è ancora cominciata. Cosa l'attira dei periodi di transizione?
È vero, non ci avevo pensato ma è proprio così. Forse è perché mi piacciono le storie di uomini e donne che cercano di essere un po' felici. Magari non lo sono ma non demordono, perseverano in questa ricerca. È questo che mi attira. C'è qualcosa di autobiografico in questo, ma non è lo stesso tipo di autobiografia di 35 Rhums, che era ispirato alla storia vera di mia madre e mio nonno. In questo film ci sono dei ricordi di Christine (Angot, la sceneggiatrice, ndr) e anche miei, e situazioni reali, come quella di due donne che vanno nella toilette di un locale per parlare della loro vita, come fanno Isabelle e la sua amica. Con Christine abbiamo fatto questo ripescaggio delle nostre esperienze personali, ma allo stesso tempo credo che moltissime donne potranno ritrovarsi in queste scene e in questi momenti. E anche molti uomini.
Ha spesso affermato di essere una regista di immagini, eppure in questo film la parola è centrale. Qualcosa è cambiato?
La differenza è che non avevo mai lavorato prima con qualcuno che sapesse creare un'atmosfera soltanto con l'uso delle parole, del dialogo, o meglio dei monologhi, perché sono tutte persone molto sole quelle che abitano questo film. Conoscevo Christine Angot da molto tempo e amavo i suoi libri. Sono andata ad ascoltare le sue letture e abbiamo costruito un legame forte, di grande amicizia e ammirazione. Il film è frutto di questo legame.
In attesa di procedere nel complicato progetto con Robert Pattinson, High Life - che si fa attendere ancora un po' (per la Croisette non era pronto) - Claire Denis ha girato una commedia assai sorprendente rispetto al suo cinema, in cui si immerge con (auto)ironia nelle possibili variazioni del sentimento come vuole l'ispirazione dichiarata, I frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes.