77 Giorni

Film 2017 | Avventura +13 115 min.

Titolo originaleQi shi qi tian
Anno2017
GenereAvventura
ProduzioneCina
Durata115 minuti
Regia diHantang Zhao
AttoriHantang Zhao, Yiyan Jiang .
Uscitamartedì 15 maggio 2018
DistribuzioneMescalito Film
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro Valutazione: 2,00 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

Regia di Hantang Zhao. Un film con Hantang Zhao, Yiyan Jiang. Titolo originale: Qi shi qi tian. Genere Avventura - Cina, 2017, durata 115 minuti. Uscita cinema martedì 15 maggio 2018 distribuito da Mescalito Film. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 Valutazione: 2,00 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

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La vera storia di Yang Liusong determinato a diventare il primo uomo ad attraversare la regione di Qiang Tang da solo su una bicicletta. In Italia al Box Office 77 Giorni ha incassato 9,2 mila euro .

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 2,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO NÌ
L'esperienza del protagonista si fa quasi tangibile, grazie soprattutto alla fotografia esperta di Ping Bin Lee.
Recensione di Diana Cardani
sabato 12 maggio 2018
Recensione di Diana Cardani
sabato 12 maggio 2018

"Solo, pedalando per 1400 km, 80 giorni, senza assistenza": così ha inizio il viaggio di Yang Liusong, incredibile storia (a cui il film si è ispirato) del primo uomo che riuscì, in soli 77 giorni, ad attraversare orizzontalmente l'altopiano del Changtang, in Tibet. Le immagini di Yang sul desolato terreno tibetano si alternano al ricordo dei venti giorni trascorsi a Lhasa, città dove, oltre a recuperare i mezzi necessari per il viaggio, incontra Lan Tian, fotografa costretta su una sedia a rotelle a seguito di un incidente sul monte Kailsh. Il ricordo della forza d'animo con cui la ragazza affronta la vita, sebbene a volte sembri solo una maschera, aiuterà Yang a non lasciarsi sovrastare dalla brutalità della natura ma ad apprezzare la sua bellezza pura ed incontaminata.

Bianco e azzurro: questi i due colori che riempiono la prima inquadratura del film.

Sotto, l'altopiano sconfinato del Changtang coperto di ghiaccio, di un bianco accecante; sopra, il cielo azzurro che spesso si confonde con l'acqua dei laghi e dei fiumi che bucano il territorio brullo e completamente disabitato. Un azzurro che, però, spesso si sporca: man mano che il viaggio procede, più la mancanza di acqua potabile diventa un problema essenziale e opprimente; i fiumi diventano fangosi e il loro colore si riflette ovunque nel paesaggio attorno a Yang, dalle colline sabbiose al cielo che, come l'acqua, s'intorbidisce.

Addentrandosi nell'ignoto, il protagonista deve affrontare non solo un tempo imprevedibile, che alterna tempeste di sabbia a esondazioni e nevicate, ma la natura animale che da sempre ha silenziosamente abitato quelle terre. Si trova costretto, infatti, a doversi difendere da due lupi la cui presenza, con il passare dei giorni, diventa costante e tanto insistente da sembrare una rappresentazione fisica delle due decisioni che Yang può prendere: arrendersi o cercare di contrastare la bestialità della natura con tutta la forza possibile. Non è difficile intuire quale sia la sua scelta; anzi, si potrebbe persino dire che è contenuta, caso vuole, nel suo nome: yang è ciò che nella filosofia cinese si oppone allo yin, è il "lato soleggiato della collina", la fortuna, il giorno. E cosa c'è di più bello in una giornata di sole se non un meraviglioso cielo azzurro, lan tian nella lingua cinese: Lan Tian è costantemente presente nel viaggio di Yang attraverso gli oggetti che lei gli ha donato (tra cui la sua macchina fotografica) ma soprattutto nei ricordi, sempre vividi, di lui.

77 giorni si ispira al diario di viaggio che Yang Liusong pubblicò online pochi mesi dopo aver concluso la sua sensazionale ed estenuante avventura in solitaria: è proprio dalle parole ma soprattutto dalle fotografie scattate da Yang che prendono vita alcune immagini del film, diretto, scritto e interpretato da Hantang Zhao, alla sua prima prova cinematografica. L'acerbità dell'autore si manifesta in non pochi particolari del film come l'inserimento poco logico dei flashbacks, che si presentano improvvisamente all'interno della narrazione senza alcun tipo di elemento che li inneschi e li giustifichi. Inoltre impietoso, in alcune sequenze, l'uso del CGI per inserire lupi, marmotte e un orso all'interno del paesaggio, deturpandolo.

Nonostante questo, l'appoggio di un direttore della fotografia del calibro di Ping Bin Lee (In the mood for love, The Assassin), cultore della luce naturale, ha contribuito a rendere quasi tangibile l'esperienza del protagonista: con lui pedaliamo in mezzo ad una straordinaria sconfinatezza e, come lui, ci sentiamo minuscoli ed impotenti di fronte a quel tipo di bellezza che solo la natura è capace di offrire.

Sei d'accordo con Diana Cardani?
PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
martedì 15 maggio 2018
wegal

Brava miss. Penso che lo vedrò

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