| Titolo originale | Kollektivet |
| Titolo internazionale | The Commune |
| Anno | 2016 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Danimarca |
| Durata | 111 minuti |
| Regia di | Thomas Vinterberg |
| Attori | Trine Dyrholm, Ulrich Thomsen, Helene Reingaard Neumann, Martha Sofie Wallstrøm Hansen Lars Ranthe, Fares Fares, Magnus Millang, Julie Agnete Vang, Anne Gry Henningsen, Lise Koefoed, Adam Fischer, Oliver Methling Søndergaard, Ida Emilie Krarup, Mads Reuther, Jytte Kvinesdal, Rasmus Lind Rubin, Ida Maria Vinterberg, Ole Dupont, Ulver Skuli Abildgaard, Jakob Højlev Jørgensen, Sebastian Grønnegaard Milbrat, Morten Rose, Henrik Strube, Claus Sprotte Kofod, Mikael Kærsgaard, Sigga Eythorsdottir, Sanny Jakobsen, Jesper Hyldegaard (II). |
| Uscita | giovedì 31 marzo 2016 |
| Tag | Da vedere 2016 |
| Distribuzione | Bim Distribuzione |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,96 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 1 aprile 2016
Thomas Vinterberg (nominato agli Oscar come miglior film straniero per Il sospetto) dirige un film sulle contraddizioni di una comune. Il film è stato premiato al Festival di Berlino, ha ottenuto 2 candidature e vinto un premio ai European Film Awards, In Italia al Box Office La comune ha incassato 248 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Copenaghen 1975. Erik ed Anna, architetto e insegnante lui e conduttrice di TG lei, hanno una figlia adolescente e si trovano ad ereditare una casa molto grande. Anna ha un'idea e spinge il marito ad accettarla: invitare alcuni amici a vivere con loro dando origine a una comune. Ben presto il gruppo si forma e si dà delle regole non sempre rispettate da tutti ma fra riunioni, pranzi e feste di Natale le cose sembrano funzionare. Fino a quando una nuova persona entra nella vita di Erik mutandone le prospettive.
Nell'ormai lontano 2000 Lukas Moodysson con Together - Insieme alla sua opera seconda vinceva numerosi premi con una lettura degli anni Settanta visti con gli occhi di un bambino portato dalla madre a vivere in una comune. Moodyson è svedese ma della coproduzione faceva parte anche la Danimarca. Oggi è un danese come Thomas Vinterberg a tornare sul tema mutando però il punto di vista anche perché in una comune ci ha vissuto dall'età di sette anni a quella di diciannove. Riesce quindi a leggerne le dinamiche e le utopie con il distacco dato dal trascorrere del tempo ma anche con la comprensione e la partecipazione indispensabili.
I suoi Steffen, Allon, Ole, Mona e Ditte insieme ai due protagonisti principali danno tutti la sensazione non di personaggi di una sceneggiatura ma di persone con i loro slanci, le loro ritrosie e anche i piccoli o grandi egoismi. A loro si aggiungono l'adolescente Freja e un bambino che usa come elemento di attrazione l'aver sentito dai medici che non supererà i nove anni d'età. Quando però Erik si innamora di Emma, una sua studentessa, tutto cambia. Perché un conto, ci ricorda Vintenberg, è teorizzare e un conto è affrontare una nuova presenza che muta gli equilibri. Della coppia e quindi della apparentemente superata 'famiglia' formata da Anna, Erik e Freja e, di conseguenza, dell'intera comunità.
Dopo aver lasciato il piccolo villaggio in cui il pregiudizio si faceva irrimediabilmente strada di Il sospetto ed essendosi concesso una parentesi letteraria con Via dalla pazza folla, Vinterberg torna a farci riflettere sulla complessità dell'animo umano e sulla bellezza (ma anche sulla fragilità) di alcune utopie. Lo fa con mano leggera ma sapendo come e quando far emergere le pulsioni più profonde e difficilmente controllabili da parte dei singoli anche quando una sorta di nuovo conformismo di gruppo spingerebbe ad occultare le situazioni più spinose. Perché i suoi adulti finiscono, nonostante i proclami, con lo smarrire in tutto o in parte la possibilità di guardare veramente avanti non fossilizzandosi in un rinnovamento che inevitabilmente finisce con il diventare conservazione di se stesso.
Nella vertigine della rivoluzione dei costumi del sessantotto quella della comune, soprattutto in nord Europa, fu un'esperienza diffusa. Nessuna di quelle esperienze è sopravvissuta. Siamo a Copenaghen negli anni '70 del novecento. Dopo aver ereditato la casa di famiglia troppo grande per viverci in tre, Erik, Anna e la loro figlia adolescente Treja, rinunciando alla vendita, decidono, coinvolgendo [...] Vai alla recensione »
Di recente si parla molto di co-housing, progetto di vita comune in spazi abitativi privati che condividono alcune zone domestiche e immaginano una comunità pacifica e ideale dentro la quale far crescere le proprie famiglie. Questi progetti sono già ampiamente noti in Danimarca e nelle repubbliche scandinave, dove un architetto, Hoyer, fu tra i primi a studiarli e proporli negli anni Sessanta, evidentemente influenzato dal clima culturale del periodo.
E forse non è un caso che sia proprio il cinema nord europeo a tornare spesso sull'idea di Comune, che per noi europei meridionali è una buffa utopia relegata agli anni dei figli dei fiori, mentre per quella società rimane una soluzione praticabile almeno dal punto di vista architettonico, e in certi periodi anche da un punto di vista etico. Se Together - Insieme di Lukas Moodysson aveva mostrato una comune particolarmente politicizzata e anarchica, dove a fare le spese delle utopie libertarie erano borghesi impreparati a condividere beni e corpi, La comune di Thomas Vinterberg affronta l'argomento da un punto di partenza diametralmente opposto.
Vinterberg procede per progressivi avvicinamenti alle passioni, alle sofferenze, alle scelte dei personaggi e mette in scena un gruppo molto umano, che oscilla tra capacità di assorbire, distribuire, sostenere lutti e disgrazie, e incertezza su come risolvere conflitti sentimentali imprevisti.
Il nucleo amicale che dà vita alla comunità che si installa in una grande casa (a proposito, che peccato che il regista non si dia pena di spiegarci chiaramente la topografia del luogo per meglio comprendere le dinamiche del gruppo), lo fa senza particolari teorie sociopolitiche di partenza. Un'eredità imprevista, e la noia della moglie/mamma, spingono a spartire spese e organizzazione domestica con un eterogeneo ventaglio di persone molto differenti tra di loro. Vinterberg, giustamente, non indulge in voyerismo, né sbircia nelle possibili implicazioni erotiche o morbose della condivisione, limitandosi a osservare i comportamenti bislacchi di adulti che chiedono ai figli di assistere in diretta a un esperimento non facile da maneggiare, e ad analizzare affettuosamente tutte le contraddizioni che nascono in seno all'utopistica società alternativa.
Già adepto del manifesto Dogma e rodato narratore di affari di famiglia (Festen, Riunione di famiglia), il danese Thomas Vinterberg ci riporta agli anni Settanta con un film presentato in concorso a Berlino. Erik, professore di architettura, eredita una casa troppo grande ed eccessivamente costosa da mantenere. Vorrebbe venderla; invece sua moglie Anna, giornalista televisiva, lo convince a farci vivere [...] Vai alla recensione »