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La comune, un microcosmo che somiglia ai consessi familiari e politici di oggi

Per Vinterberg il tema della famiglia continua ad essere un'unità di misura precisa di ciò che accade intorno a noi.
di Roy Menarini

La comune

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Helene Reingaard Neumann - Bilancia. Interpreta Emma nel film di Thomas Vinterberg La comune.
domenica 3 aprile 2016 - Focus

Di recente si parla molto di co-housing, progetto di vita comune in spazi abitativi privati che condividono alcune zone domestiche e immaginano una comunità pacifica e ideale dentro la quale far crescere le proprie famiglie. Questi progetti sono già ampiamente noti in Danimarca e nelle repubbliche scandinave, dove un architetto, Hoyer, fu tra i primi a studiarli e proporli negli anni Sessanta, evidentemente influenzato dal clima culturale del periodo.
E forse non è un caso che sia proprio il cinema nord europeo a tornare spesso sull'idea di Comune, che per noi europei meridionali è una buffa utopia relegata agli anni dei figli dei fiori, mentre per quella società rimane una soluzione praticabile almeno dal punto di vista architettonico, e in certi periodi anche da un punto di vista etico. Se Together - Insieme di Lukas Moodysson aveva mostrato una comune particolarmente politicizzata e anarchica, dove a fare le spese delle utopie libertarie erano borghesi impreparati a condividere beni e corpi, La comune di Thomas Vinterberg affronta l'argomento da un punto di partenza diametralmente opposto.

Vinterberg procede per progressivi avvicinamenti alle passioni, alle sofferenze, alle scelte dei personaggi e mette in scena un gruppo molto umano, che oscilla tra capacità di assorbire, distribuire, sostenere lutti e disgrazie, e incertezza su come risolvere conflitti sentimentali imprevisti.
Roy Menarini

Il nucleo amicale che dà vita alla comunità che si installa in una grande casa (a proposito, che peccato che il regista non si dia pena di spiegarci chiaramente la topografia del luogo per meglio comprendere le dinamiche del gruppo), lo fa senza particolari teorie sociopolitiche di partenza. Un'eredità imprevista, e la noia della moglie/mamma, spingono a spartire spese e organizzazione domestica con un eterogeneo ventaglio di persone molto differenti tra di loro. Vinterberg, giustamente, non indulge in voyerismo, né sbircia nelle possibili implicazioni erotiche o morbose della condivisione, limitandosi a osservare i comportamenti bislacchi di adulti che chiedono ai figli di assistere in diretta a un esperimento non facile da maneggiare, e ad analizzare affettuosamente tutte le contraddizioni che nascono in seno all'utopistica società alternativa.


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