The Birth of a Nation - Il risveglio di un popolo

Film 2016 | Biografico, +13 117 min.

Regia di Nate Parker. Un film con Armie Hammer, Gabrielle Union, Penelope Ann Miller, Aunjanue Ellis, Nate Parker. Cast completo Titolo originale: The Birth of a Nation. Genere Biografico, - USA, 2016, durata 117 minuti. Uscita cinema mercoledì 14 dicembre 2016 distribuito da 20th Century Fox Italia. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 2,77 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento venerdì 16 dicembre 2016

L'attore Nate Parker esordisce alla regia con la storia dello schiavo rivoluzionario Nat Turner. Al Box Office Usa The Birth of a Nation - Il risveglio di un popolo ha incassato nelle prime 4 settimane di programmazione 15,6 milioni di dollari e 7,1 milioni di dollari nel primo weekend.

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Consigliato sì!
2,77/5
MYMOVIES 2,50
CRITICA 2,25
PUBBLICO 3,56
CONSIGLIATO SÌ
Un'opera ambiziosa e il regista sorprende per l'assoluto coraggio di affrontare temi di vasta portata e di grande attualità.
Recensione di Paola Casella
Recensione di Paola Casella

Fin dalla nascita Nat porta sul corpo i segni che, secondo la cultura africana, servono a designare un capo. È il 1909, e Nat vive in una piantagione di cotone in Virginia insieme alla madre e alla nonna, dopo che il padre è dovuto fuggire per aver compiuto un atto di ribellione verso un mercante di schiavi. La proprietaria della piantagione intuisce nel bambino un'intelligenza spiccata e decide di insegnargli a leggere usando come testo la Bibbia. Nat diventerà un predicatore per la comunità degli schiavi della piantagione e gli schiavisti bianchi gli affideranno il compito di predicare l'obbedienza ai sottoposti neri, tenendo a bada ogni loro eventuale velleità di insubordinazione.
The Birth of a Nation è provocatorio fin dal titolo, lo stesso della pietra miliare del cinema muto diretta da D.W. Griffith, che dava largo spazio alla rappresentazione del Ku Klux Klan come controllori di un ordine sociale messo in pericolo dall'integrazione dei neri in America. La "nazione" cui si riferisce invece il titolo del film diretto, scritto, prodotto e interpretato dall'afroamericano Nate Parker quasi cent'anni dopo quello di Griffith, è invece quella costituita dalla comunità nera che acquisisce consapevolezza di sé e si riconosce come comunità politica. Il primo passo nella costruzione di quella "nazione", secondo Parker, è proprio la decisione del primo schiavo ribelle, Nat Turner, di guidare una sanguinosa rivolta contro gli schiavisti che opprimono lui e i suoi fratelli e sorelle neri.
The Birth of a Nation è un'opera ambiziosa e Parker, alla sua prima regia, sorprende per l'assoluto coraggio di affrontare temi di vasta portata e di grande attualità, a cominciare dall'utilizzo opportunistico dei testi religiosi, interpretabili nei modi più divergenti ed utilizzati per supportare le più diverse cause, più o meno nobili. Il potere incendiario delle sacre scritture, così come il loro potenziale utilizzo per mantenere l'ordine (o la diseguaglianza) sociale; la capacità delle religioni di "giustificare o condannare qualsiasi cosa"; e il modo in cui Nat passa dal perpetuare la sottomissione ad incitare alla rivolta usando la parola di Dio come invito all'azione, sono di assoluta rilevanza in questa epoca di fondamentalismi.
Ma il ritratto dei bianchi come invariabilmente corrotti, sadici e violenti (con l'unica eccezione del padrone di Nat, Sam, che è "solo" debole e ubriacone) crea un'escalation di rabbia e rancore che contiene in sé una considerevole pericolosità sociale in un clima già razzialmente polarizzato. Parker fa soprattutto leva sul potere demascolinizzante della schiavitù che ha "spezzato gli uomini" rendendoli imbelli in quanto priv(at)i della loro dignità maschile. E se questa riflessione è storicamente ed eticamente corretta, il suo utilizzo esasperato in un film di largo appeal popolare richiede un'assunzione di responsabilità da parte del suo autore che rischia di fomentare un clima giustizialista già ben presente nella società americana attuale.
La pietra di paragone è evidentemente 12 anni schiavo, ma Parker non ha la capacità di astrazione simbolica di Steve McQueen e i dialoghi, la recitazione, la costruzione delle scene di The Birth of a Nation non hanno la destrezza autoriale del regista britannico. C'è certamente un'energia vitale e una rabbia compressa dietro ogni immagine di The Birth of a Nation e il risultato è un film potente per l'argomento che tratta e per la maniera diretta in cui è raccontato, ma non cinematograficamente innovativo o memorabile.
Tutta la seconda parte del film sembra aderire alla messinscena western, compreso il finale alla Il mucchio selvaggio o alla Butch Cassidy and the Sundance Kid, e l'incessante escalation di violenza e vessazioni prepara il terreno per la ribellione finale non tanto in termini di attendibilità storica quanto di efficacia cinematografica. Una scelta premiante dal punto di vista dell'appeal popolare (tant'è vero che The Birth of a Nation ha vinto il Premio del pubblico al Sundance Film Festival, oltre al Gran premio della giuria), meno da quello del valore storico o artistico.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
martedì 10 gennaio 2017
Ashtray_Bliss

The Birth of A Nation stringe l'occhio al suo omonimo predecessore e in modo totalmente audace e impavido si appropria del titolo e ne ribalta il contenuto, raccontando la storia della rinascita dell'America attravverso le battaglie della popolazione afro-americana in cerca di uguaglianza, riscatto e anche di vendetta. Ma sopra ogni cosa, in cerca di giustizia; quella parola e quel concetto [...] Vai alla recensione »

FOCUS
FOCUS
sabato 17 dicembre 2016
Roy Menarini

Questo 2016 verrà ricordato dalla cultura e dalla società americana come un anno di sconvolgimenti drammatici. Non si tratta solamente della vittoria di un Presidente destinato a dividere seccamente gli elettori e i cittadini, come Donald Trump, ma di un periodo dove si sono riaffacciate in maniera imprevista e violenta le divisioni razziali. I due temi sono ovviamente intrecciati, se è vero che l'eredità di Obama - per quanto positiva - non riguarda la pacificazione etnica dell'America (che, anzi, è divenuta ancora una volta una pura utopia), e che solo una bassissima percentuale di elettori afroamericani ha concesso il suo voto a Trump.

Aggiungendo le polemiche che sono seguite alle candidature e alla cerimonia degli Oscar 2016 sulla scarsa presenza dei neri, è come se ci trovassimo di fronte a un terreno perfettamente predisposto ad accogliere film divisivi e brutalmente schierati come Birth of a Nation.

Il ricorso beffardo, quando non apertamente provocatorio, al titolo dello storico film di Griffith (dunque un caso evidente di come una lettura estetica non possa dimenticare l'orrore del razzismo contenuto nella pellicola) è anche un invito alla lettura dell'opera di Nate Parker. La richiesta pare proprio quella di non concentrarsi sulla dimensione artistica - sebbene qua e là cercata con testardaggine, sfiorando certe soluzioni di arte contemporanea applicata al cinema, care a Steve McQueen e al suo 12 anni schiavo (qui per esempio la macabra "installazione" visiva dei corpi di schiavi impiccati nel bosco). Nate Parker, esattamente come lo schiavo predicatore che interpreta, funge da evocatore di un orgoglio nero e di una reazione biblica e vendicativa rispetto al sopruso dei bianchi. Indipendentemente dal valore artistico del lavoro, pur premiatissimo al Sundance Film Festival (The Birth of a Nation ha vinto il Premio del Pubblico e il Gran Premio della Giuria).

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
venerdì 16 dicembre 2016
Fabio Ferzetti
Il Messaggero

Una controstoria dello schiavismo raccontata dal punto di vista "afro". Ma girata con stile truce e irruento alla Mel Glbson. Il tutto per evocare la figura storica e assai più controversa dl quanto non sembri qui, di Nat Turaer (Nate Parken protagonista e regista). Uno schiavo che grazie ai suoi padroni benevoli imparò a leggere e scrivere, diventò un appassionato predicatore, quindi scopri gli orrori [...] Vai alla recensione »

NEWS
SUNDANCE
lunedì 1 febbraio 2016
 

Come è successo negli ultimi anni, anche nel 2016 pubblico e critica hanno concordato. È The Birth of a Nation il miglior film del Sundance Film Festival 2016. Giudicato da molti un film straordinario, si tratta del lungometraggio d'esordio dell'attore [...]

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