| Titolo originale | Easy |
| Anno | 2016 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Italia, Ucraina |
| Durata | 91 minuti |
| Regia di | Andrea Magnani |
| Attori | Nicola Nocella, Libero de Rienzo, Barbara Bouchet, Ostap Stupka, Veronika Shostak Lorenzo Acquaviva, Joe Caballero, Nina Naboka, Orest Syrvatka, Volodymir Kuchma, Beso Moistsrapishvili, Katheryna Kosenko, Orest Garda. |
| Uscita | giovedì 31 agosto 2017 |
| Tag | Da vedere 2016 |
| Distribuzione | Tucker Film |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,34 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 13 dicembre 2017
Easy sembra aver fallito in tutto ma forse ha di fronte a sé l'occasione per riscattarsi. E parte per un viaggio tutt'altro che tranquillo. Il film ha ottenuto 2 candidature a David di Donatello, In Italia al Box Office Easy - Un viaggio facile facile ha incassato 307 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Isidoro, per i familiari Easy, ha 35 anni ed è stato una promessa dell'automobilismo competitivo fino a quando non ha cominciato a prendere peso. Ora vive con la madre e si imbottisce di antidepressivi. Fino al giorno in cui il fratello gli chiede un favore speciale: un operaio ucraino è morto sul lavoro e la salma va riportata in Ucraina senza troppe formalità. Easy può così tornare a guidare...un carro funebre.
Il tema dell'on the road con un feretro che va riportato per la sepoltura nella sua terra d'origine è stato declinato in vari modi sul grande schermo. Andrea Magnani ha saputo trovare una modalità originale per rileggerlo. In tempi di Veloce come il vento e di Fast & Furious non era un'impresa facile.
Anche perché Magnani non si limita, grazie a uno straordinariamente efficace Nicola Nocella, a presentarci un novello Candide che torna a conoscere un mondo che è profondamente mutato da quando lui si è chiuso in un triste isolamento. Ci viene infatti anche proposto un sottobosco imprenditoriale italiano privo di scrupoli, perfettamente rappresentato dal fratello che vuole occultare una morte bianca sfruttando l'ingenuità e la passione repressa per la guida di Easy. Ma non solo, perché il viaggio è costellato di inconvenienti a volte provocatori di risate e in altri casi tendenti alla riflessione sullo stato dell'Unione. Non quella americana bensì quella europea. Perché in questo trasferimento verso Est con bara al seguito si ha modo di scorgere quell'Europa a due velocità di cui si è a lungo è parlato in un passato recente. Da un lato un'Italia che ha un rapporto ambivalente con i migranti (da respingere ma anche da sfruttare) e poi, più si va verso Oriente, Paesi in cui la dimensione rurale ha ancora una grande importanza. Easy li scopre con uno sguardo interrogativo dapprima protetto da una barba invadente e poi con un volto messo a nudo come progressivamente viene messa a nudo la realtà che lo circonda. Conservando intatto il mandato di non fare spoiler va però detto che il finale del film è, dal punto di vista della sceneggiatura, uno dei più coraggiosi del recente cinema italiano. Onore al merito.
Rilevo che qualche critico ha parlato dell'interpretazione di Nocella come degna di un film muto. E' un'ottima osservazione. Andrebbe però aggiunto che con il "muto" e desolato Isi, che si trova solo e in un Paese straniero dove non capisce una parola di quel che gli viene detto, si confidano tutti: la figlia abbandonata di Taras, il prete che si sta spretando, la [...] Vai alla recensione »
Cominciamo con una domanda da salone di barbiere: Nocella con barba e senza barba. Perché?
C'era il bisogno di mettere a nudo Isidoro/Easy come capita un po' a tutti noi quando arriviamo in luoghi sconosciuti. Nocella, che di solito non ha la barba, ci si era abituato così come ai chili in più che gli avevo fatto prendere. Era per lui un modo nuovo di abitare il proprio corpo come se fosse sconosciuto.
Il tema del lavoro nero era presente sin dall'inizio nella sceneggiatura?
Sì, non c'erano invece le conseguenze che deve subire il fratello responsabile della morte dell'operaio. Mi interessava proporre una riflessione sulla maniera spiccia con cui talvolta in Italia vogliamo pensare di risolvere i problemi.
Senza fare spoiler ti confermo la mia convinzione che il finale del film sia decisamente coraggioso. Cosa ci puoi dire in proposito?
Posso invitare gli spettatori ad osservare come all'inizio Easy sia seduto su un comignolo e di confrontarlo con l'ultima inquadratura.
Cosa puoi dirci della realtà rurale che si attraversa nel corso del viaggio. Sono location che sembrano avere un significato preciso.
La realtà rurale è stata presente da sempre nello script. La mia idea era che nello smarrirsi ci si potesse ritrovare in luoghi e situazioni che noi diamo per superate ed invece esistono realmente anche se noi le abbiamo trasformate in fiction. La nostra società è costantemente 'connessa'. Io volevo mostrarlo nella prima parte per poi man mano abbandonarli per entrare in un'altra realtà.
Il cinema in generale ha bisogno, oggi più che mai, di storie che si muovano controcorrente. La cinematografia italiana, nelle sue postazioni più avanzate, sembra aver recepito questa esigenza ed Easy - Un viaggio facile facile ne costituisce un ottimo esempio. Di film prodotti o coprodotti dall'Ucraina non ne arrivano molti sui nostri schermi e i pochi che hanno raggiunto le nostre sale erano legati a quanto accaduto a Kiev a partire dal 2013 quando le proteste filoeuropeiste contro il presidente Janukovyc, politicamente fedele a Mosca, sfociarono nelle manifestazioni di Piazza Maidan che lo costrinsero alla fuga provocando la reazione dei russi che considerano l'Ucraina come facente pare del loro bacino di influenza.
Nel 2015 avevamo visto The Russian Woodpecker di Chad Gracia che, pur facendo riferimento a un presunto complotto legato all'esplosione nella centrale nucleare di Chernobyl, non perdeva occasione per denunciare una continuità di fatto tra l'oppressione sovietica e il controllo stretto e poliziesco del presente da parte di un governo in gran parte legato a Putin.
Under Electric Clouds di Alexey German Jr. confermava il senso di profondo disagio ancora presente dopo tanti anni dalla caduta dei Soviet raccontando, dal punto di vista ucraino, una Russia perduta in una sorta di terra di nessuno in cui il putinismo al potere alimenta un'interessata amnesia collettiva. Si arrivava poi con Winter on Fire alla narrazione dei 93 giorni della rivolta di Piazza Maidan fino al primo spargimento di sangue da parte delle cosiddette forze dell'ordine.
La passione di Isidoro alla guida di un carro funebre Campione di go-kart in ritiro Isidoro, detto Easy, è incaricato dal fratello trafficone di riportare nella Kamianka ucraina la salma di un operaio morto sul lavoro. Easy, che è un tipo depressivo, obeso e imbottito di psicofarmaci, parte malvolentieri, contando di cavarsela nel più breve tempo possibile; invece perde l'auto e deve procedere senza [...] Vai alla recensione »