Olmo e il gabbiano

Film 2015 | Documentario +13 90 min.

Regia di Petra Costa, Lea Glob. Un film con Olivia Corsini, Serge Nicolai, Pancho Garcia Aguirre, Shaghayegh Beheshti, Elena Bellei. Cast completo Titolo originale: Olmo and the Seagull. Genere Documentario - Danimarca, Brasile, Francia, Portogallo, Svezia, 2015, durata 90 minuti. distribuito da I Wonder Pictures. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Immersione nella mente di un'attrice durante i nove mesi della sua gravidanza, contro demoni interiori, verso una nuova visione della vita.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Il cinema utilizzato come un diario per riassemblare pagine di vita, ricucire le emozioni, i frammenti di un'intimità mai del tutto propria e mai del tutto condivisa.
Recensione di Tommaso Moscati
Recensione di Tommaso Moscati

Olivia e Serge sono due attori teatrali e una coppia nella vita. Durante il lavoro sulla messa in scena dell'opera di Čechov Il gabbiano Olivia si accorge di essere incinta. Si trova, quindi, dopo mesi di prove nell'impossibilità di seguire la sua compagnia nella tournée mondiale. La situazione si aggrava quando in seguito a una grossa perdita di sangue l'attrice italiana scopre di avere un ematoma di grandi dimensioni sull'utero, che la costringerà a non poter compiere più alcuno sforzo ma, peggio di ogni altra cosa, la metterà in condizione di doversi segregare in casa. Il film segue la vicenda dei nove mesi di gravidanza di Olivia, fra le sue paure, le sue ansie, le sue frustrazioni e le sue aspettative.
Il film originariamente doveva essere una trasposizione del romanzo Mrs. Dalloway di Virginia Woolf, ma mentre le registe Petra Costa e Lea Glob, rispettivamente brasiliana e danese, lavoravano alla stesura della sceneggiatura insieme all'attrice protagonista Olivia Corsini, questa ha scoperto di aspettare un bambino. Il lavoro è proseguito e ha man mano preso una piega diversa. Le autrici hanno deciso di cogliere l'occasione per trasformare il film in un racconto della vera gravidanza della protagonista. E proprio del romanzo della Woolf rimarrà la tecnica del monologo interiore: il film non di rado è accompagnato dalle riflessioni in voice over della protagonista.
Le autrici del documentario sperimentano col linguaggio e la realtà sovente si tinge di finzione e viceversa. La gravidanza è quella vera dell'attrice Olivia Corsini, ma la successione degli eventi non segue il vero ordine cronologico. È stata attuata in certi casi una vera e propria messa in scena che puntava a ricostruire e ogni tanto a reimmaginare la realtà. Non mancano momenti in cui le registe si inseriscono nel racconto fermandolo e chiedendo agli attori di modificare o invertire i loro atteggiamenti senza interrompere le riprese e facendo così entrare a pieno titolo queste "intrusioni" nel racconto filmico. Perciò, molto interessante è il lavoro attoriale di Olivia e Serge che recitano con una tale naturalezza da far sembrare vero tutto ciò che vediamo scorrere davanti ai nostri occhi.
La narrazione si snoda così seguendo una sorta di montaggio poetico in cui si alternano sequenze dello spettacolo teatrale, delle fasi preparative dello spettacolo, della vita di tutti i giorni di Olivia e Serge e di ricostruzione di questi momenti, nel disvelamento dell'istanza narrativa, del dietro le quinte, in un gioco di sovrapposizione tra diegetico ed extradiegetico. Non è un caso che siano proprio le sequenze teatrali del dramma nel dramma di Čechov a scandire il ritmo del film nell'alternarsi tra vita "vissuta" e vita "recitata". La vita raccontata come un grande spettacolo. O meglio: come le prove di un dramma teatrale. E il teatro come messa in scena della vita stessa. Entrambe raccontate dalle parole, ma soprattutto dal cinema.
Un film che si colloca in uno spazio ibrido tra documentario, teatro filmato e backstage, permeato da quello stesso stile poetico che aveva contraddistinto la regista Petra Costa nel precedente Elena. Il cinema utilizzato quasi come un diario, per riassemblare pagine di vita, ricucire le emozioni, i frammenti di un'intimità mai del tutto propria e mai del tutto condivisa.

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